Ci ha provato Howard Gardner nel suo saggio “Le cinque chiavi per il futuro” offrendo al lettore una riflessione sulla vasta gamma di informazioni, che esplode giorno dopo giorno.
L’interessante saggio di H. Gardner, "Le cinque chiavi per il futuro", costituisce la prosecuzione ideale di Forma mentis, ma aggiunge ai dati offerti al dibattito psico-pedagogico-didattico degli ultimi trent’anni che avevano aperto un dibattito sulla molteplicità delle intelligenze (linguistica, musicale, logico matematica, spaziale, corporeo-cinestetica, personale e interpersonale), favorendo una personalizzazione e una individualizzazione dell’approccio educativo e formativo nel rispetto delle peculiarità di ciascuno, la possibilità di ridisegnarli alla luce dei vorticosi cambiamenti della nostra epoca.
Il punto di partenza è la mole sempre crescente di informazioni che caratterizza il nostro tempo, di qui la necessità di acquisire abilità che nei tempi passati potevano considerarsi facoltative , come indispensabili per affrontare quelli attuali e quelli che verranno, soprattutto alla luce delle crescenti potenzialità della scienza e della tecnica.
In tale articolo si prova ad aprire il dibattito su quella “intelligenza” che storicamente è più vicina alle pareti scolastiche, “la mente disciplinare” che richiede al soggetto formando di essere dotato di mentalità storica, scientifica, matematica…, per non trovarsi “in balia di forze che non potrà prevedere e tantomeno controllare”.
Le altre quattro dramatis personae, di cui ci occuperemo nei prossimi articoli riguarderanno:
-la mente sintetizzante
-la mente creativa
-la mente rispettosa
-la mente etica.
La scuola, oggi più che mai, vive una crisi identitaria soprattutto in relazione agli scopi e alle molteplici funzioni che un’evoluta domanda sociale le pone e spesso le impone trovandola talvolta disponibile, ma non sempre pronta ed attrezzata ad assolvere al compito richiesto.
Le pratiche educative messe in campo e i tentativi di valutazione dei risultati dell’azione formativa hanno registrato, escluso casi sporadici, frequentemente prassi frantumate, accademiche, arretrate che hanno portato risultati inefficaci, registrati da PISA.
Basti pensare alla proposta del 1993 dell’OMS di una «Life Skills Education» appare fantascienza in numerose nostre aule, oppure al nuovo obbligo di istruzione del 2007 che formalizza il cambiamento, declinando le otto «life skills» di cittadinanza, necessarie per la costruzione e il pieno sviluppo della persona, di corrette e significative relazioni con gli altri e di una positiva interazione con la realtà naturale e sociale.
In questo senso Five Minds for the Future di Gardner possono offrire un contributo davvero interessante Le mind di cui scrive qui sono qualcosa di diverso e altro dalle multiple intelligences, di ormai 25 anni fa: esse infatti vengono descritte come più ampi “usi della mente” e possono essere coltivate nello spazio di apprendimento scolastico, o nell’ambito professionale e lavorativo se ci riferiamo al mondo degli adulti.
La mente disciplinata su cui stiamo concentrando la nostra attenzione fa parte della prima triade che appartiene all’area cognitiva ed impone all’individuo di sapere sintetizzando, integrando e combinando per riuscire a dare un ordine nuovo e creativo attraverso la terza mente, quella creativa che realizza il sapere flessibile e aperto che la moderna società richiede per pervenire alla soluzione dei problemi sempre nuovi e sempre meno prevedibili ai quali siamo sottoposti.






