Il parrroco anti-mafia precisa: “La Cei dia però indicazioni vere e regole chiare, che siano valide per tutti i
sacerdoti”.
“Dobbiamo gridarlo ad alta voce: mafiosi e camorristi sono fuori dalla Chiesa e non possono ricevere i
sacramenti. Ha cominciato il Papa e continua Nunzio Galantino, noi lo dobbiamo rendere concreto. Ma c’è
bisogno di indicazioni vere, e di regole chiare per tutta la Chiesa in trincea”. Don Maurizio Patriciello, parroco
di Caivano, in provincia di Napoli, tra i simboli della lotta dei comitati nella Terra dei fuochi, commenta
così all’Adnkronos il monito del Papa e le parole del segretario della Conferenza episcopale italiana che
all’indomani della visita di Papa Bergoglio a Cassano allo Jonio, invita i sacerdoti a non ammettere i
mafiosi ai sacramenti.
“Per chi come me lotta questa gente tutti i giorni -spiega il prete anticamorra- questa
situazione è incredibile. C’è una vera e propria schizofrenia, perchè più queste persone sono sanguinarie
e più cercano di apparire come ‘religiosi’, come Francesco Schiavone che si diverte a dipingere il Volto
Santo di Gesù o della Madonna”.
“I preti di periferia -rimarca don Patriciello- hanno a che fare ogni giorno
con situazioni di questo tipo. Ma dopo le parole di denuncia ora servono linee guida molto chiare per i
parroci. Il ‘no’ ai sacramenti vale per chi già sta in galera oppure anche per chi affronta un processo?
C’è bisogno di tanto discernimento, anche perchè ad esempio le mogli dei camorristi, o i figli, vivono con
sofferenza la scelta malavitosa dei loro familiari. La Cei deve dare indicazioni forti, che siano valide per tutti
i sacerdoti”.
“Comunque -conclude il sacerdote autore di ‘Non aspettiamo l’Apocalisse’- nella Chiesa sta
succedendo qualcosa di bello: c’è un vento nuovo, desiderio di cambiamento e trasparenza. Basta con le
Croci di camorra e mafia, lottiamo insieme al Papa perchè trionfi il Vangelo e la giustizia”.





