Fiat, corteo dell’indotto: il j’accuse di Fim, Uilm, Fismic e Ugl

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I sindacati firmatari dell’accordo Panda sono molto critici: “Nola non è un reparto confino”. La replica di Mignano, leader Cobas: “Sono stati loro a decretare la fine dei lavoratori”.

E’ stato quello striscione portato ieri dai Cobas a far indispettire i sindacati del si a Sergio Marchionne. “Reparto confino di Nola”, c’era scritto a carattere cubitali sul lenzuolo plastificato portato per le vie di Pomigliano dagli attivisti dei Cobas, Mimmo Mignano in testa, un operaio licenziato dalla Fiat.

Questo perché il cosiddetto polo logistico di Nola, i cui oltre 300 dipendenti si trovano da sempre in cassa integrazione, è nato tre anni e mezzo fa da quella che i Cobas definiscono “la deportazione degli operai più ribelli e sindacalizzati di Pomigliano verso una nuova fabbrica distante 13 chilometri e mai entrata in funzione”. Ma Andrea Alloca, rsu della Fim del polo logistico, non ci sta. Ieri l’operaio e delegato di stabilimento, anche lui, come tutti i suoi colleghi, in cassa integrazione, ha trasmesso una lettera dal tono molto polemico. Allocca scrive che questa nota è a firma di Fim, Uilm, Fismic e Ugl e che è stata redatta dopo aver consultato gli iscritti a questi sindacati del Wcl, lavoratori che costituiscono oltre la metà degli organici presenti in quest’impianto, mai decollato.

Ecco il contenuto integrale della missiva: “Come lavoratori del polo logistico Fiat di Nola, in riferimento all’iniziativa di corteo promossa dai lavoratori Marelli ex Ergom di Napoli, pur essendo solidali con le difficoltà che stanno attraversando i colleghi di tale realtà e condividendo la loro annosa condizione di cassintegrati, teniamo a precisare la nostra totale estraneità allo striscione "Reparto confino di Nola", apparso durante il corteo sfilato lungo le strade di Pomigliano. I lavoratori di Nola respingono con forza l’appellativo di "reparto confino" e, come dimostrato negli ultimi anni, continueranno a rivendicare alla Fiat le necessarie condizioni di competitività. Condizioni che diano finalmente la possibilità di liberarsi da anni di cassa integrazione a quei lavoratori che puntano a dare un contributo per il rilancio e l’affermazione dell’industria partenopea.

Pertanto tutti quei gruppi o singoli non appartenenti al polo logistico Fiat di Nola e che, pur non essendo in alcun modo titolari di rappresentanza e rappresentatività, hanno inteso utilizzare la complessa vertenza Nola, sono invitati per il futuro a desistere dall’intestarsi iniziative a nome dei 316 lavoratori del Polo Logistico, dei quali non sono e non saranno mai espressione politica”. La replica di Mimmo Mignano, leader Cobas, è altrettanto dura: “Come cassintegrati Fiat, come licenziati Fiat e come addetti del raparto logistico confino di Nola attueremo tutte le iniziative idonee a tutela della salvaguardia dei posti di lavoro, messi in discussione proprio dagli stessi sindacati che oggi dichiarano queste sciocchezze. So per certo che ci sono sindacalisti, o pseudo tali, di Fim, Uilm, Fismic e Ugl che con un accordo firmato alla Regione a febbraio hanno tolto agli operai del Wcl di Nola e a quelli della Marelli di Poggioreale qualsiasi possibilità di tornare al lavoro.

L’accordo sulla rotazione infatti prevede il rientro, sia pure per periodi brevissimi, dei soli cassintegrati dello stabilimento di Pomigliano. Questi stessi pseudo sindacalisti hanno mandato al macello tanti altri lavoratori, compresi i 44 operai della Tiberina, indotto Fiat di Pomigliano, a zero ore e senza soldi da cinque mesi. Questi stessi pseudo sindacalisti sono i complici della morte della Irisbus di Flumeri e della Fiat di Termini Imerese”.

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