Napoli, Antonella Giglio (Confapi): l’emergenza Vesuvio non è terminata

NAPOLI – “L’emergenza incendi delle ultime settimane porta un’ulteriore eredità negativa per la città e i suoi abitanti: il rischio idro-geologico”. Lo ha detto Antonella Giglio, vicepresidente Confapi Napoli, commentando i roghi che si sono succeduti nelle scorse settimane e che continuano a verificarsi in questi giorni. “Con l’approssimarsi delle piogge e della stagione autunnale si configura il rischio che i fianchi della montagna e le aree devastate dal fuoco, appiccato da piromani e criminali, spogliate ormai della vegetazione, possano cedere per la ridotta compattezza del terreno. Le piogge autunnali, violente e insistenti, potrebbero minare la fragilità di tenuta della montagna, causando frane e smottamenti. In considerazione delle colpevoli mancanze della Regione che hanno condotto alla situazione attuale, sarebbe opportuno che il Prefetto, in rappresentanza del governo centrale, predisponesse un piano straordinario di intervento con la Protezione Civile, agendo tempestivamente in modo da prevenire catastrofi. E scongiurare la possibilità di intervenire, come troppo spesso accade in questo Paese, quando è ormai troppo tardi.

Gli schiavi musulmani che costruirono la Reggia di Caserta e le “chiacchiere” di Dumas senior sulle tessitrici di San Leucio…

“F.Falciatore, La lettera galante”
Lavorarono alla costruzione della Reggia disegnata da Vanvitelli anche 400 schiavi musulmani e un centinaio di galeotti. Le ruberie perpetrate ai loro danni dagli ufficiali, e i severi provvedimenti di Bernardo Tanucci. Dumas padre raccontò Napoli anche inventando storie simpatiche e segnate dalle note del sentimentalismo rococò. Nella seconda metà del ‘500 incominciò a diffondersi, a Napoli, la moda che le famiglie nobili avessero schiavi e servi “esotici”: i due schiavi turchi che prestavano servizio nel Palazzo Medici di Ottajano durante il principato di Giuseppe I nel 1665 si convertirono al Cristianesimo e il loro battesimo venne registrato negli atti ancora oggi custoditi nella Chiesa di San Michele Arcangelo. Nel 1740 il Regno di Napoli stipulò, con i Turchi di Costantinopoli, un importante trattato che regolava i rapporti commerciali tra i due Stati: tra i “commerci” sottoposti a disciplina vi era anche quello degli schiavi. Ma oggi parliamo solo dei 400 schiavi musulmani che, insieme con i galeotti, vennero costretti a svolgere i lavori più faticosi e più pericolosi durante la costruzione della Reggia di Caserta. Il Lalande, che visitò i cantieri nel 1765, e dunque 13 anni dopo la posa della prima pietra, raccontò che alcuni di questi schiavi erano pirati tripolini catturati dalle navi napoletane, altri erano stati fatti prigionieri durante le incursioni della flotta di Napoli lungo le coste tunisine, altri ancora erano stati venduti da mercanti “ebrei”: ignorava l’astronomo francese che molti di quegli schiavi erano una “merce” fornita direttamente dal governo turco secondo le norme del trattato del 1740. Agli schiavi turchi veniva promessa la libertà, se si fossero convertiti: e se avessero contratto matrimonio con una donna del Casertano, avrebbero acquisito il diritto alla cittadinanza napoletana. Ma osservò Luigi Nicolini che sarebbe stato impossibile per i turchi, costantemente controllati dalle guardie e invisi ai casertani, conoscere donne del posto: tra l’altro, se anche fossero riusciti a sposarsi, non avrebbero potuto mantenere una famiglia con la misera paga stabilita dai “mastri”. Luigi Nicolini tirò fuori dalle carte d’archivio l’elenco delle ruberie che il capitano Sebastiano La Rosa, capo delle guardie, e il “fiscale “La Rocca, che avrebbe dovuto controllarlo, perpetravano sistematicamente ai danni di schiavi e di galeotti: pare di leggere la cronaca di questi giorni: sono gli stessi metodi usati da certe cooperative caritatevoli che gestiscono l’accoglienza dei migranti. I due figuri rubavano sul cibo, sulle scarpe, sul vestiario, sulla paglia per i muli e incassavano la tangente anche dagli osti che gestivano lo spaccio del vino all’interno dei cantieri. Schiavi e galeotti potevano comprare pane e frutta solo dai rivenditori “raccomandati” dal capitano: chi sgarrava veniva frustato a corda semplice, a corda doppia, a corda messa all’ammollo nell’acqua. Il La Rosa veniva aiutato nella pratica delle sevizie da due colleghi delle vittime, il galeotto Giuseppe Ceprano e lo schiavo tripolitano Scialabi: come si vede, la storia tende a ripercorrere le strade già note. Ma quando le notizie arrivarono a Bernardo Tanucci, il grande toscano che reggeva il Regno, la giustizia fu rapida, implacabile e definitiva: il La Rosa venne degradato, restituì il malloppo, perse stipendio e pensione, e trascorse cinque anni nelle segrete del Maschio Angioino, Scialabi venne condannato a cinque anni di carcere duro con doppia catena, e il galeotto Ceprano morì in cella prima della sentenza. Alessandro Dumas senior mescolò nel “Curricolo” notizie vere e interessanti e storie che egli “costruiva” dilatando, sempre nel segno di un sentimentalismo rococò, scarne e banali notizie di cronaca. La Reggia di Caserta gli piacque a metà: un francese non poteva sentire un’ammirazione totale per un edificio che pretendeva di gareggiare, in splendore e in magnificenza, con la reggia di Versailles. Dumas visitò, nello stesso giorno, anche la filanda di San Leucio, la “capitale” dell’industria della seta. E, sbrigliando la fantasia, ci racconta che re Ferdinando I, grande “cacciatore” anche di donne, aveva raccolto a San Leucio, a lavorare ai telai, le più belle ragazze del territorio, e che queste ragazze dimostravano “in ogni modo la loro riconoscenza per l’affetto” del re. Da questo scambio di sentimenti “nacque tutta una popolazione di piccoli filatori e di piccole filatrici”, che il re trattò con lo stesso affetto riservato alle loro madri, decretando che i maschi sarebbero stati esentati dal servizio militare e le donne avrebbero avuto una dote di cinquecento franchi. “Perciò i matrimoni abbondano a San Leucio”.Bisogna dire che Dumas senior ha reso un grande omaggio alla bellezza particolare di Napoli anche con le storie inventate: solo una città che un suo connazionale avrebbe definito qualche anno dopo “irripetibile” poteva accendere, e nello stesso tempo tenere sotto controllo, i fuochi dell’ immaginazione dello scrittore. A corredo dell’articolo c’è un quadro, “La lettera galante”, che Filippo Falciatore dipinse tra il 1738 e il 1740, e che ben rappresenta modi e colori della cronaca mondana a Napoli, a metà del Settecento.

La città di Volla piange la tragica e prematura morte del giovane Agostino Navarro

Tragica e violenta la scomparsa di Agostino, 31enne, giovane democratico, attivo in prima linea nel volontariato. Consigliere e ex assessore del partito democratico nella precedente giunta Guadagno. In vacanza a Sorrento, Agostino è morto nel tratto di mare tra la Solara e la Pignatella. Agostino era sulla scogliera con la fidanzata R. e  sembra siano stati trascinati in mare dalle onde. Accorsi sul posto, gli uomini della Capitaneria di porto hanno recuperato e trasportato la coppia a riva. La ragazza è stata rianimata, mentre per il giovanissimo Agostino non c’è stato nulla da fare, purtroppo le sue condizioni sono apparse immediatamente gravi: nonostante i ripetuti tentativi di rianimazione, il nostro amico Agostino è morto. Tutto il paese è sotto choc. Il grave lutto e la grave mancanza di Agostino,non riguarda solo i familiari. Volla perde e piange un prezioso esempio di giovane attivo e capace. I giovani del paese e chiunque lo conosceva perdono un grande e raro compagno. Personalmente scriviamo questo articolo con le lacrime agli occhi, di chi conosce il dolore da vicino, ma non resta indifferente dinanzi a questo dramma. Appena 31enne, appena dell’ 86’ con precisione e già un percorso formativo eccellente. Solare, sorridente e affabile, Agostino aveva conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza nel 2013 presso l’Università di Napoli “Federico II”. Attualmente lavorava in un’associazione nazionale di categoria aderente a Confindustria ed espressione italiana della World Employment Confederation Europe. Da novembre 2015 a maggio 2017 si era occupato di relazioni istituzionali per un’azienda operante nel settore del gioco legale e dei servizi di pagamento. Da febbraio 2016 aveva conseguito l’abilitazione all’esercizio del patrocinio come praticante avvocato. Nel 2015 invece aveva partecipato al 6° master full-time in corporate communication & public affairs organizzato dalla Business School del Sole24ORE di Roma. Inoltre, Agostino era giornalista pubblicista dal 2012. Aveva un’innata passione per la scrittura che coltivava nel tempo libero come blogger su l’Huffington Post. Oltre al percorso formativo personale, Agostino Navarro vantava anche un determinante e vasto percorso di attività sociali e politiche sul territorio di Volla. Infatti nel 2006, a 19 anni, lascia il movimento studentesco decidendo di dedicarsi a ricostruire il circolo della Sinistra giovanile vollese per il quale viene nominato segretario cittadino e membro del direttivo sezionale del Partito dei Democratici di Sinistra. Nel 2008 fonda l’associazione politico-culturale “Laboratorio democratico” con annessa rivista periodica registrata presso il Tribunale di Napoli. Nel 2009 fu nominato nella direzione nazionale dei Giovani Democratici, l’organizzazione giovanile del PD. Il 15 maggio 2009, contribuisce a realizzare la “Casa delle associazioni”: una vecchia officina meccanica presa in fitto, messa a nuovo e trasformata in un piccolo centro di aggregazione giovanile. Nel 2010 avvia la collaborazione con la Caritas Diocesana di Pozzuoli. Nel 2012 viene individuato come candidato unico al Consiglio Comunale da parte del circolo dei Giovani Democratici di Volla. Abbiamo voluto ricordarlo elencando tutte le grandi imprese che nel suo breve percorso di vita ha svolto. Tante e significative per uno della sua età. Agostino vivrà in tutte le sue gesta, vivrà nel cuore di chi lo ha conosciuto. Un ragazzo raro,una vita brillante, una vita da sogno da cui lo ha improvvisamente e ingiustamente svegliato una tragica morte. Ciao Agostino, Volla piange per Te! Di seguito, una poesia dedicata alla tragica scomparsa di Agostino Navarro, scritta dal poeta e scrittore Egidio Perna: “La tua vita non finisce nel mare” La vita comincia nel mare. E’ un lasso di tempo, una briciola, rispetto all’eternità. E’ un piccolo spazio, un dito, nei confronti del cosmo infinito. La vita è il più meraviglioso degli insiemi fuso in un corpo solo: Emozioni, gesti, parole, pianti, risate, litigate, nottate, pomeriggi, giornate, studiate, mangiate, bevute. La tua vita non finisce nel mare. Continua nei ricordi e nella loro vista. Scene girate con chi hai incontrato sul tuo cammino. La tua vita non finisce nel mare. Continua nelle immagini da protagonista che si riverberano negli occhi e nel pensiero di chi ti ha conosciuto. La tua vita non finisce nel mare. Continua nelle parole che hai detto, echi lontani che risuonano nella mente come fossero il presente. La tua vita non finisce nel mare. Continua nel cuore di chi ti ha amato e con te ha vissuto questo tempo passato. Ciao Agostino    

Quando il mare diventa un nemico: quattro morti annegati tra Campania e Toscana

Un vero e proprio incubo. Il mare ha inghiottito un51enne a Salerno, una 18enne ad Ischia ed un 31enne a Sorrento. In Toscana invece un 50enne senegalese è rimasto vittima di una mareggiata. Tragedia del mare a Castellabate (Salerno): un 51enne è annegato nel tentativo di salvare la figlia. La vittima, Angelo Ferraioli, di Nocera Inferiore (Salerno), è morto questa mattina davanti all’approdo del ristorante “Le Gatte”, frazione Santa Maria di Castellabate, nel tentativo di soccorrere la figlia sedicenne in difficoltà a causa delle proibitive condizioni del mare. La giovane è stata tratta in salvo da alcune persone. A Sorrento, invece, un giovane di Somma Vesuviana (Napoli), Agostino Navarro,di 31 anni è annegato nelle acque della Regina Giovanna tra la spiaggia della Solara e quella della Pignatella, in località Capo di Sorrento. (leggi qui). Ed ancora a Ischia una napoletana di 18 anni, Alessia Piatti, per cause ancora da chiarire è annegata nelle acque di Cava dell’isola, a Ischia. Il suo corpo è stato ritrovato al largo della limitrofa spiaggia di Citara. E’ stata la mareggiata della notte scorsa a trascinare via l’uomo che si era tuffato in mare e che è scomparso, annegando, a Castiglione della Pescaia (Grosseto) e di cui è stato ritrovato il cadavere sulla spiaggia circa 3 chilometri dopo, lungo la costa. La vittima è un senegalese di 50 anni, che, da quanto appreso, si sarebbe voluto tuffare lo stesso, per un bagno notturno, nonostante le difficili condizioni del mare lo sconsigliassero. Dopo qualche minuto, è scomparso tra le onde. Sono stati gli amici, altri extracomunitari che abitano nella zona, a dare l’allarme e far scattare le ricerche che hanno proseguito dalla notte fino al ritrovamento di stamani, sulla spiaggia più a sud, tra Castiglione e Marina di Grosseto. Per le ricerche si sono mobilitati bagnini, guardia costiera e vigili del fuoco. Ora, ritrovato il corpo, lo specchio di mare dove si stavano svolgendo le ricerche, che era stato chiuso alla balneazione, è tornato disponibile poiché il divieto è stato revocato.

Almerinda Giordano è il nuovo assessore del Comune di San Giuseppe Vesuviano

Riceve le deleghe alle pari opportunità, al contenzioso ed al rapporto con altri enti.   Con decreto n. 13 dell’11 agosto 2017 il Sindaco Vincenzo Catapano ha nominato Almerinda Giordano quale nuovo assessore del Comune di San Giuseppe Vesuviano. Almerinda Giordano ha accettato questa mattina l’incarico conferitole recandosi presso la sede dell’Ente di piazza Elena d’Aosta. Avvocatessa proveniente dal mondo dell’associazionismo, già presidente della FIDAPA BPW ITALY e della Commissione Pari Opportunità, entra, così, a far parte della Giunta comunale, ricevendo le deleghe alle pari opportunità, al contenzioso ed al rapporto con altri enti. “Farò di tutto per non deludere le aspettative – ha dichiarato il neo assessore – profondendo tutto il mio impegno in questo ruolo di responsabilità. Ringrazio il sindaco e tutti i componenti dell’amministrazione per la fiducia accordatami”. “La scelta di Almerinda Giordano, condivisa da tutta la maggioranza, è il culmine di un percorso che mi ha portato a consultare organi ed associazioni territoriali di genere – commenta Vincenzo Catapano, sindaco di San Giuseppe Vesuviano – l’impegno profuso nella sua professione, così come nella guida della Commissione Pari Opportunità, mi rende certo del fatto che la città di San Giuseppe Vesuviano riceverà da lei un importante contributo. Ad Almerinda Giordano vanno gli auguri di buon lavoro, sicuro che saprà esprimere in brevissimo tempo il meglio delle sue potenzialità”.  

Volla. E’ Agostino Navarro il 31enne annegato a Sorrento

Navarro, 31anni, è morto annegato nelle acque della Regina Giovanna tra la spiaggia della Solara e quella della Pignatella, in località Capo di Sorrento.   La cittadina di Volla è sotto shock per la morte dei Agostino Navarro, giovane  e promettente politico locale. Navarro, 31anni, è morto annegato nelle acque della Regina Giovanna tra la spiaggia della Solara e quella della Pignatella, in località Capo di Sorrento. Il mare tra Capri e la Penisola sorrentina già da ieri pomeriggio è mosso, forza 4, con vento di maestrale.  Da una prima ricostruzione  pare che Navarro e la sua fidanzata si  siano   tuffati in una zona di mare aperto  e che abbiano poi avuto difficoltà a  risalire sugli scogli. I due sono stati avvistati da altri bagnanti, che hanno dato l’ allarme. La coppia è stata recuperata in mare e trasportata sulla spiaggia di Puolo. I soccorritori sono riusciti a rianimare la ragazza, che si è ripresa quasi subito, mentre per il giovane non c’è stato nulla da fare. (fonte foto: ansa)

Napoli, ritorna la notte della “Tammorra”

Anno dopo anno la manifestazione è cresciuta divenendo uno dei grandi eventi della Campania. Una maratona folk sul lungomare d Napoli. Torna con la 17esima edizione, La Notte della Tammorra, un rave party della musica popolare a cura dell’associazione “Il canto di Virgilio” con Carlo Faiello, maestro concertatore. Un mega concerto ad ingresso libero fortemente voluto dall’amministrazione comunale tra gli eventi clou di “Estate a Napoli”. Media partner dell’evento VesuvioLive.it “La Notte della Tammorra ci riporta a far riaffiorare le nostre radici nascoste. Il 15 agosto si svolgerà la 17esima edizione di questo rito che coinvolge tutti. Anno dopo anno la manifestazione è cresciuta divenendo uno dei grandi eventi della Campania. Il programma del magico Notturno di Ferragosto sfida le mode e si pone come obiettivo quello di recuperare la memoria e di riconquistare “l’Altro Tempo”: quello dell’emozione”, dice Carlo Faiello. A dare inizio ai festeggiamenti, alle ore 21, la classica Tammurriata di apertura eseguita da una coppia di maestri della tradizione: Raffaele Inserra dei Monti Lattari e Antonio Esposito detto Tonino ‘o Stocco, rinomato costruttore di tammorre. Il programma della serata prevede poi, il gruppo dei BandaRotta, musicanti randagi che con canti di protesta e d’amore raccontano la rabbia e la gioia di vivere nel quartiere di Bagnoli. A seguire uno storico esponente della musica popolare campana, Marcello Colasurdo, voce vesuviana e habituè della manifestazione. Spazio anche ai suoni e ai canti del Cilento con Paola Salurso e Caterina Melone e a quelli della Costa di Amalfi con i Discede. Ad Aluei (alias Louis Siciliano vincitore di un Nastro d’argento e compositore di colonne sonore) è affidato il compito di “sofisticare” il suono folk, con la collaborazione del laboratorio delle Tammorre di Enzo Stendardo. Momento clou della Notte è il set di Carlo Faiello e della sua Banda Dionisiaca che accoglierà sul palco Fausta Vetere, voce storica della Nuova Compagnia di Canto Popolare e icona del movimento Folk e alcune tra le più belle giovani voci napoletane come Fiorenza Calogero ed Emanuela De Vivo che interpreteranno brani con arrangiamenti contaminati con le tradizioni musicali più disparate. Alla musica si affiancheranno momenti teatrali a cura di Matteo Mauriello. Come di consueto, oltre al concertone serale, il festival sarà arricchito da altre iniziative collaterali tra le quali va segnalato lo stage di danze popolari (a cura di Mariagrazia Altieri) e i partecipanti saranno invitati al ballo notturno. Gran finale di balli sul tamburo da parte di paranze spontanee per chi volesse aspettare l’alba del 16 agosto. La notte della Tammorra replicherà poi sabato 26 agosto a Maiori (Salerno). La notte della Tammorra gode del patrocinio dell’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Napoli.

Brusciano, Festa dei Gigli 2017. Presentata la campagna di marketing Istituzionale

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Nella nuova campagna di marketing istituzionale il Sindaco Giosy Romano è testimonial in “social video online” e l’artista Filippo Di Pietrantonio è autore del manifesto ufficiale. La campagna promozionale della Festa dei Gigli di Brusciano quest’anno vede un testimonial speciale lanciatosi efficacemente nella specifica mission di un nuovo marketing istituzionale. Si tratta del Sindaco di Brusciano, l’avvocato Giosy Romano, che dopo aver postato il video “ Il Nostro Orgoglio!” propone adesso “Una Festa Unica al Mondo”. L’azione “social” del Primo Cittadino che è volta alla riscoperta identitaria della Festa dei Gigli di Brusciano, dedicata a Sant’Antonio di Padova, sta segnando record di accessi sulla sua pagina facebook registrando decine di migliaia di visualizzazioni. Nel nuovo video il Sindaco Giosy Romano fa una chiamata unitaria: “Sei di Brusciano se la Festa dei Gigli è quella dei Cinque Comitati”. Le voci dei rappresentanti delle associazioni giglistiche alacremente al lavoro in questo periodo di preparazione e della Festa dei Gigli, a questa sollecitazione aggiungono, accrescendo il sentimento di bruscianesità, il loro punto di vista: per la Croce “se valorizzi la Festa dei Gigli”; per l’Ortolano “se c’è serietà, arte, potenza e tecnica”; per la Gioventù “se alla tradizione unisci l’innovazione”; per il Passo Veloce “se la Festa unisce e non divide”; per il Giglio di Sant’Antonio “se onoriamo la Festa nel Segno di Sant’Antonio”. All’indirizzo https://it-it.facebook.com/giosyromanosindaco2013/videos/1438693886249322/ , è possibile vedere completamente il video promozionale che si chiude sul manifesto ufficiale della Festa dei Gigli 2017 il quale, da solo, meriterebbe un “fermo immagine” per una prolungata contemplazione su simboli e valori della Festa dei Gigli di Brusciano. L’opera d’arte degna di essere replicata in forma di poster, da conservare, una copia in ogni famiglia, è stata creata dall’esperto Filippo Di Pietrantonio il quale è stato incaricato dall’addetto stampa del Comune di Brusciano, Antonio Francesco Martignetti per volontà del Sindaco, Giosy Romano. La risposta è stata concretizzata in pochi giorni in un’opera che coglie in pieno i significati veicolati dal bruscianese evento festivo antoniano. E questo è merito di Filippo di Pietrantonio il quale intervistato dal sociologo e giornalista Antonio Castaldo, martedì 8 agosto, subito svela “l’iniziale sorpresa per l’invito ricevuto e la conseguente soddisfazione per l’onore avuto a poter rappresentare anni di emozioni, storia, cultura e religione della Festa dei Gigli e del Popolo di Brusciano nel manifesto ufficiale della 142esima Festa dei Gigli per Sant’Antonio di Padova”. Filippo Di Pietrantonio, nato a Brusciano 62 anni, diplomato all’Istituto d’Arte presso la Mostra d’Oltremare di Napoli, ferroviere di professione, è sposato con Rosa Ianuale. Loro sono felici genitori di due figlie e nonni di cinque nipoti. Dall’età adolescenziale a quella matura, sempre al servizio della Festa dei Gigli, attraverso la partecipazione ai vari comitati, il figlio d’arte del papà Pasqualino, giovane attore nella Compagnia Teatrale di Ninuccio Tramontano, Filippo Di Pietrantonio costruisce una lunga e stimata carriera artistica. Da ragazzo, agli inizi degli anni ‘70 debutta con il “Giglio d’e’ Giuvinotte” capitanato da Antonio Guarino, “Tonino O’ Ciutulone”, cui segue la grandiosa esperienza fra gli eroici protagonisti della grande famiglia giglistica dei “Lavoratori” sotto la guida di Stefano De Falco, “Stefano O’ Pustino”. Negli anni collabora anche alle attività del “Giglio Gioventù” e del “Giglio di Sant’Antonio”. Dal 2009, Filippo Di Pietrantonio sta con il “Comitato Giglio della Croce”, in stretto contatto con Antonio Cerciello, “Tonino O’ Mericano”, per la consueta annuale megaproduzione di carri allegorici sempre ricchi di storia arte e cultura. L’autore del manifesto del Comune di Brusciano intitolato “142^ Festa dei Gigli Brusciano 2017 in Onore di Sant’Antonio. Nel Segno della Solidarietà dal 23 al 29 Agosto” spiega i contenuti in esso rappresentati: “al centro c’è lo Stemma Comunale e da sfondo ci sono le sagome dell’antica Chiesa S. Maria delle Grazie e di Sant’Antonio a protezione di tutto e tutti. La spiga di granturco e la papaccella richiamano il lavoro della campagna, le nostre radici contadine con l’umile e potente Lilium Candidum antoniano. I chiodi che uniscono i legni dell’obelisco sotto i colpi di martelli espandono per le vie del paese il sonoro battito iniziale del ritmo vitale della Festa. Ci sono poi – prosegue l’appassionato Pietrantonio- gli spartiti musicali dai quali, come per magia, i segni grafici si vivacizzano in suoni melodiosi con i provetti musicisti. Le tre trombe, nel mio omaggio alla Trinità, rappresentano il richiamo della Festa dei Gigli che già il sabato sera, dopo le antecedenti sfilate dei carri, deliziano il popolo giubilante. I colori dell’arcobaleno racchiudono quelli di tutti i Gigli di Brusciano. Per me -conclude l’ispirato Di Pietrantonio- la Festa è come il Natale che prepariamo con il periodo dell’Avvento e viviamo con la Nascita del Signore. Auguri di Buona Festa a Tutta Brusciano”. Per il sociologo Antonio Castaldo “Complessivamente trattasi di un riuscito esempio di valorizzazione del patrimonio storico e culturale della Festa dei Gigli di Brusciano e di rafforzamento, nei bruscianesi, del senso di prossimità alla vita delle istituzioni e di appartenenza alla comunità civica. Un percorso intrapreso nel 2015, con lo stesso Sindaco e l’Ente Festa presieduto dall’avvocato Giuseppe Montanile, per il 140esimo Anniversario della Festa dei Gigli di Brusciano”. Appuntamento dunque alla Festa dei Gigli di Brusciano dal 23 al 29 agosto prossimi. Domenica 27 Agosto la “Ballata dei Gigli” con gli obelischi di Croce Passo Veloce, Gioventù, Ortolano, Passo Veloce e Sant’Antonio Comitato Commercianti.

Saviano: oggi 150° anniversario della costituzione

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Oggi 11 agosto ricorre il 150° anniversario della costituzione del Comune di Saviano con l’aggregazione di quelli di Sirico e Sant’Erasmo. Il Sindaco Sommese: “preservare e valorizzare il patrimonio di storia e tradizioni delle Comunità”. Da settembre e fino a dicembre le manifestazioni celebrative. Ricorre oggi, 11 agosto 2017, il 150° anniversario della costituzione del Comune di Saviano con l’aggregazione di quelli di Sirico e Sant’Erasmo. Con R.D. 3869 dell’11 agosto 1867, Vittorio Emanuele II°, Re d’Italia, viste le deliberazioni “emesse dai Consigli comunali di Sirico,Sant’Erasmo e Saviano, nelle adunanze 10 marzo e 12 luglio 1866 e 4 gennaio 1867, nonchè quella del Consiglio provinciale di Terra di Lavoro, in data 31 gennaio 1867”, decretò la soppressione dei Comuni di Sirico e Sant’Erasmo con l’aggregazione a quello di Saviano e la conseguente costituzione del novello Consiglio comunale di Saviano In occasione della ricorrenza, il Sindaco Carmine Sommese rivolge un indirizzo di saluto all’intera comunità “onesta e laboriosa, dedita ai valori della famiglia e del lavoro, della tutela del proprio patrimonio storico e culturale, nonchè del territorio, e che con dedizione ed impegno ha contribuito al miglioramento delle condizioni economiche e sociali e allo sviluppo sociale ed economico della città” e auspica “sempre e maggiori attività finalizzate a preservare e valorizzare il patrimonio di storia e tradizioni delle tre Comunità da 150 anni unite” le manifestazioni celebrative si terranno a cominciare dal prossimo mese di settembre e fino a dicembre.  

A Ottaviano, “‘nterra ‘o Palazzo”, in estate, c’è una inebriante frescura. Da sempre. Lo dicono i poeti e i nomi dei luoghi……

Negli spazi davanti al Palazzo Medici si gode da sempre, dai tempi dei Longobardi, un’ “aria fresca e fina”, che non c’è afa che possa affiochire. Da qui l’affluenza, durante l’estate, dei “turisti climatici”, che nei primi decenni del ‘900 venivano anche da Napoli;da qui alcuni nomi dei luoghi, uno per tutti, “la Valle delle Delizie”, da qui l’omaggio di E.A. Mario e degli autori di canzoni che conquistarono il pubblico della “Piedigrotta”. “’ncopp’’a Valle d’’e Delizie/addò’ è tutta ‘na canzone” (A.Nappo). Le preghiere per invocare la pioggia tutti i sacerdoti le conoscevano. Ma se capitava che, conclusa la preghiera, incominciasse veramente a piovere, per il sacerdote invocante era come vincere un terno al lotto: fatto subito monsignore, e non molto dopo anche vescovo. Se è vera questa storia della guerra climatica e del potere di alcune misteriose e onnipotenti agenzie di fare il bello e cattivo tempo, e non più solo in senso metaforico, allora le comunità locali, le Regioni e i Comuni dovranno affidarsi a presidenti, a sindaci, ad assessori che abbiano la chiave per entrare nelle simpatie di queste agenzie, o, in via subordinata, nel cuore degli dei che regolano siccità e temporali, afa, frescura e gelo. Leggo della folla di persone che ogni sera occupa, a Ottaviano, gli spazi verdi ai piedi del Palazzo Medici, e cerca negli aliti freschi dei venticelli “vesuviani” la difesa contro l’implacabile, greve calura di questa estate ostile. Non sto a parlare dei meriti dell’ Amministrazione, della manutenzione e dell’arredo dei giardini: l’argomento non mi interessa, perché ad affrontarlo senza una chiara documentazione si correrebbe il rischio di confondere vieppiù gli studiosi di cose vesuviane, già impegnati a decidere, al di là di ogni ragionevole dubbio, se veramente alcuni personaggi hanno bloccato con la forza magnetica della loro presenza le fiamme e i roghi dell’ultimo “incendio” del Vesuviano, se, insomma, possiamo parlare di una versione contemporanea del “miracolo” di San Giorgio che spegne il fiammeggiante respiro e la vita del drago. La notizia della folla in cerca di refrigerio mi ha consentito di ricordare che da sempre il luogo che si apre ai piedi del Palazzo è, per la sua conformazione e per un prodigioso, e casuale, intreccio di vuoti e di pieni, di varchi e di corridoi, “un’isola” in cui si muove una frescura intensa e rigenerante, anche nei giorni in cui tutt’intorno si accampa, immobile e invincibile, l’afa. Da sempre: anche quando via Cesare Augusto era in pieno travaglio, nelle sere d’estate in cui l’aria “si appicciava” i “turisti del fresco” approdavano numerosi in quest’ “isola”, “addò’ – dicevano i vecchi – ce vo’ sempe ‘na maglietta ‘ncuollo”. In quel luogo c’era, fino agli anni ’70, l’”imbuto” di una polla sorgiva, in cui nell’’800 alcuni beccai conservavano, durante l’estate, con il permesso delle autorità, i “quarti” di buoi e di maiali. Il toponimo “ ‘E ventarielli”, dal chiaro significato, indicava almeno quattro luoghi, tra il Palazzo Medici e le prime due curve della strada che porta in montagna: queste fresche cavità, in buona parte sotterranee, vennero usate fino alla prima guerra mondiale come depositi della “neve”, necessaria per la conservazione degli alimenti e per il ristoro dei malati: gli appaltatori andavano a prenderla a Monteforte e a Mercogliano e riuscivano a conservarla per mesi ammassandola con una tecnica particolare. La “freschezza” dei luoghi era suggerita anche da altri toponimi. “La Valle delle Delizie” fu per molte generazioni del Vesuviano e della Campania Felice un affascinante, tranquillo e voluttuoso giardino: “sotto ‘vraccio chianu chiano/ arrivammo ‘o Papiglione, /‘ncopp’’a Valle d’’e Delizie / addò è tutta ‘na canzone. E cchiù ‘ncoppe a Muntagnella /llà nce sta Mamma Schiavona /…che profumo ‘a sti ciardine/ ca nce dà chest’uva rosa / veramente è ‘n’’ata cosa / stu paese, a verità.”. Sono versi di “Piererotta Vesuviana”che Agostino Nappo scrisse per la musica di M. Nicolò: la canzone partecipò alla “Piedigrotta” del 1951. Sulla sommità del “Papiglione” c’era una selva di castagni che si chiamava del “fruscio”: che potrebbe anche essere un soprannome, ma certamente fa pensare allo stormire intenso delle fronde, mentre non lascia dubbi il nome, “Vient’’e terra”, dell’anfratto che si apriva ai piedi di Castel Vetere. Il clima di Ottaviano, mite in ogni stagione, attirava ancora tra le due guerre mondiali turisti “climatici” anche da Napoli, e, negli anni ’70 suggerì all’ Amministrazione Provinciale di costruire un sanatorio poco lontano dal luogo dove ora sorge la Clinica Trusso. Credo che la Provincia abbia acquistato anche il terreno: poi non se ne fece più nulla. Ma questa è un’altra storia. La mitezza salutare e rigenerante del clima ottajanese divenne un tema della poesia e della canzone. E’ questo clima che rende “bella, simpatica, bona e purposa” Rosa, “a pacchianella ‘e Uttajano”, protagonista della canzone omonima – versi di Errico Capurro, musica di Giuseppe Giannelli – che nella Piedigrotta del 1904 conquistò i favori del pubblico. Nel 1916 E. A. Mario, che di Ottajano fu un ardente ammiratore, in “Canzone Vesuviana”, esortava chi “vo’ campà’ cujeto” e desidera vivere serenamente il suo amore, a salire a Ottajano, a trovarsi “’na casarella” tra i giardini luminosi di reseda e di “caruofane schiavune”. Mi è parso giusto corredare questo “ricordo” con un quadro in cui uno dei più grandi pittori napoletani del ‘900, Gennaro Villani, trasformò in colori le emozioni che gli aveva suggerito la nostra Ottaviano.