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Acerra, il processo sui rifiuti tossici venduti come concime: verdetto dietro l’angolo

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Con l’operazione dei carabinieri “Carosello-Ultimo Atto” nel 2006 fu arrestata un’organizzazione che portava i rifiuti tossici ad Acerra trasformandoli in finto concime. Stamane, nel tribunale di Napoli, la requisitoria del pm nel processo di primo grado.

Il verdetto è dietro l’angolo nel processo di primo grado che vede alla sbarra i re delle immondizie d’ogni sorta: Salvatore, Cuono e Giovanni Pellini, imprenditori del traffico di rifiuti. Gente che indispettisce un po’ tutti da queste parti.

“Guardate, eccoli là, stanno volando là dentro”, indica un contadino della zona puntando l’indice verso il cielo. Stamane il pubblico ministero della Dda di Napoli, Maria Cristina Ribera, leggerà la sua requisitoria finale. Nel frattempo un giorno si e l’altro pure i milionari fratelli Pellini solcano i cieli della provincia di Napoli nel loro lussuoso elicottero, un Agusta giallo e grigio, che nei fine settimana sfreccia alla volta della costiera amalfatina. I Pellini sono i principali imputati nell’inchiesta forse più importante sul fronte dei numerosi disastri ambientali che negli ultimi cinquant’anni hanno colpito l’hinterland napoletano.

Con loro alla sbarra ci sono altre 36 persone, un gruppo nutrito che secondo la magistratura inquirente tra il 2003 e il 2005 ha riversato sui campi di Acerra milioni di tonnellate di rifiuti tossici prelevati dagli stabilimenti chimici di Porto Marghera e da altri impianti simili sparsi in tutto il nord Italia. Sostanze trattate in una struttura costruita nei pressi della scuola elementare del rione Gescal, il “Congo” di via Buozzi, e poi trasformate in un terriccio marrone che somigliava al concime, al compost prodotto dalla decomposizione degli scarti organici. Poi questa valanga di veleni è stata cosparsa su gran parte dei fertili terreni della provincia a nord di Napoli. Terriccio killer spacciato come concime: una truffa che per il pm Ribera ora grida giustizia.

Per fortuna il traffico illecito di rifiuti sei anni fa è stato stroncato dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, il Noe di Roma. Militari che nell’ambito dell’operazione sono stati costretti ad arrestare anche due loro colleghi: il comandante della stazione di Acerra, il maresciallo Giuseppe Curcio, e un altro sottufficiale delegato dalla procura di Nola a effettuare le prime indagini, tale Vincenzo Aldonisio. Sono entrambi sotto processo per aver manipolato “ ad arte ” i verbali degli interrogatori dei Pellini. Insieme a loro si trova alla sbarra anche l’ex capo dell’ufficio tecnico del comune di Acerra, il geometra Pasquale Petrella, ora in pensione: è considerato dalla Ribera l’uomo dei Pellini in municipio per le questioni legate alle modifiche urbanistiche.

In base alle indagini uno di questi aggiustamenti portò alla modifica della destinazione d’uso di un terreno in contrada Lenza Schiavone, al confine con il territorio della vicina Maddaloni e nei pressi della zona archeologica in cui si trova una villa Romana, spaccata letteralmente in due dalla linea ferroviaria dello scalo merci che giunge fino all’Interporto di Nola. Dopo il cambio di destinazione d’uso, e grazie alle autorizzazioni ottenute dal comune e dalla regione, il terreno di Lenza Schiavone diventò una gigantesca discarica di rifiuti. Una montagna di schifezze che nei terribili anni della più grave emergenza di sempre flagellava con i suoi miasmi un’area gigantesca. L’ombra della camorra: nel processo ci sono anche personaggi che per l’accusa sono legati a vario titolo al clan camorristico Belforte di Marcianise.

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