Nell’epoca della Terra dei Fuochi è la più grande discarica mai rinvenuta. Amianto, bare, scarti cimiteriali, pneumatici: 300mila metri cubi di schifezze. La Forestale ha sequestrato tutto. I contadini: ” Se denunciamo ci sparano “.
“Se denuncio alla polizia mi danno una botta in testa “. La “botta” non è un colpo qualsiasi, è il proiettile in gergo locale, è la punizione che il camorrista di turno può infliggerti se apri bocca sul traffico di rifiuti nelle campagne. E’la paura di parlare dell’ecomafia, tutta contenuta nella frase da scoramento di un contadino che abita proprio accanto a quella che ieri si è rivelata agli occhi dei profani come ” la collina della morte “: 300mila metri cubi di schifezze tra le coltivazioni di ortaggi, bellissimi frutteti, filari di loti a profusione, pioppeti.
Lì, proprio in mezzo al meglio che madre natura possa offrirci, c’è un enorme sversatoio illegale, lungo duecento metri, alto fino a sei e profondo non si sa quanto. Una montagna di morte, indicata così dagli ambientalisti della zona non solo per la sua pericolosità ma anche perchè all’interno sono state gettate bare in frantumi, rifiuti cimiteriali, lapidi. E il sospetto che ci siano ossa umane ora è più che legittimo. Ma lì dentro c’è pure l’amianto, la fibra dell’asbesto killer. Le lastre di eternit spezzate sono state appoggiate lungo la strada interpoderale che dalla provinciale porta ai campi di contrada Pagliarone, un tiro di schioppo dall’inceneritore e dal grande stoccaggio di ecoballe, residuato delle grandi emergenze del recente passato.
Ecoballe che però più nessuno vuole prendere in gestione. Montagne di monnezza rimaste per anni sotto sforacchiati teloni neri, un po’come succede venti chilometri più a ovest, nel “mostro” di Taverna del Re. ” Ma questa discarica abusiva è stata utilizzata fino a stanotte “, spiega il maresciallo Geremia Cavezza, della stazione di Marigliano del Corpo Forestale dello Stato. L’operazione di sequestro è stata coordinata dal comando provinciale di Napoli. ” Si – aggiunge Cavezza al telefono, mentre parla con il comando – ci sono bare, lapidi e anche amianto, oltre a scarti dell’edilizia “. Il sospetto che qualche pseudo imprenditore edile della zona si sia impossessato di quel terreno per poi scaricarci di tutto serpeggia subito.
“Ma dovremo fare verifiche più approfondite “, spiega l’agente della Forestale. Si sa, Acerra, come tante altre zone del Napoletano, è un bubbone ecologico. Del resto lo stesso Cavezza è un fiume in piena. ” Qui – racconta il maresciallo – c’è Calabricito e ce n’è un’altra di discarica abusiva, enorme, tra gli ulivi, e altre ancora: sono già state tutte sequestrate, anni fa “. L’area è quella del quadrilatero della morte, tra Acerra, Nola, Marigliano, Caivano. Un territorio pericoloso sotto tutti i profili ma che viene perlustrato ogni giorno da gente coraggiosa. Si fanno chiamare Guardie Ambientali. E’un gruppetto di ambientalisti davvero caparbio. Denunciano a raffica tutto quello che osservano e che non quadra.
” Il problema è che la rabbia del contadino che dice di non voler denunciare perchè ha paura scaturisce dalla debolezza di magistratura e forze dell’ordine e dall’inerzia, e a volte dalla complicità, della politica “, dice Alessandro Cannavacciuolo, 27 anni, figlio dei pastori locali le cui greggi furono sterminate dalla diossina. Alessandro e Antonio Montesarchio, un cassintegrato del vicino impianto chimico della Montefibre, sono stati minacciati più volte. Porte di casa e auto rotte, le saracinesche della pasticceria dove lavora Alessandro sigillate con la colla superaderente, il gregge del papà preso a fucilate, telefonate anonime.
Il ragazzo ora è in regime di sorveglianza h 24 della polizia. “Non ho paura: qui ci fanno morire di cancro per cui non ho paura”, chiude, tono orgoglioso, il giovane. Oggi le operazioni di controllo della collina di veleni proseguiranno. Bisogna capire bene cosa ci sia dentro quella montagna di rifiuti. Intanto i contadini si ribellano. Proprio ad Acerra, l’altra sera, hanno organizzato una mostra dei prodotti tipici. ” E’ tutta roba buona: ci vogliono solo criminalizzare, siamo in ginocchio “. Urlano i contadini. Ma non denunciano. Hanno paura. ” Però ci sono state anche connivenze di natura economica, lo sanno tutti “, raccontano le Guardie Ambientali. Troppi sversamenti abusivi. Un esempio su tutti: la discarica di Calabricito, area archeologica, sede degli scavi dell’antica Suessola, abbandonati.
Qui c’è una secolare vasca di macerazione della canapa dove tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta l’ex ditta della nettezza urbana ha scaricato di tutto, dai rifiuti solidi urbani ai fusti tossici della Montefibre: 52mila bidoni, inghiottiti dalla nostra madre terra, spariti sotto le coltivazioni. I pozzi di captazione della falda acquifera di Acerra sono tuttora sotto sequestro. Non si possono usare. Fatta la legge trovato l’inganno, però: gli agricoltori hanno scavato altri pozzi per irrigare i campi. Quelli si possono usare, non sono sequestrati.


