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“Il pianeta verde”, tra etica e cultura ambientale

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Un film illuminante sull’importanza dell’ambiente in cui viviamo. Consigli letterari e riflessioni sostenibili.

«Il pianeta verde» è un film del 1996 diretto da Coline Serreau, di straordinario interesse e di innegabile attualità.
Una favola ambientalista che mette in luce i paradossi del mondo in cui viviamo attraverso il paragone con la società di un pianeta lontano, sconosciuto ai terrestri, irreale, un’utopia.

La gente muore in media verso i 250 anni, la forma di economia praticata è il baratto, intorno a un verde sterminato si ode soltanto il canto degli uccelli e il rassicurante suono delle cascate in lontananza, nessuno vuole viaggiare sulla Terra perché è pericolosa e gli umani sono strani, arretrati e inaffidabili: donne sottomesse, guerre, produzione in massa di oggetti inutili, violenze, competizione, malattie senza rimedio, donne con il velo che non possono neppure leggere, diritti negati per mancanza di fondi, massacri, energia nucleare, la distruzione della Natura. E’ un luogo impervio questa Terra: se si vuole qualcosa, qualsiasi cosa, si deve cedere in cambio moneta, persino per mangiare, che è una necessita vitale; ci sono ancora le razze e climi diversi.

(…) loro non sanno comunicare, probabilmente stanno ancora giocando con i calcolatori senza occuparsi dei loro cervelli”. In chiave volutamente umoristica, il film propone di evidenziare tutti i difetti dell’eccessiva produttività che nel mondo occidentale, ma anche in quello orientale ormai, in epoca di globalizzazione, sta portando a cambiamenti di forte entità e se non cerchiamo soluzioni rapide potrebbe essere davvero troppo tardi per avvedersi dei pericoli. Siamo già in epoca di riparazione, non di prevenzione, purtroppo.

Il cemento mangia alberi senza discriminazione, sfruttamento non sostenibile delle risorse, foriero di diseguaglianze di ogni sorta (si pensi ai paesi del Terzo mondo), inquinamento di ogni tipo (ambientale, alimentare, acustico), un futuro che a poco a poco ci viene tolto in nome delle logiche della finanza, il vero totalitarismo del terzo millennio.

«Il pianeta verde», seppure improntato sulla fantasia, dà modo allo spettatore di porsi degli interrogativi attraverso l’analisi dei personaggi, nei quali, per osmosi, si rispecchia.
Il problema di fondo, è che se Il pianeta verde è un’utopia, come tale irrealizzabile, è perché manca nella società un’etica dell’ambiente capace di far nascere negli animi quella saggezza, quella conoscenza, che porti al rispetto del territorio e ad uno sviluppo sostenibile della vita, per permettere alle generazioni future, non solo a quelle attuali, di poter ancora vivere sulla Terra.

Cos’è, nello specifico, la cultura dell’ambiente e l’etica che ne è connessa?
Una persona getta una carta di caramella a terra, chi la osserva mostra indifferenza, un uomo scarica elettrodomestici nel bel mezzo della campagna o, peggio ancora, rifiuti chimici ed industriali, il vicino non fa la raccolta differenziata e si sta a guardare, ci si dimentica della lucina rossa del televisore e il rubinetto dell’acqua quando ci laviamo i denti: consumiamo più del dovuto, tutto. Ebbene tutto questo non è di certo cultura dell’ambiente.

L’etica ambientale è la ricerca di ciò che è bene per l’uomo e, a contrario, riconoscere il male e evitarlo, ridurlo, eliminarlo. Date queste premesse, cultura e ambiente sono due concetti strettamente collegati, vanno di pari passo. L’una si nutre dell’altro.
La sostenibilità è il valore primario che deve mettere radici nella coscienza di tutti e elevarsi come stile di vita, come approccio quotidiano naturale: la raccolta differenziata, l’uso razionale dell’acqua, la tutela del mare, ragionare in chiave biocentrica e non antropocentrica, pensare al bene comune anziché al proprio orticello, la conservazione della biodiversità, l’alimentazione consapevole, le energie alternative, sono tutti valori senza i quali ogni possibilità di salvezza è compromessa.

Rachel Carson, biologa americana, nel 1962 scrive un libro lungimirante e incredibilmente attuale, frutto di uno studio impegnativo e laborioso, “Primavera silenziosa” (Silent Spring), manifesto del movimento ambientalista, in cui analizza l’utilizzo massiccio degli insetticidi nell’agricoltura negli Stati Uniti, e le conseguenze nocive che tali tecniche hanno causato (e causano, ovunque) sia sugli esseri umani che sugli animali e sugli essere viventi, in generale. Il titolo del suddetto libro deriva dalla constatazione del maggior silenzio nei campi, durante la stagione primaverile, come constatato dalla Carson, dovuto alla diminuzione del numero di uccelli canori provocato dall’utilizzo di fitofarmaci, primo fra tutti il DDT, che immettendosi nella catena alimentare è in grado di modificare l’essenza dell’ecosistema.

Nel film «Il pianeta verde» non stupisce, dunque, che nessuno sembra volersi offrire volontario per la spedizione sul pianeta azzurro (che stiamo rendendo sempre più grigio). Mila, la protagonista, decide con coraggio di intraprendere il viaggio, per vedere cosa si può fare, se si può insegnare ai terrestri cosa e come fare per vivere bene e in armonia con l’ambiente circostante.
Forse l’unica soluzione possibile è una decrescita felice? Riusciremo a concludere il nostro viaggio esistenziale come nel film, ossia “e vissero tutti felici e saggi”?

"L’uomo ha perduto la capacità di prevedere e di prevenire. Andrà a finire che distruggerà la Terra" (Albert Schwitzer, Premio Nobel per la pace 1953)

Approfondimenti
Video integrale del film «Il pianeta verde»
Consigli letterari sostenibili
«La decrescita felice. La qualità della vita non dipende dal PIL»
di Pallante Maurizio
«La felicità sostenibile. Filosofia e consigli pratici per consumare meno, vivere meglio e uscire dalla crisi»
di Pallante Maurizio
«Il mare intorno a noi» di Rachel Carson
«Il mondo ridotto a mercato» di Serge Latouche
«Il pianeta dei naufraghi» di Serge Latouche
«Paesaggio Costituzione Cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile» di Salvatore Settis
(Fonte foto: Rete Internet)

CULTURALMENTE
 

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