Gli attacchi all’a.d. italocanadese provengono dal ministro dell’ambiente, Corrado Clini, e dal segretario Fiom, Landini. Intanto aumenta l’esasperazione dei cassintegrati di Pomigliano, che ieri hanno bloccato gli svincoli autostradali.
Infuriano come non mai polemiche e tensioni sul caso Fiat. Marchionne non ha nemmeno finito di far pace con la Volkwagen ( la casa tedesca aveva chiesto la testa dell’ad italo canadese in sede di consiglio europeo dei costruttori automobilistici ) che ecco spuntare un duplice attacco, ovviamente ancora contro di lui, sferrato dal ministro dell’ambiente, Corrado Clini, – “ Ha avuto soldi pubblici per la ricerca, che però ha abbandonato ” – e da Maurizio Landini, segretario generale della Fiom – “ Adesso deve cacciare i soldi per risanare l’azienda ”-. Attriti che aumentano anche nelle piazze, problemi all’ordine pubblico che si verificano proprio mentre, secondo fonti vicine alla Fiat, il gruppo automobilistico ormai si appresta ad annunciare l’ennesimo stop produttivo: una nuova ondata di cassa integrazione che si abbatterà, anche su Pomigliano, a novembre.
Ieri, quindi, secondo blocco delle strade nella città delle fabbriche, in poco meno di una settimana, messo a segno dai cassintegrati della Fiat, cioè da quei lavoratori ( sono circa 3000 tra i dipendenti dello stabilimento principale e del suo indotto di primo e secondo livello ) che ormai sono inattivi da molti mesi e che per questo motivo temono di non rientrare più in fabbrica. Alle dieci e trenta una settantina di operai, aderenti ai sindacati Confederazione Cobas, Fiom e Slai Cobas, tengono una rapida assemblea all’aperto, nella centrale piazza Primavera. “ Ma noi vogliamo l’assemblea in fabbrica, dobbiamo far convocare l’assemblea ”, urla dal megafono Luigi Aprea, dello Slai. “ Dobbiamo organizzare una raccolta di firme per avere l’assemblea, dobbiamo costruire una mobilitazione più forte ”, aggiunge Mimmo Loffredo, della Fiom.
“ Tra poco anche i sindacati del si a Marchionne faranno i loro comitati dei cassintegrati ma non accetteremo queste provocazioni e nessuno deve mettere il cappello su questa vertenza ”, l’intervento dell’operaio licenziato Mimmo Mignano, della Confederazione Cobas. Quando però Aprea, cioè proprio nel pieno del comizio di Mignano, pronuncia la frase “ stiamo facendo solo chiacchiere ” scatta un’improvvisa tensione tra gli stessi manifestanti. Alcuni attivisti dello Slai e quelli della Confederazione Cobas si fronteggiano minacciosamente. E’ il segnale di evidenti divisioni tra lo Slai, da una parte, e Fiom e Cobas, dall’altra. Sono attimi che fanno temere lo scoppio di una rissa. Ma alla fine le due fazioni fanno prevalere il buonsenso.
E paradossalmente è proprio in quel momento che gli operai si ricompattano per poi subito partire in corteo. Obiettivo: l’incrocio più strategico di Pomigliano, la rotonda che dà l’accesso agli svincoli dell’autostrada Napoli-Bari e della Tangenziale. “ Basta aspettare: Marchionne vuole lasciare l’Italia ”, grida Ciro D’Alessio, attivista Fiom. In due minuti i manifestanti, comunque pochi, per la verità, si impadroniscono dell’incrocio. “ Siamo pochi – risponde Marco Cusano, della Confederazione Cobas – perché i sindacati nascondono la verità e ci dividono col terrore, rendendosi complici della Fiat ”. Intanto sulle strade il traffico impazzisce. Dopo venti muniti di picchetto un automobilista perde le staffe ed esce dalla sua vettura.
E’ un attimo: l’uomo di avventa su un manifestante e lo prende a schiaffi. Ma l’intervento del vicequestore Vincenzo Gioia e dei carabinieri è immediato. L’automobilista viene bloccato e identificato. Torna la calma. Nello spazio di mezz’ora il picchetto si scioglie e i cassintegrati si riuniscono sotto i porticati di un palazzo vicino. Ciro D’Alessio: “ Dobbiamo tornare nelle sedi sindacali, l’assemblea è un diritto di tutti, vogliamo sapere che fine facciamo ! ”. E giù applausi. La mobilitazione non si ferma. Mercoledi prossimo nuovo appuntamento dei cassintegrati a Pomigliano, sempre in piazza Primavera. Per l’8 ottobre, giorno di rientro dall’attuale periodo di cassa integrazione, Mignano e gli altri militanti della Confederazione Cobas tenteranno di piazzare una tenda del comitato di lotta davanti ai cancelli della Fiat.







