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Geografie del turismo Mediterraneo

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Il turismo è un settore fondamentale per le economie delle regioni mediterranee, ma le profonde differenze interne dimostrano come non tutti sono in grado di trasformare le potenzialità in risorse.

Con l’arrivo dell’estate le regioni mediterranee si preparano ad accogliere una delle principali fonti del loro sostentamento, i turisti. Nonostante sia ricco di ogni genere di risorsa ambientale ed artistica, il boom turistico per il Mediterraneo arriva inesorabilmente con luglio ed agosto, pur considerando i recenti cali dovuti alla crisi economica globale.
Il turismo partecipa in modo massiccio alla formazione del PIL delle regioni mediterranee, una voce che da sola è in grado di cambiare le prospettive di crescita nel breve e nel medio periodo. Questo, in parte, spiega le difficoltà economiche dell’area, poiché nessun settore come il turismo è così esposto alle variazioni economiche e geopolitiche, risultando così molto incostante e imprevedibile nelle sue dimensioni.

I giganti del turismo mediterraneo sono l’Italia e la Spagna, con quasi la metà dei pernottamenti complessivi, seguiti dalla Grecia, dalle regioni francesi, dalle mete tradizionali della sponda orientale e meridionale (Tunisia, Egitto, Turchia) e da alcuni attori in forte ascesa, in particolare la Croazia. Il Mezzogiorno italiano rientra a pieno titolo nel novero dei leader del turismo mediterraneo, ma con qualche elemento di debolezza; persistono soprattutto le difficoltà a diversificare l’offerta turistica e ad aumentare la quota di turisti internazionali.
L’esplosione del turismo nell’area mediterranea è un fenomeno relativamente recente. L’Italia e la Francia erano già interessate da movimenti che potremmo definire “di massa” all’indomani della seconda guerra mondiale. Le altre regioni – per motivi politici, di sicurezza o di sottosviluppo – erano quasi escluse dai flussi.

In un quadro così variegato i Paesi mediterranei hanno seguito percorsi evolutivi assai differenti. La Spagna e la Grecia furono le prime ad agganciare il treno del turismo di massa, la prima in particolare grazie ad un’offerta da subito differenziata, e oggi sono realtà turistiche mature. In altri casi, le ragioni geografiche hanno limitato il flusso turistico e reso impossibile il superamento di una determinata soglia di carico: è il caso di Malta, “condannata” a numeri modesti per ragioni di spazio.
Accanto a queste regioni forti del turismo, troviamo aree con traiettorie imprevedibili. Si pensi al caso del Libano, fino agli anni Settanta tra le mete più esclusive del turismo mediterraneo – in particolare grazie agli arrivi degli arabi e dei loro petrodollari – e poi precipitato nel caos della guerra civile.

Discorso analogo vale anche per l’ex Iugoslavia: meta abbastanza gradita ai turisti centro e nordeuropei per la vicinanza e i bassi costi, è stata travolta dalla guerra che ha azzerato il settore. Da qualche anno Slovenia e Croazia stanno scalando le classifiche sugli arrivi e i pernottamenti, grazie alle bellezze naturali e ai prezzi ancora ragionevoli. Egitto, Tunisia e Marocco registrano buoni flussi, ma molto concentrati sia sul territorio sia durante l’anno. Altre aree dal buon potenziale – Siria, Giordania – non hanno ancora infrastrutture e progetti adeguati a supporto di un notevole patrimonio storico e naturale, senza contare le crisi politiche che allontanano inevitabilmente i turisti.

Nel complesso il Mediterraneo è una delle regioni mondiali preferite dal turismo di massa, grazie al patrimonio variegato nel quale si mescolano bellezze e risorse capaci di attrarre ogni forma di turismo (mare, arte, paesaggi, religione, ecc.). Ai tempi del turismo elitario, la regione mediterranea era già la meta principale dell’aristocrazia e dell’alta borghesia europee, grazie al fascino esercitato dalla cultura millenaria. L’avvento del turismo di massa dal secondo dopoguerra non ha trovato impreparata la regione, capace comunque di offrire mare, sole e spiagge ai “nuovi” turisti in cerca soprattutto di relax e divertimento. In ogni caso, il Mediterraneo rimane una delle poche aree del mondo capaci di soddisfare entrambe le esigenze, sebbene negli ultimi anni il turismo balneare abbia preso il sopravvento.

L’Italia – a differenza ad esempio della Spagna – ha una struttura più equilibrata, nella quale sono (quasi) equivalenti gli arrivi nelle città d’arte e quelli stagionali estivi. Non mancano però forti divergenze territoriali. Meno di dieci province raccolgono quasi 1/3 dei flussi (Roma, Venezia, Firenze, Rimini, Milano, Bolzano, Brescia, con Napoli unica realtà forte del Mezzogiorno); la coda in rapporto agli arrivi turistici è occupata quasi esclusivamente da province meridionali e, considerando come molte di queste zone siano potenzialmente ricche di attrazioni, è chiaro che si tratta soprattutto di un problema di marketing e infrastrutture adeguati a promuovere e a ricevere.

L’Italia in questo senso è dunque spaccata. Le forme più complesse di turismo si localizzano lungo la riviera adriatica settentrionale, le Alpi, le città d’arte del Centro e del Nord. Il Mezzogiorno – con rare eccezioni – vive ancora di potenzialità represse e turismo stagionale/balneare (soprattutto interno). Se il turismo è una risorsa per l’economia, è evidente come ancora non sia chiaro a tutti come “sfruttarla” in modo adeguato.

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