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Acerra, il comune toglie i figli ai genitori: scoppia il finimondo

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Per presunti maltrattamenti ai figli minorenni i servizi sociali hanno

affidato i ragazzi a parenti dei genitori. E scatta la furia del papà e della mamma: mobili e

suppellettili giù dal palazzo. L’intervento di polizia e vigili del fuoco.

Quando la disperazione prende il sopravvento, quando la rabbia prende il posto a una ragione

già offuscata dalle asprezze della vita. Succede nel rione Gescal di Acerra, casermoni grigi alla

periferia nord della città, edifici zeppi di migliaia di operai e disoccupati. Un rione scosso sabato

pomeriggio dal fragore di mobili e suppellettili scagliate dal secondo piano di questi scatoloni

degradati. A scaraventare gli oggetti dal proprio alloggio con tutta la forza della rabbia che hanno

in corpo sono un uomo D.E., 53 anni, e una donna A.P., 48 anni, marito e moglie nonchè genitori

di tre ragazzi minorenni. Qualche giorno prima la coppia era stata colpita da un evento terribile:

gli assistenti sociali del comune hanno affidato i figli a una sorella di lei.

Motivo: i ragazzi

subirebbero dei maltrattamenti fisici e psicologici, soprattutto dal papà. Si parla di violenze gratuite,

di botte da orbi. I tre adolescenti, due femmine e un maschio di età compresa tra i 14 e i 17 anni,

sono già stati portati via, la settimana scorsa. Quindi, il giovedi immediatamente successivo, la

frustrazione del papà si scatena in tutta la sua impotente forza. Sono le sei del pomeriggio e la

paranoia è alimentata da pensieri martellanti in via Bruno Buozzi. D.E., aiutato dalla moglie,

sbraita e butta dal balcone di tutto: mobili e suppellettili.

La scena è seguita per strada da

una folla di centinaia di persone, che osservano senza muovere un dito. Poi l’intervento di polizia

e vigili del fuoco. Gli agenti del commissariato di Acerra, diretti dal vicequestore Pietropaolo

Auriemma, riescono a penetrare nell’appartamento servendosi della scala retrattile dei vigili del

fuoco, attraverso una veranda lasciata aperta, posta nel retro del palazzo. Inizia una colluttazione tra

i coniugi inviperiti e i poliziotti.

Alcuni agenti hanno la peggio, riportano una serie di ferite

ed escoriazioni. Ma riescono lo stesso a bloccare marito e moglie. Marito e moglie che, secondo

quanto riferiscono subito i poliziotti, sono in evidente stato di ubriachezza. Alla fine D.E. e P.A.

vengono portati in commissariato dove il vicequestore Auriemma li fa denunciare a piede libero per

maltrattamenti in famiglia, resistenza e lesioni e pubblico ufficiale.

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