Puglia (M5S): “Vesuvio devastato da scarsa prevenzione e scelte scellerate”

“Scarsa prevenzione, scellerata trasformazione della Forestale e utilizzo inefficace di uomini e mezzi hanno alimentato le fiamme che hanno devastato del Vesuvio” Il senatore M5S Sergio Puglia primo firmatario di un’interrogazione al Governo: “Regione impreparata contro il più prevedibile dei fenomeni”. “E’ un dato di fatto che il fenomeno dei roghi nella stagione calda siano il più prevedibile dei fenomeni, soprattutto alla luce della siccità che ha caratterizzato la lunga vigilia di questa estate. A fronte di questa inconfutabile constatazione, è lecito domandarsi: quanto è stato fatto, da chi aveva il potere e gli strumenti normativi, per prevenire i roghi che hanno devastato, in maniera quasi irreversibile, l’intero fronte del Vesuvio e una consistente porzione di macchia mediterranea del Monte Somma?”. Così il senatore del Movimento 5 Stelle, Sergio Puglia, primo firmatario di una interrogazione ai Ministri dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dell’Interno. Nel documento, Puglia chiede ai ministri interrogati se “siano stati organizzati, da parte dei carabinieri forestali, dei posti di blocco e di controllo all’imbocco di tutti gli stradelli di penetrazione nell’area parco, nonché se siano state organizzate delle pattuglie, anche a piedi, di controllo del territorio, anche su stradelli e sentieri, nelle ore a maggior rischio, cioè quelle notturne, quando le operazioni di protezione civile sono sospese”. “Se sia stata prevista per tempo una rimonda delle chiome degli alberi, una pulizia del sottobosco e una rimozione e bonifica della necromassa risultante dagli incendi precedenti. E se si sia provveduto ad una manutenzione dei sentieri del parco, per la cui sistemazione, pochi anni fa, sono stati spesi notevoli fondi pubblici e che ad oggi versano (soprattutto sul versante del monte Somma) in condizioni di grave degrado e ingombro di vegetazione secca, che fa da innesco al fuoco; Il senatore M5S chiede, inoltre, agli esponenti di Governo “se sia stato dato ascolto alle numerose istanze pervenute dalle tante associazioni del territorio, che chiedevano al parco di agire in tal senso rendendosi disponibili per una collaborazione”. E in che maniera l’ente Parco dei Vesuvio abbia coinvolto “le 40 unità delle proprie guide esclusive, che a regime potrebbero, a giudizio degli interroganti, svolgere egregiamente anche attività di controllo del territorio, mentre ad 8 anni dalla loro formazione, costata 217.834 euro, non sono state ancora dotate di un tesserino di riconoscimento e tantomeno di alcun ruolo riconosciuto” Infine, incalza Puglia, è utile sapere “se i ministri interrogati, alla luce della scellerata trasformazione del Corpo forestale con trasferimento delle competenze ordinarie dell’antincendio alle Regioni, intendano attivarsi presso le sedi di competenza, affinché sia verificato chi abbia provveduto a monitorare le dotazioni e i livelli di preparazione organizzativa, prima che si sviluppassero i numerosi incendi che stanno devastando il nostro Paese”.

Sant’Anastasia. “Fidati di lui…ciecamente” si ferma per la pausa estiva.

Gli incontri sono sospesi a causa della vacanza estiva, il prossimo appuntamento e’ previsto per martedì 5 Settembre. La sezione dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Napoli (Rappresentanza di Sant’Anastasia) e l’ASD Real Vesuviana, nel mese di Maggio c.a. hanno firmato un protocollo d’intesa con l’ASD La Fattoria, Associazione specializzata in attivita’ E.D.A. (Equitazione Diversamente Abili) sita ad Ercolano, alle pendici del Vesuvio. E’ da questo sodalizio che si realizza il Progetto “Fidati di lui…ciecamente”. Il Gruppo Sportivo A.S.D. Real Vesuviana, nato nel 2009 per promuovere lo sport per disabili visivi, condivide il trinomio Sport-Disabilità-Inclusione sostenendo, altresì, che lo sport, in caso di disabilità diventa una vera e propria Riabilitazione…ma, oltre ad avere valore riabilitativo e terapeutico, ha anche una valenza sociale ed affettiva  perché favorisce momenti di integrazione, socializzazione e crescita intellettiva, emotiva. interpersonale e relazionale. Lo sport promuove la socialita’  grazie alle regole e al gioco di squadra e, nel caso di bambini disabili, stimola i complessi meccanismi percettivi, affina la lateralizzazione, la coordinazione muscolare e la motricita’ fine. Tanti altri sono i benefici che lo sport conferisce ad una persona disabile, infatti, oltre a rappresentare un vero e proprio impegno nello sfidare i propri limiti, esso aiuta anche a superare la paura nell’affrontare i pregiudizi, evitando così il conseguente isolamento, aiutandola, al contrario, ad allargare la propria cerchia di amici evitando così il tunnel della depressione. Sulla base di questi concetti si e’ dato vita al Progetto di equitazione “Fidati di lui…ciecamente”, che ha come scopo far trascorrere in allegria, ai disabili visivi, momenti di attivita’ sociale e ricreativa e trarre tutti i benefici dello stare a contatto con i cavalli; il cavallo, infatti, permette di crescere, vincere le proprie paure e lavorare su se stessi per guadagnare la sua fiducia creando un legame molto forte. La Pet Therapy e’ importantissima in caso di disabilita’ in quanto, grazie alla relazione con l’animale, si possono trovare nuovi entusiasmo e motivazione nell’affrontare piccoli compiti quotidiani e sperimentare una modalita’ facile e spontanea di interazione. Altri benefici della Pet Therapy sono: diminuzione dell’ansia e dell’apatia; miglioramento dell’attenzione; aumento dell’autostima; miglioramento delle capacita’ motorie e dell’abilita’ manuale. Il progetto e’ rivolto ad adulti e ragazzi affetti da minorazione visiva (Ipovedenti e Ciechi) Soci dell’UICI, i Soci che hanno aderito al Progetto, durante i primi tre incontri, hanno mostrato un grande entusiasmo non solo perche’ si sono sviluppate nuove amicizie e momenti di integrazione, ma, hanno dichiarato che il contatto con la natura offre sollievo alla mente e allo spirito rendendoli Liberi. Gli incontri sono sospesi a causa della vacanza estiva, il prossimo appuntamento e’ previsto per martedì 5 settembre presso “La Fattoria” Continuate a seguirci… “C’è qualcosa nel corpo del cavallo che fa bene all’animo dell’uomo” (W. Goethe)  

Acerra, morto 84enne sorpreso ieri da un incendio

Le fiamme, divampate lungo la statale 162, hanno interessato anche il fondo agricolo dove l’uomo si era recato per spargere un antiparassitario. E’ deceduto stamattina in seguito alle ustioni ed alle ferite riportate l’anziano di 84 anni sorpreso ieri dalle fiamme nel proprio terreno agricolo ad Acerra, nel Napoletano. L’uomo, Giuseppe Antignano, era stato ricoverato nel reparto rianimazione della locale clinica Villa dei Fiori con ustioni di secondo grado su tutto il corpo. Secondo quanto si è appreso, l’anziano si era recato ieri nel proprio fondo agricolo in località Candelara per spargere un antiparassitario quando è stato sorpreso da un incendio divampato a bordo strada della ss 162, e propagatosi anche nella campagna circostante. A dare l’allarme era stato uno dei figli preoccupato del mancato ritorno del padre. Il corpo esanime dell’anziano, era stato trovato dai vigili urbani ed i vigili del fuoco accorsi per spegnere l’incendio. Immediato il trasporto nella clinica di Acerra, dove l’84enne era poi stato ricoverato in rianimazione con ustioni di secondo grado su tutto il corpo. L’anziano é morto in mattinata per le gravi ustioni.

Torre del Greco, appalti e corruzione: arrestato il sindaco Borriello

Fondi neri, corruzione, appalti pilotati: è per queste accuse che la Guardia di Finanza ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere per il sindaco di Torre del Greco, Ciro Borriello, e di altre cinque persone. Il primo cittadino  di Torre del Greco  è accusato di aver favorito la ditta ‘F.lli Balsamo S.r.l’, una importante realtà economica imprenditoriale operante nel settore dei rifiuti in varie province della Campania. Nello specifico le indagini hanno documentato che la società ‘F.lli Balsamo’, si legge in una nota della Procura di Torre Annunziata, ha “costituito mediante escamotages contabili, fondi neri di denaro contante, funzionali a ripagare lautamente gli atti contrari ai doveri di ufficio posti in essere dal primo cittadino”. Tali somme “venivano consegnate al sindaco nel corso di incontri mensili in luoghi appartatati, privi di copertura di cellulari, mediante passaggi da un’auto all’altra”. Nonostante tutto questo, gli incontri sono stati integralmente documentati con video-riprese e intercettazioni ambientali. Ha fatto di tutto, secondo l’accusa, Ciro Borriello pur di favorire la ditta di raccolta rifiuti dei ‘F.lli Balsamo’: aveva estromesso un’altra ditta e aveva anche rappresentato una situazione di pericolo per la salute pubblica priva di ogni fondamento. Già l’ingresso nell’appalto della società Balsamo, è stato ricostruito dalla Procura di Torre Annunziata, “è connotato da marcata illegalità essendo riuscita a subentrare artatamente nell’appalto dei servizi di igiene urbana per la raccolta differenziata alla ditta Ego Eco che si era aggiudicata il servizio per il periodo 21 maggio 2012-20 gennaio 2016 con importo complessivo di oltre 30 milioni di euro”. E’ stato proprio il primo cittadino, dice l’accusa, a determinare la decadenza dell’appalto della Efo Eco eseguendo “rigidi controlli in prima persona e in tempo di notte”. Non solo, tra le ‘iniziative amministrative’ del sindaco “l’istituzione di un servizio sostitutivo di raccolta rifiuti svolto da dipendenti comunali incardinati in uffici diversi dalla Nettezza urbana, in totale violazione della normativa di settore nonché la rappresentazione di una situazione di pericolo per la salute pubblica artatamente creata per effetti di una certificazione emessa da competente ufficio dell’Asl Napoli 3Sud priva di ogni fondamento e riscontro”. (fonte foto: rete iternet)

23 luglio 1861, l’eccidio di Somma: i bersaglieri piemontesi fucilano sei sommesi accusati, ingiustamente, di “brigantaggio”

Il testo è “estratto” dal mio libro “I briganti del Vesuvio”, pubblicato venti anni fa. Nel quadro “ Il bagno penale di Portoferraio” Telemaco Signorini ritrasse il brigante Carmine Crocco ( il primo a destra). Nelle mie ricerche sulla camorra vesuviana e nolana nell’Ottocento ho trovato molti, inediti documenti che ci raccontano cosa fecero i sopravvissuti delle “comitive” di Barone e di Pilone dopo la fine del brigantaggio politico. “Quando nel Vesuviano si seppe che tra il 24 giugno e il 17 luglio 1861 Cipriano Della Gala aveva saccheggiato Migliano, Moschiano e due volte Visciano, anche i membri più influenti della banda sollecitarono Vincenzo Barone a invadere Sant’Anastasia. Il sommese Alfonso Aliperta, membro influente della “comitiva”, propose di chiedere aiuto al Della Gala, che in quei giorni teneva il campo nei pressi di Cancello. Andarono dunque da Cipriano i messi di Barone con la richiesta di aiuto; qualcuno, come Nicola Di Costanzo “il Lupo”, scelse di restare nella “comitiva” dei ” nolani”; gli altri tornarono a riferire di vaghi progetti di alleanza.  Ma i soldati piemontesi provvidero a dissolvere questi progetti conducendo, proprio quel 22 luglio in cui Barone avrebbe dovuto invadere Sant’Anastasia, una azione repressiva, la cui ferocia turbò l’opinione pubblica e sconvolse larghi settori della classe politica. Il 22 luglio, la compagnia di bersaglieri del cap. Federico Bosco, conte di Ruffina, entrò in Somma :aveva il compito di rastrellare briganti e manutengoli; di alcuni il capitano aveva certamente già i nomi, fornitigli dal suo comando e dal Dicastero di Polizia; altri nomi gli furono forniti ,dobbiamo supporre, dagli ufficiali della G.N. Infatti, la notte tra il 22 e il 23,  Guardie Nazionali e bersaglieri arrestarono otto sommesi, accusati di essere “compromessi” col brigantaggio. Non si sa cosa sia accaduto nelle ore successive. I comandi militari sostennero che il Bosco aveva convocato un consiglio di guerra, a cui avevano partecipato il sindaco, il Giudice Regio, il comandante della locale stazione dei carabinieri e un ufficiale dei bersaglieri, e che era stato emesso un verdetto unanime: gli arrestati dovevano essere fucilati. Questa tesi, sostenuta dal generale Genova di Revel anche  nel procedimento contro il Bosco davanti al Tribunale Militare di Torino, è, almeno in un punto, smentita dai documenti: perché il 24 luglio, poche ore dopo l’eccidio, il Giudice Regio di Somma trasmise al Procuratore Generale della Gran Corte Criminale una dura protesta contro l’ufficiale dei bersaglieri che aveva ordinato la fucilazione degli arrestati senza avvertire gli organi della Giustizia. Il 23 luglio 1861, alle ore 15, al Largo Mercato di Somma, furono passati per le armi Francesco Mauro, Saverio Scozio, Angelo Granato, Giuseppe Iervolino, Luigi Romano, Vincenzo Fusco. Don Felice Mauro, canonico della Collegiata, e un altro sacerdote furono all’ultimo momento sottratti al plotone d’esecuzione: le ragioni della decisone non ci sono note, ma non è avventato cercarle nei giochi della politica locale, poiché l’eccidio parve soprattutto un regolamento di conti tra fazioni sommesi. Infatti, nessuno dei fucilati apparteneva alle famiglie più “compromesse” con il brigantaggio, quelle che i giudici Fusco e Mezzacapo e gli informatori dei carabinieri  denunciarono nel’agosto del ’61. Inoltre, proprio nell’agosto il nuovo Sindaco di Somma Michele Pellegrino dichiarò ufficialmente che  Angelo Granato e Giuseppe Iervolino erano stati “sempre veri liberali e attaccati all’unità italiana”, e guardie nazionali di esemplare lealtà. A  Somma le autorità militari cercarono di verificare se fosse possibile estendere anche alla provincia di Napoli, sotto gli occhi dei giornalisti stranieri e di importanti parlamentari, la legislazione eccezionale dello stato d’assedio, che i Comandi periferici incominciavano ad applicare a loro arbitrio, nel silenzio del Governo. Non potendo il Governo mettere mano ai mezzi coercitivi che avrebbe voluto e proclamare ad alta voce lo stato d’assedio senza passare agli occhi degli Esteri per Governo violento e imposto colla baionetta ai napoletani, a mezzo di disposizioni dubbie, ambigue, elastiche, emanate sottovoce e privatamente mise la cosa senza il nome e dando al militare amplissimi poteri lasciò intatte e influenti le autorità civili, cosicché si trovarono ben tosto a fronte due autorità che si urtarono. A scrivere questo non fu un borbonico, ma l’ufficiale piemontese A. Bianco di Saint-Jorioz, impegnato nella repressione del brigantaggio sul confine tra Campania e Lazio. Tra il luglio e agosto furono fucilati un centinaio di contadini a Gioia del Colle, più di 500 ribelli e manutengoli in provincia di Teramo, e Pontelandolfo e Casalduni subirono un atroce martirio. Ma l’aspetto veramente paradossale dell’intera questione fu che l’opposizione democratica sostenne e giustificò, e nei momenti più difficili, pretese la più dura repressione militare del brigantaggio. I massacri di Somma, di Pontelandolfo e di Casalduni furono giudicati  atti giusti e necessari, dettati dalle ragioni dell’ordine pubblico e della sicurezza, e Cialdini,che godeva dell’appoggio incondizionato dei democratici, mandò sotto processo  il Bosco solo per le pressioni della stampa estera. Quando, all’inizio di agosto, Giuseppe Ricciardi chiese provvedimenti più rapidi e incisivi contro i responsabili dell’eccidio di Somma la risposta del generale fu freddissima e venata di sarcasmo: Speravo che la risposta da me datale  intorno alla faccenda di Somma, bastasse ad appagare ogni delicato suo sentimento in tale proposito. In ogni modo, ella comprenderà, signor Conte, che essendosi stabilita un’inchiesta, può la coscienza pubblica rimanere tranquilla pel corso regolare della giustizia. La coscienza pubblica, invece, non era tranquilla, poiché temeva che accadesse quello che accadde. Il 30 novembre 1861 il Tribunale militare mandò assolto Bosco di Ruffina, ritenendo provato che egli aveva messo al muro sei complici del brigantaggio.””” La storia, si sa, tentano di scriverla – e di imporne il racconto – i vincitori. Questa storia del brigantaggio vesuviano voglio riscriverla, anche perché c’è qualcosa di nuovo da dire.  

Volla. Luce Perpetua per i defunti, altrimenti i vivi non riposano in pace.

  Da sabato mattina il cimitero di Volla e’ occupato da uomini e donne poiché sono state spente le luci alle cappelle, sulle lapidi e sulle fosse dei loro cari defunti. E’ risaputo che tra i vivi e i morti c’è sempre stato, e continua ad esserci, un legame forte e indiscutibile, specialmente nel popolo napoletano. A Napoli regna il culto del morto. Per di più, secondo un credo popolare, i vivi conservano un rapporto particolare con i loro cari dopo la morte, per il quale sembrerebbe che i defunti li proteggano dall’aldilà, proprio come se fossero ancora vivi, esaudendo anche i loro desideri. Queste convinzioni portano ad un attaccamento emotivo ulteriore, e, anche per metabolizzare la perdita, si tende a venerare il defunto tanto da considerare uno sgarro inammissibile qualsiasi tipo di anomalia che faccia venire meno le abituali procedure. Dalla sepoltura, al tumulo, dal marmo alle cornici, dai fiori all’ intoccabile “luce perpetua”. Al cimitero di Volla peggio non poteva mancare: “La luce perpetua”. Un manifesto diffuso dal comando della polizia municipale di Volla spiega che dal 31 luglio fino a data da destinarsi è sospeso il servizio di illuminazione votiva perenne ed occasionale delle fosse, dei loculi e delle cappelle. Adesso se all’intoccabile “luce perpetua”, ci aggiungiamo il canone già pagato per tutto l’anno, non c’è da sbalordirsi se da sabato mattina uomini e donne del comune di Volla,  a ragione, hanno occupato il cimitero ritenendo tale disagio, un affronto, un abuso, un’infamità. Crediamo di aver ben reso l’indignazione e la determinazione di tutti i cittadini. In effetti il comune di Volla poche settimane fa aveva espletato la gara di appalto per rinnovare il contratto triennale – che sarebbe terminato a fine luglio – e delle 12 ditte presentatesi per la gara, 11 sono risultate escluse, compresa la ditta uscente. E proprio quest’ultima, la Millenium, ha mosso e vinto ricorso al Tar contro l’esclusione dal bando. Il Tribunale amministrativo partenopeo ha, dunque, accolto il ricorso fissando l’udienza per il 12 settembre prossimo. Nel frattempo tutti gli atti relativi alla gara d’appalto sono stati sospesi dal decreto cautelare del Tribunale amministrativo, in attesa dell’esito dell’ udienza del 12 settembre. Seppur per  restare in tema volessimo ironizzare e ricorrere al detto napoletano “Sul a’ mort’ nu’ ce’ sta’ rimedio”, pare che stavolta anche la propositività dei napoletani a trovare sempre un rimedio fallisce.  Difatti la situazione attuale è che né la ditta risultata vincitrice, né quella uscente e, infine, nemmeno il Comando della locale polizia municipale che gestisce  i servizi cimiteriali ha in consegna l’effettiva gestione del servizio di illuminazione. “Il comune di Volla non ha dato corretta esecuzione del decreto del Tar interrompendo un pubblico servizio” spiega l’avvocato della ditta uscente Dott. R. De Masi. Mentre invece il  responsabile cimiteriale del Comune dichiara che al momento è impossibile  prendere una decisione essendoci un decreto sospensivo degli atti di gara da parte del Tar.” Quindi sembra che ai cittadini non resta che pregare: “Eterno riposo donagli, Tribunale Amministrativo Partenopeo, e splendi ad essi (ai morti) la luce perpetua, altrimenti anche per i vivi di riposare in pace non se ne parla.

Non fateli studiare!

Spulciando fra le mie vecchie carte, mi sono casualmente imbattuto in questo “scritto” (non saprei proprio come altro definirlo). L’ho trovato gustosamente ironico (forse troppo?). Non so neppure se l’ho scritto io, visto lo stile narrativo distante dal mio; so due cose: è abbastanza vecchio (era scritto “a macchina”) e l’umorismo “cattivo” che lo permea pare proprio il mio. Ve lo propongo invitando l’eventuale autore, nel caso non fosse mio (!), a farsi avanti per ottenere le dovute, per quanto improbabili, scuse.     Ecco il pezzo Non aveva un bell’aspetto. Il cappello da fata era tutto ripiegato. Come avesse sopportato colpi e pesi nel corso degli anni. Poi, gli andava stretto, ma non come se la “donna” stesse indossando un oggetto non suo; piuttosto sembrava che stringesse la testa come si fosse ristretto quando già lo indossava. Il tulle dell’abito appariva scolorito, ma pulito. Ma tutto ciò solo se la si guardava attentamente, tralasciando di soffermarsi sul suo sguardo, divertito e indisponente. Era seduta su una vecchia sedia, ma sedia da Re. Più esattamente, sul sedile c’era un libro (per carità non chiedetemene il titolo) ed il suo didietro fatato vi si poggiava sopra, con apparente soddisfazione. La camera da letto era sontuosa, in pieno stile reale. -Maestà, sono la fata della cultura -. Il Re guardava lo strano essere senza apparente curiosità, se non quella di domandarsi come era riuscita ad entrare. -Ho scoperto che lei è analfabeta. Ma io la migliorerò- Si alzò e cominciò ad avvicinarsi, trascinandosi indietro sedia e libro. Il re non parve particolarmente preoccupato, ma un’ombra di fastidio gli attraversò il volto. -Ma a cosa vuoi che mi serva, saper leggere? – esclamò.  –Ho regnato con saggezza ed ho riempito le casse dello Stato, nonché le mie; inoltre, il mio popolo è ricco e soddisfatto. – -Ricco? Soddisfatto? Non ti pare di aver tralasciato qualcosa? -E cosa? – incalzò il re – ognuno di essi, maschi e femmine, gode della massima libertà. – -E i valori? La conoscenza? Il saper volare mentre strisci, e il sentirsi sazio, da digiuno, per ciò che sai o stai imparando? L’essere così lontano dagli altri, liberi nella capacità di elevarsi ed annullare il proprio corpo non accostandolo, ma fondendosi con quello degli altri? La fatina si avvicinava lentamente ed a ogni passo, la sedia strideva sul pavimento lucido. Il re iniziò a preoccuparsi, le cose che quella “donna” diceva erano a lui sconosciute e inquietanti, e per lui paurose. – E l’Universo, lo hanno? Lo conoscono? – Lo stridio non faceva che aumentare la sua paura. -Con scienza e conoscenza aumenta la Sapienza- iniziò a cantilenare la fatina. Arrivò, così, al letto dell’anziano sovrano. Prese il libro e cominciò ad insegnargli. Alle prime parole, il re iniziò a dimenarsi fino a che, con le gambe, fece volare via il libro, che gli ricadde pesantemente sulla testa. E nessuno dei migliori medici del regno riuscì, con l’autopsia, a capire come era morto Sua Maestà: paura? Trauma cranico? Anche la fatina espresse un suo giudizio: -troppo vecchio – disse – per imparare! –   Fonte foto : rete internet    

Investimenti del Parco nazionale del Vesuvio: il M5S presenta una interrogazione ai ministri dell’ambiente e dell’economia

Si chiedono chiarimenti su impiego 1,9 mln.
“Esigiamo chiarezza e trasparenza sui conti del Parco Nazionale del Vesuvio. C’è un investimento di circa 1,9 milioni in non meglio precisati ‘valori mobiliari’, riportato a pagina 4 del bilancio pluriennale, che rimane alquanto opaco. Di quali titoli parliamo? In quali strumenti finanziari sono finiti questi soldi?”. Se lo chiedono i deputati del Movimento 5 Stelle che con il portavoce Luigi Gallo hanno presentato in merito una interrogazione ai ministeri dell’Economia e dell’Ambiente.”Il Parco del Vesuvio deve avere un bilancio trasparente e in buona salute, perché, tra l’altro, deve prevenire e poi coadiuvare la risposta a emergenze come quella incendi che abbiamo vissuto appena pochi giorni fa – spiega Gallo – Eppure il rendiconto dell’ente non è pubblicato in formato Peg (Piano esecutivo di gestione) e dunque non è accessibile a tutti i cittadini come previsto dalla legge”. “Ricordiamo che il ministero dell’Ambiente deve vidimare il bilancio dell’Ente” conclude Gallo ribadendo che il movimento punta a fare chiarezza augurandosi “che le risorse del Parco non siano finite in investimenti rischiosi e speculativi”.

Ottaviano, l’emergenza caldo non fa paura: partenariato tra Comune e Pro Gens Onlus

Un presidio per affrontare l’emergenza caldo e sostenere chi si trova in condizioni di disagio: grazie al partenariato tra il Comune di Ottaviano e l’associazione di volontariato socio sanitario Pro Gens Onlus sono a disposizione dei cittadini mezzi, attrezzature, volontari, interventi anche a domicilio. «L’associazione, con il patrocinio comunale, mette a disposizione un team di volontari e medici per qualsiasi evenienza – dice il sindaco Luca Capasso – in particolare a tutela degli anziani e delle persone con disabilità». «Questo progetto – spiega l’assessore alle politiche sociali, Salvatore Rianna – è l’esempio di quanto si possa realizzare coinvolgendo le associazioni del territorio in un costante dialogo con le istituzioni».
Salvatore Rianna, assessore alle Politiche Sociali
Il progetto Ottaviano Emergenza Caldo 2017 prevede dunque una campagna di sensibilizzazione, con la diffusione capillare di opuscoli e brochure che spiegano come affrontare le alte temperature che negli ultimi giorni sono di fatto insostenibili, soprattutto per le persone anziane. Si va dal sostegno psico-sociale al telefono amico, dalla sosta di ambulanze nelle piazze di Ottaviano per rendere più semplici e immediati eventuali interventi, fino alla distribuzione di acqua, sali minerali e integratori, oltre che di farmaci sotto controllo medico. Ci si può rivolgere alla Pro Gens (3206060994) e, per le situazioni più serie, al pronto intervento ambulanza «Emergenza Vesuviana» (0818270885).

La Medina di Fès, dove il tempo si è fermato, ritorna all’antico splendore

Il nuovo look della Medina di Fès La Medina di Fès ha un nuovo look. Il quartiere storico della città imperiale è infatti nella fase finale di un ampio progetto di ristrutturazione di 27 siti storici e monumentali, un intervento con investimenti di oltre 55 milioni di euro interamente dedicati alla salvaguardia dell’immenso patrimonio culturale della città. Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1981, Fès ha 1.200 anni di storia. L’importante operazione di restauro è nata dall’esigenza sia per la rivalorizzazione degli edifici di interesse storico, sia per dare un nuovo slancio economico e sociale alla Medina avvalendosi della produttività delle realtà locali tradizionali, coinvolgendo le maestranze della regione. Ora visitare la città è più facile grazie al nuovo volo diretto dell’Air Arabia Maroc (www.airarabia.com) che collega, con un moderno Airbus A320, Roma a Fèz il Lunedì (partenza ore 23,40 – arrivo 1,40) e il Giovedì (partenza ore 21,30 volo AIRARABIA 3O407 – arrivo 23,30 ); da Fèz a Roma il Lunedì (partenza ore 19 – arrivo 22,50) e il Giovedì (partenza ore 16,50 – arrivo 20,40), sempre secondo l’ora locale. In tal modo il collegamento aereo diretto con l’Italia aumenta a sette scali: Bergamo, Venezia, Bologna, Torino-Cuneo, Roma-Fiumicino, Napoli e Catania, tutti a tariffa ridotta, consentendo così un maggior numero di scambi turistici e per affari. La città di Fès fu il polo commerciale del Marocco, aperto al mondo ed alla diversità culturale e religiosa. Fès non si limita a rappresentare il centro artistico e culturale del Regno, ma è anche custode di musica e cucina. La sua collocazione, inoltre, aggiunge ulteriore fascino al suo prestigio. Fès è situata infatti su una delle punte del triangolo turistico magico il cui perimetro include Meknès, altra città imperiale, le rovine romane di Volubilis e il borgo di Ifrane, nascosto fra i cedri sulle alture del Medio Atlante. Molto più di una semplice evasione, Fès conduce dolcemente il visitatore di un giorno, o di una vita, in una nuova dimensione spazio-temporale. Per viaggiatori che sanno apprezzare l’arte di vivere e desiderano provare l’esperienza del savoir-faire marocchino. Le ragioni per visitarla sono molteplici, si tratta della più antica città imperiale del Marocco, ricca di storia e di fascino, vera culla della cultura marocchina in cui le lancette dell’orologio sono ferme da secoli. Gli hotel hanno tutti i comfort e vi sono alberghi per ogni esigenza, da quelli in cui il lusso è davvero accentuato, a quelli per tutte le tasche. Per visitare la città sono stati allestiti sei itinerari per scoprire i vari aspetti del centro, ecco i temi: “Mura e fortificazioni”, “Fès el-Jdid”, “il quartiere andaluso”, “monumenti e souk”, “artigianato”, “giardini e palazzi andalusi”. Durante l’escursione sarà possibile vedere i giardini, come quelli di Jnan Sbil, Riad Moqri, Dar e Batha e i palazzi andalusi: una magnifica testimonianza della ricca storia di Fès, dell’architettura ispano-moresca dei suoi palazzi e dell’eleganza dei giardini ombreggiati. Fès è suddivisa in tre quartieri: Fès el-Bali (centro storico); Fès el-Jdid (città imperiale) e Fès ville nouvelle (città nuova). Due antiche cittadelle, Borj Nord e Borj Sud, delimitano la città ed offrono una splendida veduta panoramica dall’alto da dove si possono ammirare tramonti mozzafiato. Capitale storica del Marocco, fondata nell’anno 808 da Moulay Idriss II, una città-museo a cielo aperto. Numerosi sono i monumenti religiosi e civili racchiusi tra le sue mura: Bab Boujloud, la principale porta di ingresso alla Medina. Questa magnifica porta, ornata da mattonelle decorative in stile moresco-andaluso, si apre sulla Talaa el Kebira (la Grande Salita), una delle due strade principali del centro storico. La Medina, edificata nel IX secolo, un vero e proprio dedalo di oltre 9.400 stradine e vicoli con souk, moschee, mederse ed edifici storici.In essa si aprono le botteghe degli oltre 30.000 artigiani e 11.000 laboratori artigianali che mantengono viva la loro arte ancestrale. Le preziose mattonelle smaltate dei vasai, le ceramiche o ancora le maioliche decorate con il celebre blu cobalto, contribuiscono ad accrescere la reputazione di eleganza di cui gode la città. Il vicino Medio Atlante è una riserva di profumi ed essenze che forniscono materie naturali impiegate dagli ebanisti nei loro intarsi ispirati ai palazzi, alle finestre ed alle sculture. Nel celebre quartiere dei conciatori si producono valigie, babbucce, divanetti, selle e cinture. Una visita è di rigore ad una conceria. Da una terrazza si potrà ammirare come gli operai addetti alla tintura delle pelli, lavorino immersi in vasche dove sono sciolti i colori vegetali: il papavero per il rosso; la menta per il verde; lo zafferano e la curcuma per il giallo; l’indaco per il blu; l’antimonio per il nero. Negli ultimi anni le tinture chimiche stanno sostituendo quelle vegetali. Le pelli lavorate vengono trasportate a dorso d’asino nei vicini cimiteri per l’asciugatura. Alcune persone protette a malapena con degli stivali e guanti, sono dediti alla prima fase di lavorazione: il trattamento con calce viva. Sono in corso dei lavori edili per rendere navigabile il fiume che si trova nelle vicinanze della conceria. Faro di cultura L’università Quaraouiyine, la più antica università del mondo, è stata edificata nell’anno 859, prima di Bologna (1119) e Oxford (1229). Al suo interno sono conservati numerosi manoscritti rari. In essa vi è anche una moschea, che porta il medesimo nome, vero e proprio gioiello della Medina, è un simbolo della città di Fès. Secondo la tradizione, l’università fu fondata da una donna, Fatima El Fihriya. Nel corso del tempo, questo luogo di preghiera è diventato un importante centro di diffusione dei saperi più antichi: teologia, giurisprudenza, filosofia, matematica, astrologia, astronomia sono state studiate e trasmesse dai più grandi nomi dell’epoca, ove insegna attualmente il Prof. Fassi Fihri, peccato che si può visitare solo dall’esterno. Varie sono le mederse, antiche residenze universitarie destinate all’insegnamento accademico e religioso. La più nota è la medersa Bou Inania, unica nel suo genere per la sua imponenza, con il minareto e l’orologio idraulico. Da vedere anche la medersa Al Attraine, perla dell’architettura merinide, nonché il museo delle Arti e dei Mestieri del legno, collocato nell’antico caravanserraglio riconvertito Fondouk Nejjarine. La visita darà modo di ammirare il panorama dall’alto del tetto. Altro museo è quello delle Arti e delle Tradizioni marocchine, l’edificio costeggia i giardini di Boujloud. Questo antico palazzo in stile andaluso racchiude mirabili tesori dell’arte tradizionale di Fès e della sua regione: legno scolpito, ricami, zellij, ferro battuto, gioielli, monete e tappeti. Nello scorso mese di giugno si è tenuto il Festival des Musiques Sacrées du Monde, che è il festival della pace, del dialogo e dell’avvicinamento tra popoli e culture. Wellness e Hammam Il savoir-faire marocchino passa anche attraverso il palato. Una raffinata gastronomia ed una varietà di profumi e sapori sono da gustare: Tajiine, couscous, pastilla che combina il sapore del dolce e del salato, sapori unici da assaporare durante il soggiorno in città. Per scoprire rituali e trattamenti di bellezza antichi non c’è nulla di meglio che un Hammam popolare o uno stabilimento termale, ai luoghi più tradizionali si possono anche preferire le SPA degli hotel di lusso o dei sontuosi riad della Medina. In entrambi i casi ci si troverà nelle mani di massaggiatori esperti che utilizzano articoli di origine naturale, prodotti locali come l’olio di Argan, il sapone nero di Fès o come il ghassoul, argilla minerale tipica della regione, che rigenera la pelle. Poco fuori Fès vi sono le terme di Moulay Yacoub, situate in collina, dalle sorgenti termali sgorga un’acqua sulfurea e salata. Le terme di Sidi Harazem, poco distanti, hanno una sorgente di acqua ricca di minerali curativi per le malattie del fegato e dei reni. Sono note fin dal secolo XVI per le loro virtù terapeutiche. Ifrane la piccola Svizzera del Marocco Il villaggio, ad un’ora di macchina da Fès, è un luogo ideale per una fresca gita in montagna nel Medio Atlante. Contornata dalla più grande foresta di cedri al mondo, in cui vive una comunità di docili macachi che volentieri accettano cibo dai turisti, pronti a mettersi in posa per la foto di rito. Vari laghetti e corsi d’acqua creano delle coreografiche cascate. Nel comprensorio turistico “Le vie dei cedri” è possibile praticare molteplici attività: escursioni, pesca alla trota nelle acque del lago e sci sugli altipiani di Michlifen o Jbel Hebri nei mesi invernali. Per i più pigri vi è un trenino che condurrà alla scoperta di artigiani che lavorano manualmente tappeti, cesti di rattan e ceramica. Vi è anche un hotel di lusso che offre servizi di alto livello e i cui prezzi sono certamente non elevati.   Volubilis la Pompei del Sud   E’ il principale sito archeologico del Marocco. Particolarmente interessante sarà la visita agli scavi dell’antica città romana e delle sue imponenti rovine. Verso il 285 d.C., quando i romani lasciarono Volubilis per Tangeri, la città antica, situata in piena campagna vicino all’attuale Meknès, perse progressivamente la sua importanza. Fra i reperti del luogo, classificato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, si possono ammirare mosaici particolarmente elaborati che ornavano i pavimenti delle sontuose dimore. Per maggiori informazioni: www.visitmorocco.com www.espertidelmarocco-pro.it info@turismomarocco.it https://it-it.facebook.com/EnteNazionaleTurismoMarocco/