Ieri i carabinieri hanno sequestrato nel piccolo comune casertano 120 civili abitazioni che invece sarebbero dovute essere uffici. Una quisquilia rispetto allo scandalo dei palazzi abusivi di Casalnuovo.
A Casalnuovo, 51mila abitanti alla porta nordorientale di Napoli, basta fare un rapido giro in auto per capire subito che nell’epicentro del più grande scandalo edilizio dal Dopoguerra l’opera di ripristino della legalità è rimasta bloccata nei meandri di una burocrazia incomprensibile.
Di quei 74 palazzi abusivi, realizzati senza uno straccio di licenza nei terreni agricoli, ne sono infatti rimasti in piedi quasi la metà , 25 all’incirca. Sono edifici sopravvissuti agli abbattimenti voluti dalla Regione. Manufatti sequestrati, tra il primo e il 6 febbraio del 2007, dai carabinieri del reparto territoriale di Castello di Cisterna. Altri 153 tra palazzi, ville e capannoni, sigillati dalla polizia municipale dopo il clamore provocato dall’operazione dei militari, non sono stati sfiorati dalle demolizioni. In questo secondo caso i sospetti puntavano su una valanga di licenze edilizie falsificate, che da queste parti chiamano “pezzotti”.
Sospetti poi sfumati col trascorrere degli anni. Proprio accanto all’unico rione abusivo completamente raso al suolo dalle ruspe, quello di via Vecchiullo, frazione Casarea, al confine con Pollena, c’è un altro enorme complesso sequestrato dai caschi bianchi, un’azienda agricola divenuta, chissà come mai, un condominio a tutti gli effetti. E’ancora lì, intatto. Disabitato ma intatto. A poche centinaia di metri in linea d’aria, sulla provinciale via Filichito, che collega la frazione di Casarea a quella di Tavernanova, campeggiano su un poggio tre palazzi alti tra i cinque e i sei piani. Contengono decine di appartamenti, in parte venduti e abitati. Non è finita: alle spalle di questo insediamento, in via Tito Livio, altri venti palazzi illegali, abitati e non.
Quindi, incastrati tra un impianto chimico e quei pochi terreni risparmiati al cemento, quattro palazzi, rustici rimasti tali, da otto anni. Tutto abusivo, tutto costruito senza che nessuno s’accorgesse di nulla. “ Quei palazzi sono coperti dai cespugli. E come potevamo vederli? ”, la giustificazione addotta da alcuni consiglieri comunali, proprio nel giorno in cui i carabinieri misero a segno l’operazione. I palazzi abusivi di Casalnuovo, costruiti ben dopo i termini fissati dal condono tombale del 2003, erano stati pianificati. Con un meccanismo tutto sommato semplice, cioè depositando nel comune false richieste di sanatoria che ne attestavano la realizzazione entro la data di scadenza del condono, il 31 marzo del 2003.
Allo scoppio dello scandalo le richieste di sanatoria sparirono dal municipio. Furono però ritrovati alcuni bollettini di pagamento degli oneri di condono, anche questi falsi. Giustizia a metà . In manette finì una sola persona, il costruttore Domenico Pelliccia, cognato di Pasquale Iorio Raccioppoli, boss ucciso due anni dopo a colpi di kalaschnikov, in un noto bar di Tavernanova. Questa però è un’altra storia. Il processo di primo grado è terminato l’anno scorso. Oltre a Pelliccia è stato condannato il giovane figlio di un ex consigliere comunale di Forza Italia, costruttore pure lui. Ha confessato agli inquirenti di aver realizzato 18 palazzi. I livelli politici della zona, però, non sono stati sfiorati dall’inchiesta.
Dopo lo scandalo dei palazzi abusivi il comune di Casalnuovo è stato commissariato per infiltrazioni mafiose, nel dicembre del 2007. Intrecci da brivido: consiglieri con parenti stretti uccisi in agguati di camorra, altri che avevano costruito palazzi per conto dei casalesi. Di tutto e di più. Nel 1995 qui scoppiò un primo scandalo edilizio, che fatte le dovute proporzioni somiglia alla storia di Orta di Atella. Un intero rione, in via Saggese, periferia orientale, un alveare di palazzi altissimi, otto, nove piani, centinaia e centinaia di appartamenti realizzati agli inizi degli anni Novanta al posto di una serie di opifici artigianali, piccoli, bassi, sette, otto metri al massimo dal suolo.
Il processo che mise alla sbarra mezza Casalnuovo “politica”, diciamo così, si perse nel labirinto delle prescrizioni. Poi il problema, questo del rione di via Saggese, nel frattempo fu risolto dal primo condono tombale voluto da “San” Silvio Berlusconi, era il 1994.
(Fonte foto: Rete Internet)

