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Contributo comunale alle parrocchie, don Peppino: “Accetto solo una cifra simbolica”

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La saga pomiglianese alla Guareschi: il parroco progressista rifiuta la donazione del sindaco berlusconiano e accetta solo una cifra simbolica. Ma giusto per non creare altre tensioni.

 Ha accettato dal sindaco soltanto un cifra simbolica, mille euro del comune per aiutare i poveri della sua parrocchia, che è la più grande e importante di Pomigliano e, quindi, anche con il numero di meno abbienti più elevato.

“Sì: soltanto una cifra simbolica, in segno di cortesia”, conferma don Peppino Gambardella, sacerdote della chiesa madre di San Felice. Ma quello di don Peppino è stato un sostanziale rifiuto visto che a ognuna delle altre cinque parrocchie della città delle fabbriche è andata una cifra quasi otto volte superiore: 7444 euro. Danaro frutto del risparmio di 38mila euro risultante dalle indennità dell’anno 2013 non devolute alle cariche politiche: sindaco, assessori e consiglieri comunali.

Il sostanziale no di don Peppino agli aiuti comunali segue di qualche settimana l’incidente diplomatico tra il sindaco di Forza Italia, Raffaele Russo, e il sacerdote, che in occasione della festa dell’Epifania aveva impedito al primo cittadino e alla sua giunta di partecipare al pranzo dei bambini poveri nella rettoria del Carmine, la chiesetta piazzata accanto al municipio e che rientra nella giurisdizione di San Felice. “La beneficenza non ha bisogno di passerelle politiche”, aveva ammonito in quella circostanza don Gambardella. Ammonimento che aveva fatto inviperire Russo. Stavolta però non è stato il focoso primo cittadino a creare l’ennesimo casus belli tra i due. Stavolta è stato il sacerdote ad avanzare il gran rifiuto, a non volere tutti i soldi del contributo comunale.

Del resto è chiara la delibera di giunta numero 25 del 30 gennaio scorso: 7.444 euro ai parroci della chiesa del Suffragio, della chiesa di S. Pietro, del Rosario, della chiesa di Santa Maria delle Grazie e della chiesa di San Francesco. Unica nota stonata: i 1000 euro a don Peppino, cioè proprio al parroco della chiesa madre, quella che custodisce le reliquie del santo patrono, San Felice. La ripartizione del danaro è stata fatta dal dirigente del settore affari sociali su autorizzazione della stessa giunta, che aveva già previsto in delibera un eventuale “rifiuto da parte di uno o più parroci”.

Ma il rifiuto è stato di uno solo, quello di don Peppino. Che però non vuole tirare più di tanto la corda della storica tenzone col sindaco. “Non c’è stato nessun atto discriminatorio da parte dell’amministrazione: ho accettato io una cifra simbolica”, precisa il sacerdote spiegando quei mille euro nella ripartizione della delibera. Intanto non si sa come la pensi Russo su questa faccenda. L’altro giorno, attraverso il suo ufficio comunicazione, non ha voluto dire una parola.

“Il sindaco non vuole commentare”, ha fatto sapere l’addetto stampa in serata. Don Peppino intanto smorza le polemiche ripetendo che “ il contributo di mille euro non è un atto di discriminazione da parte dell’amministrazione comunale ma una scelta libera della comunità parrocchiale”. Preoccupazioni per una possibile dipendenza politica una volta accettati in toto gli aiuti del sindaco?

“Il discorso è molto ampio – replica il parroco – la verità è che bisogna fare comunione: chi ha di più deve condividere con chi ha di meno. I poveri non sono degli inferiori. I poveri sono fratelli. Dare i soldi così presuppone un comportamento non conforme alla parola di Cristo: i soldi non sono una proprietà privata”. Non c’è che dire: la contrapposizione tra Russo e don Peppino Gambardella, molto ideologica, sta proprio facendo ricordare, ma a ruoli politicamente invertiti, la saga di Peppone e don Camillo scritta da Giovannino Guareschi.

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