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Racket messo a segno con minacce, percosse e incendi. Secondo l’accusa alcuni titolari di altrettante aziende favorivano i camorristi del clan Crimaldi nelle richieste del pizzo.

L’operazione portata a termine all’alba dal maggiore Michele D’Agosto, comandante della compagnia carabinieri di Castello di Cisterna, fa emergere un quadro sociale desolante, fatto di connivenze e di una quasi naturale accettazione del crimine. Questo soprattutto perchè, in base alle accuse della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, due imprenditori edili della zona, incensurati, tali De Simone, 42 anni, di Acerra, e Moccia, 51 anni, di Afragola (solo omonimo dei capi del noto clan afragolese), con la loro condotta avrebbero favorito i tentativi di estorsione consumati, a colpi di percosse e incendi dolosi, da sei pregiudicati ritenuti i bracci operativi del clan acerrano dei Crimaldi, gruppo storico della città dell’inceneritore. Per tutti la Dda del capoluogo ha spiccato otto ordinanze di custodia cautelare in carcere. Quindi l’operazione dei carabinieri, scattata alle cinque di stamane.

In manette sono finiti, appunto, gli imprenditori De Simone e Moccia insieme a tre pregiudicati, Tanzillo, Piscitelli e Fatigati. Altri tre soggetti, anch’essi pregiudicati, Basile, De Rosa e Doni, si sono invece resi irreperibili. Ma le forze dell’ordine sono già sulle tracce dei latitanti. Il sodalizio criminale è accusato, tra gli altri, di un episodio avvenuto la settimana scorsa nei pressi del termovalorizzatore, sulla strada che porta alla zona industriale di Acerra. Qui la betoniera di un’azienda di costruzioni, il cui proprietario non è di Acerra, era stata bloccata da una serie di persone. Individui determinati. Hanno fatto scendere dall’abitacolo, a forza di urla e maniere spicce, l’autista. Quindi lo hanno picchiato brutalmente per poi dare fuoco all’automezzo, che è stato distrutto. “Dì al tuo padrone che ci deve pagare se vuole lavorare qua”, l’intimidazione proferita dagli estorsori al povero conducente della betoniera, il cui titolare, ancora secondo gli inquirenti, prima di quell’episodio sarebbe anche stato avvicinato dai due colleghi acerrani, De Simone e Moccia, che hanno i loro cantieri proprio nell’area industriale di Acerra.

Ora sul groppone dei due costruttori locali incensurati pende un’accusa davvero pesante: concorso in associazione mafiosa. L’indagine dei carabinieri risale al settembre dello scorso anno e si è arricchita di vari riscontri probatori a dicembre. La svolta all’inchiesta è stata poi impressa quando l’ultima vittima della tentata estorsione ha deciso di denunciare tutto.