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Dall’antica Roma ai giorni nostri. Letterati, artisti, registi hanno percepito e trasmesso l’importanza della festa che cade a metà agosto. Tradizioni popolari, smorfia napoletana e pietanze tipiche.

Ha radici lontane e affascinanti, ma dai più, ormai, è snobbato e indicato come «giornata dei gavettoni in spiaggia». In realtà nell’antica Roma il Ferragosto ricopriva una funzione esclusiva: fu istituito da Ottaviano Augusto accanto alle Vinalia rustica e alle altre festività di agosto per ufficializzare un periodo di riposo in onore dell’imperatore (feriae Augusti), successivo alle grandi energie investite nella promozione degli eventi del mese. Manifestazioni incentrate sul divertimento di massa, in particolare sull’organizzazione di gare ippiche e sullo speciale agghindamento con fiori di buoi e asini, i quali in quei giorni venivano sollevati dai pesanti incarichi di tiro.

Era un’espressione reale di gioia pubblica, conservatasi in molte città di’Italia sotto forma di tradizione. Proviene da qui, infatti, la diffusione del celebre palio (dal latino «pallium», il drappo di stoffa pregiata indossato come premio dai vincitori delle corse a cavallo), durante il quale i lavoratori usavano salutare in modo augurale i loro padroni e in cambio ricevevano una mancia di varia consistenza.
I libri di storia ci portano avanti, in direzione di quella consuetudine popolare che si reggeva sull’organizzazione di gite e banchetti il 15 d’agosto e i due giorni precedenti, usanza diffusa in epoca fascista ad opera delle disparate associazioni del Dopolavoro.

Chiunque poteva usufruire dei «Treni popolari di Ferragosto» con un sistema di sconto altamente conveniente affinchè fosse davvero festa per tutti. Ed era così, soprattutto per coloro che non avevano mai visitato luoghi di mare o di montagna. L’esigenza di permanere sul posto per una giornata intera, e oltre, portò all’invenzione della «colazione a sacco».
Molte cose sono cambiate nel tempo, ma il calendario no. Non transige e ci riporta all’ordine, ricordandoci che a metà di agosto per il mondo cattolico si celebra l’Assunzione della Madonna in Cielo, più nota come «Festa dell’Assunta», istituita dallo Stato Pontificio il 1° novembre del 1950. Da allora molti fedeli raggiungono luoghi di culto per assistere alle manifestazioni di carattere religioso in onore della Beata Vergine, spesso processioni sacre, rappresentazioni teatrali o eventi di piazza.

Una cosa è certa: su questo giorno abbondano le curiosità. Napoli, regina dell’invenzione e dell’allegria, ha voluto immortalare il Ferragosto nella Smorfia attribuendogli il 45, lo stesso numero assegnato al buon vino, rientrando in quella serie di richiami dedicati al cibo, perfettamente in linea con la tradizione del banchetto e dei festeggiamenti.
Le pietanze, però, meritano un capitolo a parte. Un detto popolare, forse risalente ad epoca carolingia, in Toscana, vuole che in questa giornata si mangino i piccioni arrostiti, anche se proprio dall’Appennino tosco-emiliano giunge la prima alternativa con le ciambelle all’anice. In Sicilia si preferisce il «gelu di muluna», il gelo di melone o anche di anguria, un dolce al cucchiaio servito con foglie di limone e fiori di gelsomino; a Roma, a pranzo, si cucina il pollo ai peperoni, anticipato dalle fettuccine ai fegatelli. Nella tradizione partenopea sono prediletti, invece, i piatti a base di pesce.

Il Ferragosto fu ritenuto tanto importante e simbolico da Ruggero Leoncavallo che il compositore napoletano decise di ambientare la trama della sua celebre opera lirica «Pagliacci» proprio in quei giorno. Anche molti registi presero fortemente in considerazione l’idea di girare alcune scene dei loro film in riferimento al 15 agosto. Il pensiero va a «L’ascensore», terzo episodio di «Quelle strane occasioni» di Comencini, con Alberto Sordi e Stefania Sandrelli, entrambi chiusi, da copione, all’interno di quella scatola mobile in un palazzo deserto; poi a «Un sacco bello» di Carlo Verdone e «Pranzo di Ferragosto» di Gianni Di Gregorio.

La Letteratura completa con testi di grande spessore, come «Scherzi di Ferragosto» di Alberto Moravia e «Vendetta, tremenda vendetta» di Gino Pugnetti
Insomma ne abbiamo fatta di strada per arrivare al nostro gavettone!
(fonte foto: rete internet)