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Ispezione dei tecnici della casa automobilistica giapponese negli impianti della newco Fabbrica Italia, dove si produce la nuova Panda. Intanto la Fiom manifesterà martedì davanti ai cancelli della fabbrica.

Si è alla ricerca di soluzioni per fronteggiare la terribile crisi di mercato, per dare un calcio allo stallo produttivo e occupazionale, per creare nuove iniziative industriali. Nello stabilimento di Pomigliano sono arrivati i tecnici della Mazda . Hanno visitato qualche giorno fa l’impianto automobilistico partenopeo, il più avanzato dell’orbita italiana Fiat dopo il grande investimento del 2010. Gli inviati dell’azienda giapponese faranno ritorno domani nella fabbrica produttrice della nuova Panda.

Secondo autorevoli fonti sindacali si tratta di un evento collegato ai commenti di metà giugno rilasciati dall’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, circa la possibilità di risolvere o, almeno, ridimensionare la sovraccapacità dei siti europei attraverso il plant sharing, cioè affittando ad altre compagnie del settore intere fabbriche o parti di esse per la produzione di nuovi modelli. Ma lo stesso Lingotto non si sbottona sul motivo della presenza dei tecnici della casa di Hiroshima nella catena di montaggio di Fabbrica Italia Pomigliano. «Non solo la Mazda – spiegano da Torino – ma anche altre aziende stanno osservando le meraviglie tecnologiche di Pomigliano. Il plant sharing o altre iniziative industriali – sottolinea la Fiat – sono decisioni che si prendono in modo del tutto indipendente da queste visite, e in tutt’altre sedi».

Torino fa notare che il plant sharing è uno strumento non ancora attuato a livello mondiale. Per Pomigliano come, del resto, per tutti gli impianti nazionali dell’azienda piemontese, si potrebbe ipotizzare anche il ricorso alla più tradizionale produzione per conto terzi: utilizzare propri uomini e mezzi per produrre vetture di altre aziende. Esattamente come la Fiat fa in Polonia, dove l’impianto di Tichy realizza il modello Ka per conto di Ford. O come accade nella Suzuki di Esztergom, in Ungheria, dove la casa nipponica realizza la Sedici per Fiat. Un’ennesima soluzione potrebbe essere costituita dalla realizzazione di grosse vetture da destinare al mercato americano.

Tutte ipotesi ancora, però. La dura realtà è che ammontano a tremila i cassintegrati della Fiat di Pomigliano che attendono da tempo immemore il rientro al lavoro e che solo 2200 metalmeccanici sono stati finora riassorbiti nella Fip. Per non parlare del temutissimo spettro della chiusura definitiva di una seconda fabbrica Fiat. « Rispetto alla capacità produttiva – aggiunge però Giuseppe Terracciano, segretario regionale della Fim-Cisl – Pomigliano è in grado di produrre subito nuovi modelli. Ma senza soluzioni strutturali – eccepisce il sindacalista – non credo si possa fare granché: l’Europa e, quindi, l’Italia devono avviare un programma di incentivi all’acquisto».

«A ogni modo – osserva poi Luigi Mercogliano – segretario regionale della Fismic – sono convinto che per garantire piena occupazione a Pomigliano e nell’indotto ci sarà bisogno di una vettura aggiuntiva. Proprio Marchionne recentemente ha dichiarato che Pomigliano può produrre anche tre modelli diversi contemporaneamente». La Fiom però è molto scettica. « Tutte le ipotesi industriali finora avanzate sono fumose», ironizza Maurizio Mascoli, segretario regionale della Fiom. Martedi pomeriggio il segretario nazionale dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, si recherà davanti ai cancelli di Fabbrica Italia Pomigliano per annunciare la ricetta della Fiom contro la cig.

«Ci vogliono i contratti di solidarietà», anticipa Mascoli. In mattinata gli avvocati dei metalmeccanici della Cgil spiegheranno, sempre a Pomigliano, le azioni volte a costringere la Fiat ad attuare la sentenza del Tribunale di Roma sull’assunzione in Fip degli operai iscritti alla Fiom ma rimasti in cassa integrazione.