Presentato in anteprima il corto “10 fiori” di Lalla Quintavalle al Cinema Modernissimo di Napoli, in una data particolarmente significativa come quella di ieri.
“Fiore…come me” è un libro che racconta dieci storie di dieci donne, dieci vite spezzate dalla violenza, scritto dalla giornalista Giuliana Covella, edito da Spazio Creativo e promosso dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
E’ un libro dal sapore deciso, ogni pagina la si sente dentro come un pugno allo stomaco, che impatta con forza e, nel ritrarsi, ti lascia un vuoto incolmabile di impotenza.
La forza evocativa di queste pagine, però, fa nascere nell’animo, un grande moto di reazione e solidarietà che spinge a fare qualcosa per fermare tutta la violenza che s’abbatte ogni giorno sulle donne, come nei casi di femminicidio, ed anche per reagire al clima illegale e malavitoso della camorra, che come una nuvola nera e densa oscura le nostre esistenze.
Un libro e un corto per dire “Basta!”.
Giuliana Covella, ha saputo dar voce, con sapiente maestria, a queste dieci “donne simbolo”, soffermandosi in particolar modo sul versante emozionale del racconto, permettendoci così di penetrare nel cuore di ogni vicenda. Alla fine di ogni storia, viene riportata la cronaca del fatto criminoso e degli sviluppi giudiziari. Un libro attuale, dedicato al sociale, un libro che tutti devono leggere.
Dal romanzo della Covella è stato realizzato un corto “10 fiori”, diretto dalla regista esordiente Lalla Quintavalle, presentato in anteprima ieri mattina al Cinema Modernissimo di Napoli. Il video è stato realizzato con il sostegno della coop sociale Era in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli, e la produzione esecutiva di Figli del Bronx, ed è dedicato alla memoria delle vittime innocenti della criminalità interpretate da dieci attrici, come la bravissima Rosaria De Cicco, che hanno dato volto, voce e anima alle dieci >donne-coraggio.
Ricordiamo così Teresa Buonocore e Matilde Sorrentino, che hanno difeso i loro figli e altri bambini dai pedofili; Enza Cappuccio, la giovane non vedente di Marano, madre maltrattata di sei bambini che erano stati allontanati dai servizi sociali per via del marito e padre violento; Mena Morlando, la maestra di Giugliano che voleva diventare una brava insegnante; Fiorinda Di Marino, anche lei maestra elementare; Nunzia Castellano, uccisa dall’ex fidanzato e ambasciatrice Unicef; Palma Scamardella, vittima innocente della camorra; Gelsomina Verde, la ventiduenne volontaria di Scampia, vittima della faida di camorra scoppiata nel 2004; Emiliana Femiano, uccisa dall’ex fidanzato a Terracina e Giuseppina Di Fraia, morta dopo che il marito le diede fuoco.
La violenza sulle donne riguarda tutti e, in un giorno commemorativo come l’8 marzo, ognuno di noi dovrebbe volgere comprensione e solidarietà alle famiglie di queste donne interrotte e il nostro pensiero dovrebbe andare alle migliaia di donne che in tutto il mondo vengono maltrattate, umiliate, violentate, uccise.
A tutte loro le avvolgano gli intensi versi di Alda Merini:
“Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore”.
(>Fonte foto: Rete internet)
