Un piatto di “paccheri alla napoletana” e diventiamo tutti Maestri di “cazzimma”. Quasi tutti..

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La diversa “cazzimma” di Metternich, Talleyrand e Luigi de’ Medici. Il trattato di Luigi Imperatore sulla “cazzimma” buona e su quella cattiva. Machiavelli e Guicciardini ci hanno avvertiti: solo il tempo dimostrerà se siamo stati, in una certa situazione, veramente “cazzimmosi”. Spesso chi oggi si crede “cazzimmoso” domani scopre di essere stato un “chiochiaro”.  Perché  questo piatto dà vigore allo spirito della  “cazzimma”.

 

Ingredienti: gr. 400 paccheri,  gr. 800 pomodori pelati, 50ml di olio evo, gr. 60 lardo, basilico, sedano, cipolla, carota, parmigiano grattugiato, pepe nero, sale. Preparate, prima di tutto, un battuto di sedano, carota e cipolla nelle quantità indicate. Aggiungete al battuto di odori anche il lardo già diviso in piccoli pezzi per evitare di dover tritare troppo le verdure. Scaldate un giro d’olio in una casseruola, aggiungetevi il battuto e lasciatelo soffriggere a fiamma moderata. Quando il soffritto sarà ben soffritto, aggiungete nella casseruola, i pomodori pelati frullati. Mescolate e insaporite con le foglie di basilico ed un pizzico di sale. Coprite parzialmente il tegame con un coperchio e lasciate cuocere a fuoco medio-basso per circa 40 minuti, in modo da far restringere bene il sugo. Quando il sugo è pronto, in una pentola lessate i paccheri al dente. Mentre i paccheri cuociono, in una padella mettete un’abbondante porzione di sugo e scaldatelo aggiungendo un mezzo mestolo di acqua di cottura della pasta, in modo tale che, con l’aiuto dell’amido della pasta, si venga a formare una crema. Scolate i paccheri due minuti prima del termine di cottura, versateli nella padella con il sugo, lasciate insaporire, aggiungete una spolverata di parmigiano grattugiato, mescolate delicatamente e lasciate che il sugo si amalgami completamente con la pasta. Impiattate e servite con dell’altro parmigiano grattugiato e, se gradite, anche una macinata di pepe nero. (la ricetta è pubblicata dal sito: cookaround).

Sulla complicata struttura di quella “virtù” che i Napoletani chiamano “cazzimma” Luigi Imperatore ha scritto uno sfizioso trattato, indicando già nel sottotitolo i “mille volti della bastardaggine” come l’equivalente italiano della nostra “cazzimma”. Di questa “virtù” mi interessa, in questa sede, solo il valore positivo, che lo scrittore spiega come “destrezza, abilità nel fare e nel dire, avvedutezza”: insomma, la capacità di volgere ogni situazione, anche la più difficile, a proprio vantaggio, e di non perdere mai di vista il proprio “utile”: e dunque i primi grandi teorici della “cazzimma” furono Machiavelli e Guicciardini, e i più grandi “interpreti” di questa virtù sono stati alcuni condottieri di eserciti e alcuni politici. Machiavelli e Guicciardini ci hanno anche avvertiti: la sostanza reale della “cazzimma” si misura col tempo. Può capitare che oggi io sia convinto di aver risolto a mio vantaggio una situazione difficile e insidiosa, e di aver messo in atto una strategia autenticamente “cazzimmosa”, ma domani o dopodomani le conseguenze delle scelte di oggi si riveleranno come un grave danno per i miei interessi, e io farò la figura del “chiochiaro”. Per evitare almeno la beffa,ricorrerò ad un’ altra trovata di “cazzimma” e negherò di aver detto o fatto quello che in verità avevo detto e fatto: la speranza è che la gente dimentichi in fretta, ma poi capita che la gente al momento opportuno ricordi tutto, nei minimi particolari. C’è qualche politico che non l’ha ancora capito e perciò continua a credersi un “cazzimmoso”. Scrive Imperatore che Metternich e Talleyrand, che nel Congresso di Vienna disegnarono la nuova carta geografica dell’Europa come dettavano i loro interessi, furono Maestri della “cazzimma”.  E infatti quando si discusse del Regno di Napoli, i due compari ebbero un incontro privato con Luigi de’ Medici, loro amico e rappresentante dei Borbone, e con aria afflitta gli dissero, in francese: “ Caro Luigi, guarda che i congressisti vorrebbero lasciare sul trono di Napoli il figlio di Murat, perché i Borbone non li sopporta più nessuno..Però…”, “Però?”, “Però, tu sai gli uomini come sono fatti…il dio danaro può cambiare tutto.”. E il cav. Luigi, dei Medici di Ottajano, consegnò nelle mani dei suoi due “amici” un milione di ducati. I Borbone tornarono a Napoli e Metternich e Talleyrand, mentre si dividevano le casse di ducati, si sentivano come gli dei della “cazzimma”. Poi seppero che don Luigi quel milione l’aveva registrato nei bilanci pubblici del Regno, e aveva chiaramente indicato anche i nomi dei due amici a cui lo aveva consegnato. E così tutta l’Europa venne informata sulle “manovre” dei due “’nciarmatori”, e la fama della loro “cazzimma” subì un duro colpo: i bilanci borbonici degli anni 1816- 1819 dicevano che nemmeno un ducato era stato intascato da Luigi de’ Medici, e dunque dobbiamo dedurne che egli pagò di tasca propria anche il lungo soggiorno a Vienna. I Medici di Ottajano erano campioni assoluti di “cazzimma”.

“ I paccheri napoletani” favoriscono la “virtù” della “cazzimma” per due motivi. Prima di tutto perché sono un “piatto” che va gustato lentamente, e i suoi sapori e i suoi profumi hanno una lunga durata: l’abbinamento pepe – lardo e la forma stessa della pasta inducono chi mangia a riflettere sulla dialettica degli opposti e sull’insidia del “pacchero” che tende ad annodarsi in gola, “s’annozza ‘ncanna”, se non lo affronti come si deve. E poi davanti a un piatto di “paccheri” uno pensa sempre ad altri “paccheri”, che sono non un tipo di pasta, ma un monito sonoro, dato talvolta a “votavraccia”, a chi crede di essere “cazzimmoso”, e invece è solo un”c….o”, è solo “ ‘no scemo c’’a nocca”.