Consegnata dal gruppo Engie la richiesta di riattivazione al Comune e alla Regione. Ma gli ambientalisti sono contrari
La comunicazione con cui viene ufficializzato il piano che ha per obiettivo la riapertura della centrale turbogas, chiusa da 7 anni, è stata consegnata al Comune dalla Engie. Comune di Acerra che quindi, il 16 giugno scorso, ha informato la cittadinanza con uno scarno avviso pubblico: “presentata dalla società Engie Servizi spa l’istanza per l’avvio del procedimento d’impatto ambientale”. Ma a dispetto di queste poche righe il fatto è di quelli che meritano un approfondimento. Innanzitutto perché la Engie, che fino al 2015 si chiamava Suez, è un colosso francese nonché il quarto produttore mondiale di energia. Vuole riaprire la centrale turbogas di Acerra (produzione di energia elettrica dalla combustione di gas), i cui motori sono stati spenti il 6 aprile del 2014. Per farlo la Engie ha chiesto alla Regione Campania e a tutti gli altri enti preposti, Comune di Acerra compreso, la valutazione d’impatto ambientale del nuovo impianto attraverso la convocazione di una conferenza dei servizi. Nuovo impianto che esprimerà un’energia dimezzata rispetto a quello precedente: 50 megawatt in meno dei 100 di cui era capace la turbogas attualmente spenta. Un dimezzamento che stando alle indiscrezioni ridurrebbe al minimo l’impianto ambientale del nuovo progetto. C’è un problema però. Gli ecologisti della zona stanno comunque storcendo il naso. “La riapertura della turbogas aggraverà i già pesanti problemi ambientali del territorio”, dice Alessandro Cannavacciuolo, leader dei difensori locali dell’ambiente. Si vedrà. Certo è che la riapertura della centrale ex Suez smentisce l’idea di un business che sembrava finito. La chiusura del 2014 fu infatti determinata dalla fine degli ecoincentivi del Cip6 per l’impianto da 100 megawatt. Impianto che fu realizzato dalla ex Sogetel, una joint venture tra Fiat Avio, che gestiva il vicino stablimento aeronautico di Pomigliano, ora in mano a General Electric, e la Sondel del gruppo Falk. Alimentata esclusivamente a metano, la turbogas comportò un investimento di circa 150 miliardi di lire. Con la chiusura furono licenziate 15 persone. La produzione di energia elettrica avveniva in modalità incentivata Cip6: chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili o assimilate ha diritto a rivenderla per 15 anni al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) a un prezzo superiore a quello di mercato.

