L’esposto contro l’azienda del colosso Finmeccanica è stata consegnata nelle mani del procuratore capo di Nola, Paolo Mancuso.
Ordini fantasma imposti a un’azienda dell’indotto AnsaldoBreda, la Simmi di Acerra. False fatturazioni che avrebbero consentito all’azienda che costruisce treni di utilizzare a piacimento la manodopera dell’impresa acerrana.
L’avvocato Lucio Sena, del foro di Nola, sostiene anche che tutta questa sfilza di reati sarebbe stata commessa attraverso ripetuti atti di prepotenza esercitati dalla committente a scapito della ben più piccola e quindi sottomessa Simmi. Per questo motivo c’è un altro reato che ipotizza il legale dell’azienda ubicata nella zona industriale di Acerra: l’estorsione. La Simmi ha pure fatto causa in sede civile ad AnsaldoBreda. Chiede un risarcimento danni di 51 milioni di euro perché la grande impresa di trasporti ferroviari ha dirottato al nord le commesse per lungo tempo lavorate nell’impianto acerrano. Un dirottamento che ha determinato il collasso produttivo e la conseguente chiusura della fabbrica dell’indotto.
Sono 230 i cassintegrati che alla scadenza degli ammortizzatori sociali rischieranno di ritrovarsi per sempre senza soldi e senza posto. Del caso si sta occupando il pubblico ministero di Nola Ciro Capasso.

