Se qualcuno mi avesse chiesto quale partita sarei stato disposto a perdere, avrei probabilmente indicato questa ultima partita del girone, contro il Liverpool.
Avrei fatto questa scelta, condivisa dalla maggior parte dei tifosi e degli addetti ai lavori, perché gli azzurri si presentavano in Inghilterra con la qualificazione acquisita, e quasi certi anche della prima posizione nel girone. E dopo un filotto così lungo di vittorie, un possibile inciampo si sarebbe potuto realizzare. Eppure il Napoli dimostra tutte le sue capacità all’Anfield, dimostra di essere in palla, la gara è in equilibrio. Si vede annullare un gol di Ostigard. E nel finale, con il primato del girone messo in cassaforte, tira in barca i remi. Il Napoli rallenta, concede troppo ai rossi inglesi, che sfruttano due calci d’angolo per bucare due volte Meret.
Il Napoli esce a testa alta dal campo, nonostante un risultato troppo penalizzante. Ma qualificazione e primato del girone sono azzurri. Il Napoli esce con il dispiacere di aver interrotto il filotto di vittorie, di aver fatto un passo indietro nel risultato, ma torna a casa conscio di potersela giocare con le migliori d’Europa. In questo momento è una sconfitta indolore, sperando che non generi morbi incontrollati che scalfiscano le sicurezze di questa squadra. Spero di no. La psicologia collettiva è una strana materia. Ora attenti, convogliate il diaspiacere della sconfitta in forza e volontà, perché bisogna allungare la striscia di vittorie in campionato, e l’avversario, l’Atalanta, non scherza.

