Sottratti documenti aziendali negli uffici. I militari hanno invitato gli operai a lasciare lo stabilimento occupato da giorni contro i licenziamenti. I lavoratori: “Episodio inquietante che indebolisce la lotta”.
Furto con scasso durante l’occupazione: i carabinieri hanno sgomberato la fabbrica. Gli operai della Tiberina di Pomigliano si erano barricati nello stabilimento giovedì sera, subito dopo il fallimento della trattativa sui licenziamenti: assemblea permanente, sciopero a oltranza e produzioni paralizzate. Sine die. Poi, però, nella notte tra venerdì e sabato scorsi, l’imponderabile: un furto con scasso negli uffici del capo del personale. Documentazioni sindacali sottratte, porte e suppellettili danneggiate. E il pomeriggio seguente, sabato, la situazione è precipitata. I carabinieri hanno fatto irruzione nello stabilimento dell’indotto Fiat. Hanno invitato gli operai in lotta a lasciare l’impianto. Detto e fatto: i lavoratori se ne sono andati e l’occupazione è terminata. Intanto i dirigenti dell’azienda di Umbertide, provincia di Perugia, hanno presentato alle forze dell’ordine una denuncia contro ignoti.
Il rischio ora è che i sospetti sulle responsabilità del furto e dei danneggiamenti di venerdì notte ricadano sui dipendenti che stavano occupando la mensa della fabbrica, mensa che è ubicata in tutt’altra zona dello stabilimento, distante alcune decine di metri dagli uffici direzionali. “Noi non c’entriamo proprio niente – risponde un lavoratore in lotta, che vuole conservare l’anonimato – quello che è successo ci sembra molto strano oltre che illogico, perchè l’episodio non ha fatto altro che indebolire la nostra lotta. Alla fine siamo stati costretti a lasciare la fabbrica. Inoltre non sapevamo nulla del furto, lo abbiamo letto dal sito internet del Mattino, domenica. Noi, sabato, abbiamo saputo soltanto che c’erano stati dei danneggiamenti, che peraltro non abbiamo visto”.
Secondo quanto riferito dai carabinieri sarebbero stati sottratti dagli armadi dell’ufficio del personale documenti relativi ai vari accordi sindacali stipulati tra la Tiberina e i sindacati. “Tutti devono tenere presente – replica però il portavoce degli operai in lotta – che noi lavoratori teniamo molto a quest’azienda, che abbiamo contribuito con i nostri sacrifici a rendere profittevole”. La Tiberina realizza prodotti e sottoprodotti per il telaio della Panda, l’utilitaria realizzata nell’attigua Fiat di Pomigliano. Ma le commesse destinate al sito pomiglianese dell’impresa umbra sono ridotte al lumicino. Nel frattempo l’azienda ha esaurito tutti gli ammortizzatori sociali a sua disposizione. Due settimane fa, quindi, l’avvio della procedura di licenziamento per 50 dei circa 100 addetti.
Poi ci sono stati due incontri consecutivi tra i dirigenti della Tiberina e i sindacati, giovedì e venerdì pomeriggio. Dopo il primo, fallimentare, faccia a faccia le organizzazioni di categoria hanno proclamato lo sciopero a oltranza e la contestuale assemblea permanente. A quel punto gli operai hanno deciso di presidiare a turno la fabbrica pernottando a piccoli gruppi nella mensa. Il giorno successivo, venerdì pomeriggio, c’è stato il secondo incontro. Anche in questo caso la trattativa non ha avuto esito positivo: “Ci hanno proposto la riduzione di 20 esuberi ma non possiamo accettare perchè questo dividerebbe i lavoratori”. Nella notte tra venerdì e sabato il furto con scasso. E il pomeriggio seguente lo sgombero della fabbrica. Sviluppo incerto: non si sa se oggi le produzioni riprenderanno.

