I Neet: la generazione immobile

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“Non studio, non lavoro, non ho interessi, vivo alla giornata:”

L’acronimo NEET deriva dall’inglese e sta per “Not in Education, Employment or Training“. Si riferisce, cioè, ad una categoria di persone di età compresa tra i 15 e i 40 anni che non lavora, non studia e non è impegnata in nessuna attività. In Europa ci sono circa 14 milioni di giovani che rientrano in questa categoria, molti dei quali sono propri italiani. Il tipico soggetto neet, non studia, non lavora, vive ancora con i genitori, dai quali spesso riceve la paghetta che utilizza prevalentemente per coltivare quelle piccole passioni o per concedersi quelle cose a cui non rinuncerebbe mai: fumo, stadio, bolletta, playstation.

Tutto questo naturalmente, incide in maniera critica sul bilancio familiare poichè i neet consumano molto ma non producono affatto. Per provare a comprendere le ragioni che si celano dietro uno stile di vita del genere, può essere utile riflettere sul fatto che, nonostante l’età dei neet sia variabile, nella maggioranza dei casi, coincide con la fine della scuola dell’obbligo, cioè con il termine della scuola secondaria di II grado. Si tratta di una fase delicata nella vita di un giovane ragazzo: non si è più nel cuore dell’adolescenza ma non si è neanche completamenti adulti, eppure si deve far i conti con se stessi, ci si deve guardare dentro, valutare i propri desideri e i propri progetti e poi cercare di assecondare al meglio i propri interessi. Si tratta di un compito non semplice. Spesso ci si trova ad un bivio: Vado a lavorare o continuo a studiare? E in quest’ultimo caso, se decido di iscrivermi all’università, riuscirò a perseguire il mio sogno nonostante gli sbocchi sempre più ristretti che mi offre quella facoltà, nonostante questa logorante crisi economica?

E se non riuscissi a realizzare i miei progetti, vivrò sempre con il monito dei miei genitori in testa che mi rimproveravano e mi dicevano “..te l’avevamo detto, dovevi iscriverti a quell’altra facoltà!”. Allora che faccio? Coltivo i miei interessi, che non per forza implicano studiare, iscriversi all’università, o colludo con le fantasie e i sogni che i miei genitori hanno per me? Si tratta di una serie interrogativi che affollano la mente del giovane ragazzo e che nel caso di un soggetto neet assumono però una forma diversa e più complessa. Un ragazzo neet, infatti, non si chiede se assecondare i propri desideri piuttosto che quelli dei genitori o che strada percorrere per realizzare i propri progetti, perchè in fondo è proprio lui a non avere progetti per il futuro, a non avere desideri e interessi.

I ragazzi neet vivono alla giornata, pensano al presente, e non riescono ad attribuire significato alla loro esistenza che a loro occhi appare vuota e priva di senso. A quanto pare, dunque, dietro lo stile di vita dei neet si cela un profondo disagio psicologico e sociale. È una condizione penosa quella vissuta dai neet: non si sa chi si è, chi si vuole diventare, non si ha un modello a cui ispirarsi, non si trovano in se stessi risorse e motivazioni per portare a termine un’idea o un progetto. Insomma, un’esistenza piatta e vuota. Tra le cause possiamo menzionare innumerevoli fattori familiari, considerare la storia personale o citare variabili sociali. Tuttavia ciò su cui è fondamentale soffermarsi è comprendere come risolvere questo gap esistenziale, questa condizione di stallo che tanti giovani (molti di più di quelli che possiamo pensare!) vivono quotidianamente.

Indispensabile è il supporto del gruppo dei pari, dei familiari e nei casi più insidiosi è necessario un supporto specialistico qualora il giovane ragazzo viva questa condizione con difficoltà e disagio e si senta immobilizzato e paralizzato rispetto alla possibilità di poter davvero cambiare la situazione. Tuttavia è solo attraverso quella crisi passeggera, attraverso quei momenti di stravolgimento e di marasma interiore che il giovane potrà avviarsi al cambiamento. Non sarà facile il percorso che lo attenderà, sarà spesso impervio e con qualche ostacolo ma solo attraverso di esso, il giovane motivato alla crescita e al cambiamento, potrà prendere coscienza di sè e andare alla ricerca della propria identità. Perchè in fondo anche per diventare una bellissima farfalla bisogna essere stati prima bruco e crisalide.
(Fonte foto: Rete internet)

 IN-FORMA MENTIS

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