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Circumvesuviana di Madonna dell'Arco
padre Alessio Romano

Il priore padre Alessio Romano fa appello al presidente Eav, Umberto De Gregorio ma ieri ha anche scritto al commissario prefettizio del comune di Sant’Anastasia, Stefania Rodà, al prefetto di Napoli, Marco Valentini e al governatore Vincenzo De Luca.

Com’è noto, Eav ha chiuso alcune stazioni. Il presidente Umberto De Gregorio ne ha spiegato ampiamente i motivi: sui treni c’è l’obbligo di trasportare meno di un terzo dei passeggeri che ne usufruivano ante Covid – 19 e garantire il distanziamento sociale. «EAV ha 150 stazioni. Molte stazioni sono impresenziate, da sempre, stabilmente. Dovendo fare i controlli in ingresso, cioè non far salire gli utenti se il treno è pieno, dobbiamo concentrare i controlli nelle stazioni presenziate – ha spiegato De Gregorio, aggiungendo che se possibile le stazioni momentaneamente chiuse saranno riaperte, ma ha anche precisato che eventualmente, potrebbe accadere di doverne chiudere altre». A dire il vero De Gregorio ha preventivamente arginato le ovvie obiezioni di chi potrebbe dire «fate più corse». «Non si può, i treni sono quelli che sono e il personale è quello che è, oggi la situazione è questa».

Tra le stazioni chiuse c’è quella di Madonna dell’Arco, a pochi metri dal Santuario Mariano dove per quest’anno è «saltato» naturalmente anche il Lunedì in Albis. E il priore padre Alessio Romano, ricordando che lo scorso anno, più e più volte, la scorsa amministrazione comunale supportata da consiglieri regionali e con il placet evidentemente dell’Eav ne aveva promesso il rilancio, lancia un sasso nello stagno e fa un appello a De Gregorio. «I motivi delle chiusure sono comprensibili, ma la scelta di Madonna dell’Arco aggiunge disagi a disagi. Verissimo che c’è in città un’altra stazione, quella di Sant’Anastasia, ma il turismo religioso viene ulteriormente penalizzato e declassato – sostiene padre Alessio  – soprattutto nei fine settimana le corse Eav consentivano a tanti pellegrini o a semplici fedeli di raggiungere Madonna dell’Arco. Per non dire dei danni che tale decisione arreca a tutte le attività commerciali che sono intorno al Santuario. Chiediamo soltanto di ragionare su questo ed eventualmente di pensare ad una soluzione che possa mitigare le difficoltà che tutti stiamo vivendo».