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Un incontro con Costanza Boccardi, capolista di Sinistra al lavoro

Abbiamo incontrato ad Ercolano Costanza Boccardi, attivista prestata alla politica e candidata alle prossime Regionali.

Toscana, napoletana d’adozione, professionista nel mondo del teatro e mamma. In una piazza Trieste e Trento in pieno clima da campagna elettorale, un mosaico di manifesti e il rimbombo di voci amplificate sono la cornice di un’intervistata sulla lista della sinistra alle prossime Regionali.

Ci presenti se stessa e la coalizione che rappresenta.
Io vengo dal mondo dei movimenti, come riferimento di tipo politico, vengo dal movimento per l’acqua pubblica dentro il quale sono attiva da almeno quindici anni, anche se lo sono in maniera più attiva dal 2004, dal momento in cui abbiamo iniziato l’iter per il ritiro della delibera di Bassolino sulla privatizzazione delle risorse idriche regionali. Sono stata il referente regionale per il referendum. Ma mi sono occupata anche di scuola, ho incominciato come genitore ad occuparmene e ho seguito da sempre due linee diverse, una che si occupava del diritto allo studio e in particolar modo del tempo pieno e l’altra dell’edilizia scolastica.

Se ben ricordo ci siamo incontrati a Nola, un anno fa, per la presentazione dei candidati della lista Tzipras, che continuità c’è tra quell’esperienza e questa nuova candidatura?
Altra Europa per Tzipras è tutt’ora viva e attiva e, nonostante le difficoltà, è una realtà che è riuscita a mantenersi autonoma, non è stata inglobata in nessun altro movimento o partito continuando un percorso suo autonomo che si è agganciato da un lato ai problemi internazionali cercando di lavorare sull’unità delle sinistre e superare la frantumazione e insistere su un discorso unitario di cui Altra Europa è un motore. Sinistra al lavoro per la Campania, si trova esattamente in questa logica, è una realtà nella quale SEL, Rifondazione Comunista, Partito del Lavoro, i Movimenti, Comunisti Italiani e tutta una serie di realtà per lavorare a un progetto comune, con un programma condiviso e non costituito a tavolino. Questa può avere anche degli aspetti negativi, relativamente alla metodologia con la quale è stata costituita, ad esempio non siamo stati in grado di individuare un candidato presidente che venisse dal basso …

infatti ma Vozza non è uno di quei burocrati che volevano l’alleanza col PD?
“Tenga conto che Altra Europa ha votato, all’Assemblea Nazionale di Roma, lo scorso aprile, un documento nel quale l’alternatività al PD è fondamentale. In effetti siamo partiti da una posizione dove Vozza era abbastanza ambiguo, non era convinto nonostante una parte di SEL avesse una posizione di rottura col Partito Democratico. Abbiamo portato avanti un discorso di ampia discussione soprattutto da parte di Rifondazione, fondamentale per costruire questa lista, d’altro canto c’è stato un percorso in cui noi abbiamo cercato di intercettare tutta una parte della società civile che, pur dandoci un sostegno, non ha avuto la forza di assumere il ruolo di candidato presidente. Per cui ci siamo trovati alla fine nel dover fare una scelta che non era quella che avremmo voluto. Devo però dire che, ad onore di Salvatore Vozza, lui ha fatto un percorso di elaborazione, rispetto alla sua posizione verso il PD, e nel giro di alcuni mesi si è reso conto dell’impossibilità di stare col PD.

anche per il futuro non si prevede nessuna alleanza?
“Non si prevede assolutamente nulla! Alla presentazione delle liste, a un certo punto, Vozza, in modo molto sincero, ha detto: – se io fossi stato qua per spiegare un mio apparentamento col PD, non avrei saputo come fare. – Si è reso conto lui stesso e ha ringraziato i compagni che hanno evitato qualsiasi compromissione col Partito Democratico. Con questo le ombre sono state completamente fugate tanto è vero che dovremmo andare, come candidati, a firmare una sorta di patto in cui ci impegniamo a non passare da nessun altra parte. È un aspetto molto importante perché non era scontato che noi riuscissimo a portare anche la parte più a destra di SEL su queste posizioni.

Un primo candidato era stato Nino Daniele, già sindaco di Ercolano, ci spiega il suo punto di vista relativamente alla sua candidatura e alla sua successiva rinunzia?
Quando fu proposto Nino Daniele, la nostra risposta fu abbastanza positiva, credo che lì abbia pesato molto il ruolo che lui ha nell’amministrazione De Magistris, il fatto di diventare candidato presidente avrebbe compromesso il lavoro che lui sta facendo come assessore alla cultura nel comune di Napoli, e che lì sia intervenuto il sindaco a chiedergli di rimanere.

Senta ma non può invece essere, come qualcuno sostiene, che in realtà De Magistris e di conseguenza Daniele, non abbiano voluto inimicarsi De Luca?
Questo non te lo so dire, non credo però che ci possano essere rapporti reali tra l’amministrazione De Magistris e il PD, soprattutto non lo credo per il futuro, per le prossime elezioni amministrative, perché poi la partita si gioca lì …

sì ma se salisse De Luca, sarebbe lui l’interlocutore di De Magistris, sindaco della Città Metropolitana di Napoli e in una logica di opportunismo politico questo potrebbe avere un senso …
Questo può essere vero ma può esserlo fino a un certo punto. È vero che De Magistris sta in una situazione di difficoltà, nel senso che sta con la sua giunta spaccata a metà, tra il sostegno al PD e quello alla nostra lista, questo è un problema reale …

e quindi, se un mio uomo si candida in una lista antagonista al PD, posso creare qualche difficoltà, se invece rimango in una posizione di neutralità …
Sì, potrebbe essere stato questo il tipo di ragionamento …

valido soprattutto per una logica post elettorale.
Questo potrebbe tranquillamente essere. Io, da cittadina napoletana, posso dire che non lo trovo un aspetto negativo, nel senso che, il sindaco di Napoli, in questo momento, si preoccupi di mantenere una serie di equilibri politici che gli permettano l’amministrazione … certo noi siamo di fronte a una situazione dove il sindaco di Napoli sta giocando una partita sul Mercadante in cui paradossalmente ha ragione ma passa dalla parte del torto, una situazione molto complessa dove il sindaco assieme a Nino Daniele sta prendendo una posizione difficile da sostenere ma giusta e lì sta andando direttamente contro l’amministrazione Caldoro, quindi è un problema che ci sta e col quale deve fare dei conti.

La sinistra, e se intendo sinistra parlo di voi e la vostra lista, la si è spesso accusata di esser scesa a compromessi con il PD/DS/PDS ma poi c’è anche chi sostiene il contrario, ovvero che il voler essere al contempo liberi e puri non abbia permesso di vivere in maniera realistica la politica del paese, qual è la sua visione della questione? E soprattutto, come la vedrebbe un vostro elettore?
Io, come ripeto, vengo dai movimenti e non ho una lunga storia di partito ma credo che sia venuto il momento di interconnettere politico e sociale, perché ad esempio, troppo spesso si è giocato sulla troppa differenza tra la coalizione sociale di Landini da una parte e la politica dall’altra, come se si dovesse affrontare un bivio, o vai da una parte o vai da un’altra. In realtà sono le due ruote di una stessa bicicletta, senza le due ruote non vai da nessuna parte, dobbiamo rimettere in moto la catena di trasmissione tra la politica e il sociale, che per adesso sono disconnessi l’una dall’altro, e permettere alla politica di interpretare le necessità; il che vuol dire, che quando amministri, tu sai i problemi della gente e sei soltanto il terminale di quei problemi, devi stare là dove si prendono le decisioni perché altrimenti le decisioni le prende qualcun altro. Noi dei movimenti siamo stati ingenui; avevamo pensato che la politica avesse avuto la capacità di raccogliere la ricchezza del cambiamento che veniva dalla base.

Capisco ma pare proprio che quando si vada al governo si cambi tendenza, avviene una sorta di metamorfosi, come si fa a non essere inglobati in questa logica?
Anche io mi pongo questa domanda e credo lo si faccia partendo dal mantenimento dell’interconnessione con la base di provenienza, essendo liberi, vivendo del proprio lavoro, ed essendo liberi nelle nostre scelte, e poi, fatto non secondario, nella nostra lista non ci sono inquisiti che potrebbe sembrare una normalità ma non lo è e soprattutto bisogna avere chiare le finalità con idee chiare e nette. Le faccio un esempio pratico: essendo dei movimenti dell’acqua, sono quindici anni che ci battiamo contro la GORI, a marzo siamo riusciti come movimenti a bloccare una legge regionale che prevedeva una ATO unica all’intero della quale la GORI sarebbe stata la destinataria di tutta la gestione delle risorse idriche in Campania. Sono due anni che stiamo dietro questa legge regionale.

Ma come si fa a convincere il campano medio a scegliervi, il problema della GORI se l’è posto solo adesso che questa gli ha messo le mani in tasca, come si fa a non essere un partito di nicchia?
Dobbiamo ripartire da alcune realtà forti, quello che ho visto in Campania come lotta ai rifiuti, lotta per l’acqua pubblica, lotta per la casa, lotta per la scuola, diritto al lavoro, io che sono toscana, non l’ho visto da altre parti! Al di fuori della Campania non c’è la stessa forza e la stessa consapevolezza. Altrove sono più organizzati ma la consapevolezza media della problematica non è così diffusa. Ma qui, se parlo con una signora del problema dell’acqua pubblica, anche se forse in maniera superficiale, lei sa di cosa stiamo parlando! Lo stesso se le parlo del problema dei rifiuti sa di cosa stiamo parlando.

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