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Acerra, la commissione regionale antimafia chiama la dda

Inquinamento di rifiuti tossici, intimidazioni, minacce. E’ finito di tutto nel rapporto del presidente Valiante, che in audizione, alla Regione, ha ascoltato gli ambientalisti Cannavacciuolo e Montesarchio.

Il presidente della commissione regionale anticamorra, Gianfranco Valiante, ha trasmesso alla Direzione Distrettuale Antimafia, alla Prefettura e a tutte le autorità competenti il contenuto dell’audizione di due ambientalisti di Acerra, Alessandro Cannavacciuolo e Antonio Montesarchio. Valiante, venerdì pomeriggio, ha voluto ascoltare a lungo il racconto dei due attivisti ambientali, che hanno descritto una serie di situazioni da brivido nell’agro acerrano, sversamento abusivo di rifiuti tossici in testa.

Cannavacciuolo, figlio di pastori locali il cui gregge è stato sterminato per la presenza di diossina, e Montesarchio, dipendente in cassa integrazione dello stabilimento chimico Montefibre, hanno riferito a Valiante una serie di mancati controlli di cui sarebbero responsabili funzionari e dirigenti degli enti pubblici preposti. L’iniziativa della commissione anticamorra regionale è partita da una petizione online del sito specializzato in sottoscrizioni e appelli Change.org, che, grazie anche all’attivismo di Marì Muscarà, docente impegnata nel sociale, ha raccolto oltre 30mila firme a favore dell’invio di una scorta di polizia per la protezione del giovane Alessandro Cannavacciuolo, più volte minacciato durante le ripetute campagne di denuncia contro l’inquinamento del territorio.

La petizione è stata quindi presa in considerazione dall’ufficio di presidenza della giunta regionale, che ha chiesto l’intervento della commissione contro la criminalità organizzata. E’ stato raccolto un lungo elenco di episodi. Dalla storia della famiglia Cannavacciuolo, alle lotte contro l’inquinamento, dalle minacce alle intimidazioni, fino alle presunte connivenze degli organi pubblici di controllo. La testimonianza ha puntato anche sul processo Carosello Ultimo Atto, che tre mesi fa ha portato, tra gli altri, alla condanna in primo grado, per traffico di rifiuti, di tre fratelli acerrani, i fratelli Pellini, e dell’ex comandante della stazione dei carabinieri di Acerra, Giuseppe Curcio, accusato di aver sostanzialmente protetto gli inquinatori.

Ma nell’audizione è stata a lungo discussa anche l’ordinanza comunale di divieto dell’uso dei pozzi contaminati di Acerra. “Un divieto che è stato ignorato da tutti”, ha affermato Cannavacciuolo. Alcune minacce: da quelle telefoniche alla vicenda, risalente a diversi anni fa, del tiro al bersaglio a colpi di lupara sulle pecore del gregge del papà di Alessandro. Fino alla intimidazioni più recenti a danno del giovane studente universitario nonché pasticciere. Come quando, l’anno scorso, sono state sigillate con del silicone rosso le saracinesche della pasticceria dell’ambientalista. Un fatto preceduto e seguito da ripetute intimidazioni anonime.

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