Treni, scogliere e indicazioni farlocche. Una giornata di ordinario trasporto pubblico.
Pensate ad una ridente famigliola tedesca stile Mulino Bianco: Otto, il babbo; Christine la mamma; Hans, il figlioletto quattordicenne e la piccola Charlotte di appena tre anni. I tedeschi, si sa, amano l’Italia ma soprattutto amano Napoli e la Campania. Nella terra di Goethe nessuno ignora l’esistenza di Pompei e della sua amara sorte. La Amalfi Küste, poi, rappresenta il sogno proibito di qualunque teutonico che si rispetti. E ancora il cibo, le terme, le spiagge, la “dolce vita”; insomma, parlate ad un tedesco dello Stivale e ve lo farete subito amico.
Ora facciamo che i Müller (in pratica i “Rossi” di Germania), dopo aver riposto armi e bagagli in albergo ed essersi dati una sciacquatina veloce, siano diretti a Sorrento per una rilassante mattinata di sole e mare. Eccoli lì, bianchi come una mozzarella di bufala D.O.P., protezione 50, macchina fotografica e pantaloni in cuoio bavaresi (sono di Monaco). Già pregustano la vista mozzafiato, lo scenario edenico, le onde che ti accarezzano la schiena. Ma purtroppo per loro non hanno fatto i conti con lo spauracchio di tutti i viaggiatori partenopei, l’Alptraum… ehm, l’incubo dei pendolari, la nemesi che attende nell’ombra i turisti più ignari: la Circumvesuviana!
«Excuse me, is this train going to Sorrento?», provano a chiedere ad un passante. Gli va male, perché s’imbattono nel solito pulcinella mattacchione che non aspettava assist migliore per far sfoggio delle sue qualità cabarettistiche: «Jù scpìk Inglìsc? Je no…». Trenta secondi buttati alle ortiche e ancora non sanno se il convoglio è quello giusto. Decidono comunque di salire, il tempo stringe. Lo spettacolo che li accoglie è di quelli raccapriccianti: duemila persone stipate come bestie maleodoranti inveiscono l’una contro l’altra con la furia dei cani rabbiosi in gabbia. Questa scena devono averla già vista da qualche parte; la Storia a volte è assai poco spiritosa.
Cercano di assicurarsi che no, non hanno sbagliato treno, ma… ma che lingua parla questa gente? Otto, fa’ vedere un po’ il biglietto dell’aereo. Neapel ja, siamo a Napoli. Ci sarà qualcuno qui dentro che parla inglese? Excuse me Sir… Sir? Sir??? Dopo mezz’ora di inferno e una ventina di fermate, tra urla incomprensibili, schiamazzi e strepiti, notano finalmente la presenza di un display luminoso, verosimilmente la loro ultima àncora di salvezza. Intanto il paesaggio fuori si è rivoltato come un calzino: niente più favelas, niente più immondizia, soltanto un panorama che acceca la vista. Distratti da tanta bellezza quasi si dimenticano di buttare un occhio allo schermo redentore, che impietoso così recita: 04 GEN 2041
Neanche Kubrick avrebbe osato tanto.

