“Una storia antiracket”, a Pomigliano Nino Daniele e Tano Grasso raccontano “la sconfitta della camorra”

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a dx Nino Daniele e a sx il vicesindaco Eduardo Riccio
a dx Nino Daniele e a sx il vicesindaco Eduardo Riccio

Notevole partecipazione di pubblico ieri sera al convegno organizzato da Nicola Manna di “Pomigliano 2020” nei saloni della Distilleria

Certamente l’argomento è stato di quelli, come dire , parecchio scottanti, ma l’illustrazione in quel di Pomigliano del libro di Nino Daniele, Tano Grasso e Antonio Di Florio sull’incredibile esperienza antiracket vissuta a Ercolano alcuni anni fa, ha conosciuto ieri sera un momento di notevole partecipazione di pubblico ai limiti del singolare. Sarà stata evidentemente la voglia di comprendere da queste parti in che modo, tra il 2004 e il 2008, con Daniele sindaco della città vesuviana, Di Florio a capo della tenenza dei carabinieri e Grasso consulente della lotta alle estorsioni, sia stato possibile creare un vero e proprio fenomeno di organizzata reazione sociale alla piaga del pizzo. Reazione che all’epoca portò all’arresto di 411 camorristi e all’emanazione di 88 condanne. Un racconto che è stato preceduto dagli interventi del sindaco di Pomigliano, Gianluca Del Mastro, del vicesindaco, Eduardo Riccio, e di Salvatore Cantone, che con l’aiuto di Tano Grasso fece nascere nelle città della fabbriche, 14 anni fa, la prima organizzazione anti estorsioni dei commercianti e dei piccoli imprenditori del territorio a nordest dell’hinterland napoletano. “A Pomigliano abbiamo creato una white list di coloro che hanno denunciato le estorsioni – ha annunciato Del Mastro – e stiamo studiando la possibilità dell’esenzione dal pagamento delle tasse comunali per queste persone. Si tratta di misure tese a incentivare la denuncia di pratiche aberranti nella speranza che la nostra terra diventi terra di legalità. A ogni modo rivolgo un plauso a Daniele, Di Florio e Grasso per quello che sono riusciti a fare a Ercolano”. Il vicesindaco Riccio ha poi messo in evidenza la necessità che “l’amministratore comunale non debba chiudersi nelle stanze del municipio scegliendo invece di stare tra la gente e al fianco della gente”. “Il libro su Ercolano è un manuale di buona amministrazione pubblica – ha detto Riccio – e l’associazione antiracket è fondamentale per una città, così come è fondamentale la costituzione di parte civile dei comuni ai processi”. Parole, queste, che hanno richiamato l’intervento di Salvatore Cantone, il quale ha ribadito la necessità di sostenere la sede dell’associazione antipizzo di Pomigliano, che si trova in un bene confiscato a un clan della camorra, nel centro della città. “Le istituzioni devono sempre sostenerla – ha detto il presidente dell’associazione Pomigliano per la Legalità-Domenico Noviello – perchè la sede non è mia, di Salvatore Cantone, ma è di tutti i cittadini di Pomigliano”. Poco dopo sono intervenuti gli autori del libro. “Sono piacevolmente sorpreso dalla partecipazione di stasera – ha esordito Daniele – comunque a proposito della mia esperienza da sindaco a Ercolano devo ricordare che la camorra in quegli anni è stata sconfitta grazie alla realizzazione di un metodo che ha visto nell’associazionismo antiracket il suo fulcro: a Ercolano ora il racket non c’è più. Ma non se ne parla a sufficienza, non si comunicano adeguatamente le esperienze vincenti”.

“Bisogna rendere poco conveniente il pizzo a chi è propenso a pagare – l’intervento finale di Tano Grasso, padre dell’associazionismo antiracket in Italia a partire dall’esperienza di Capo d’Orlando, nel 1990 – ed è quello che abbiamo fatto anche a Ercolano. Noi non possiamo aspettarci dai politici la soluzione del problema. Dobbiamo invece unirci trovando le strade giuste, soprattutto quelle che tolgono la convenienza reciproca tra estorsore e vittima ad alimentare una piaga che va eliminata. Io ricordo sempre a tutti che la ‘ndrangheta è diventata la più potente organizzazione mafiosa italiana anche perché le aziende del nord durante la costruzione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria hanno trovato reciprocamente conveniente pagare il pizzo pure attraverso i sub appalti di movimento terra. E ora gli imprenditori onesti calabresi si trovano nella quasi impossibilità di operare perché le aziende della ndrangheta sono più ricche, più forti e monopolizzano tutte le attività”.