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Alcuni di noi si recano spesso al cimitero a commemorare i loro cari che non ci sono più, altri invece lo fanno occasionalmente. Normalmente si associa questo luogo al concetto negativo della morte e del dolore. Il cimitero, però, spesso racchiude tesori artistici, storici, ma soprattutto tombe e memorie di tanti personaggi celebri. E’ il caso della recente identificazione della tomba del prestigioso filosofo italiano Francesco Montalto, amico e confidente di Benedetto Croce, sepolto a Somma Vesuviana, la cui vita merita di essere tramandata.  

 

 

In questi giorni l’ing. Vincenzo Aliperta ha ricevuto l’incarico definitivo di pianificare l’intervento per restituire all’antico splendore l’antica cappella cimiteriale del Santissimo Rosario, appartenuta all’omonima confraternita laicale. E’ stata l’occasione, questa, per far riemergere dall’oblio e dall’abbandono la vetusta tomba della famiglia Montalto. E’ stata una sorpresa sensazionale sapere che in quella fossa vi sono custoditi i resti mortali del famoso filosofo italiano Francesco Montalto (1861 – 1946). Il suo pensiero filosofico, infatti, nel suo passaggio dal positivismo all’idealismo, è compiutamente espresso nella sua opera L’intuizione e la verità di fatto, che uscì in due edizioni, nel 1924 e nel 1930, e che, sin dal suo primo apparire, ebbe favorevole accoglienza fra gli studiosi dell’epoca. Ad esso, comunque, si affiancano – afferma la nipote Maria Tentori Montalto – numerosi contributi a riviste, discorsi commemorativi, relazioni a convegni, conferenze, prolusioni a corsi accademici, apparsi fra il 1893 e il 1941, cioè fino a pochi anni prima della morte, avvenuta a Roma nel 1946. Ho avuto il piacere, altresì, di conoscere e intervistare, seppure indirettamente, la Dott.ssa Laura Tentori Montalto di Roma, cardiologa e pronipote del prof. Francesco Montalto.

Dottoressa, da dove discende la famiglia Montalto?

“La storia della famiglia Montalto inizia lontano nel tempo e nello spazio, quasi certamente nell’anno 966 d.C. in Francia, quando per la prima volta compare in un documento  il nome di Odon de Montault. Un suo discendente Trasmondo, figlio di Unfrido barone di Montault, militò con Ruggero II d’Altavilla durante la conquista di quello che diventerà il regno normanno in Italia.  I Montalto ottennero feudi in Calabria (dando il nome a Montalto Uffugo), in Puglia e in Sicilia. Il nostro ramo alla fine del ‘500 si trasferì in Calabria a Laureana di Borrello e a Drosi – Rizziconi”.

Cosa ci racconta del suo bisnonno Francesco?

“Il professor Francesco Montalto nacque il 29 aprile del 1863 a Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria. Sostenne i suoi studi a Monteleone di Calabria, oggi Vibo Valentia, dove conseguì la licenza liceale nel 1881. Ammesso per concorso alla Scuola Normale Superiore di Pisa, vi frequentò il primo biennio per poi passare all’Università di Napoli, dove si laureò brillantemente in filosofia nel 1885 con una tesi sul filosofo Pasquale Galluppi (1770 – 1846). Nel gennaio del 1888 sposò a Rizziconi una sua lontana cugina, Elvira Montalto, dalla quale ebbe otto figli. Francesco Montalto iniziò la sua carriera didattica nel 1886, come docente di filosofia, dapprima nel liceo ginnasiale Filangieri di Monteleone Calabro e, successivamente, nel Liceo T. Campanella di Reggio Calabria; nel 1894 fu trasferito al liceo N. Spedalieri di Catania. Nel 1900, la famiglia si trasferì a Napoli, dove Francesco incontrò Benedetto Croce di cui divenne fervente amico. Una fitta corrispondenza tra i due è stata donata  dalla nostra famiglia alla Fondazione Croce a Napoli. Sempre a Napoli, Francesco divenne strettissimo amico  del collega Giovanni Gentile (1875 – 1944): entrambi abitavano in  Vico Storto Purgatorio ad Arco, condividendo lo stesso pianerottolo. In quell’anno, per la graduatoria di merito ottenuta nel concorso per la cattedra di filosofia del liceo T. Mamiani di Roma, ebbe il trasferimento al liceo classico Vittorio Emanuele di Napoli. L’anno accademico successivo, 1901/1902, passò ad insegnare al liceo A. Genovesi della stessa città, dove rimase senza interruzione fino al suo collocamento a riposo nel 1933. Oltre con Croce e Gentile, il bisnonno Francesco strinse una forte amicizia anche con Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, lo Spaventa e molti altri personaggi che il giovedì si riunivano nei salotti delle loro abitazioni. Parallelamente  all’incarico nel liceo Genovesi, insegnò pedagogia dal 1900 al 1909 nella Scuola normale pareggiata Suor Orsola Benincasa e  Filosofia e Storia della Filosofia  nell’Istituto pareggiato omonimo di Magistero superiore femminile fino al 1933. Nel 1924, comunque, aveva conseguito la libera docenza in Storia della filosofia all’Università di Napoli”.

Ci sono particolari inediti sulla vita familiare del prof. Montalto?

“La sua vita familiare conobbe molte sventure: i figlioletti, Pasquale e Ugo, morirono piccolissimi, prima di compiere i due anni. A Reggio nacque l’11 dicembre del 1888 la prima figlia, Maria, chiamata familiarmente Amina, in omaggio all’eroina della Sonnambula di V. Bellini, tanto amata da suo padre negli anni degli studi alla Normale di Pisa. Amina morì il 13 agosto del 1889 ad appena otto mesi. La nascita della seconda figlia, assai somigliante alla prima, tanto da ripeterne il nome, Maria, avvenne il 24 febbraio del 1890. La diciottenne morì a Napoli il 15 giugno del 1908 per le conseguenze di un’endocardite e fu sepolta a Somma Vesuviana. Il 4 marzo del 1891 nacque Francesco Antonio. Una malattia tubercolare, purtroppo, minò anche la sua giovane vita. Morì a Somma Vesuviana il 29 ottobre del 1907 all’età di sedici anni.

Un altro figlio, infine, Domenico, nato nel 1892, morì a Roma nel 1931 all’età di 39 anni per una setticemia causata da una scheggia di bomba mai rimossa che gli ulcerò lo stomaco: partecipò, infatti, al primo conflitto mondiale come volontario. Prese parte, inoltre, alla Marcia su Roma, occupando alte cariche sindacali durante i primi anni del Ventennio. Fu un avvocato di grido. Della numerosa famiglia, comunque, rimasero in vita solo due figlie: Lina (1894 – 1967) e Silvia (1895 – 1972)”.

Il rapporto del professor Montalto con la città di Somma Vesuviana?

“La famiglia Montalto si stabilì a Somma Vesuviana per consiglio di medici, ad avvantaggiare la prima figliuola Maria, che quindicenne, si era ammalata di endocardite, effetto postumo di morbillo sofferto da bambina a Catania. All’epoca, nel 1905, la cittadina vesuviana era circondata da campi e giardini e presentava un incantevole panorama agreste, in cui si respirava un’aria profumata e salubre.

Il clima di quella villeggiatura autunnale nelle campagne sommesi giovò molto a Maria. La famiglia viveva in via Strettola nella proprietà Raimondi. Il professore si alternava tra Somma e Napoli. Vi era un circolo per villeggianti, poco frequentato dai miei bisnonni. La vita della famiglia continuò felicemente nella residenza di Somma Vesuviana, fino a quando la malattia non colpì il figlio Francesco Antonio, chiamato da tutti Totò. Per l’occasione era stato affidato alle amabili cure del dott. Alberto Angrisani.  A nulla, però, valsero le amabili cure: il ragazzo si addormentò per sempre il 29 ottobre del 1907, lasciando un grande e profondo sconforto nei genitori. Il 15 giugno dell’anno successivo, un altro dramma colpì la famiglia: Maria morì a Napoli e la sua salma fu trasportata a Somma Vesuviana. La ragazza era stata mandata a Napoli per cambiamento d’aria e ospitata nella bella casa a Margellina del generale Angelo Cavaliere e dalla cara moglie Sofia Scala.  L’esequie si tenne nella monumentale Chiesa di San Domenico, retta all’epoca dall’Ordine dei Carmelitani Scalzi. La giovane fu inumata in un riquadro della Cappella del SS. Rosario, accanto a quella del fratello. Nel 1913, il professor Montalto chiese in concessione agli amministratori della suddetta cappella cimiteriale un pezzo di terra (m. 3,60 x 5,40) a sinistra del vano d’ingresso all’ipogeo per erigere un luogo destinato a raccogliere e custodire i resti mortali dei propri figli, oltretutto comprò due loculi nella cappella del Rosario. La famiglia provvide a recintarlo con una ringhiera di ferro, ma si obbligò a restituirla alla confraternita del Rosario qualora fosse servito, all’epoca, per erigere le scale d’accesso alla chiesa superiore. Un’ eloquente epigrafe murale, in marmo di Carrara, omaggia i due giovani figli Antonio e Maria, i cui resti sono depositati negli attuali loculi della cappella del Rosario insieme ai resti dell’altra figlia Silvia e del piccolo pronipote Ettoruccio Capecelatro; mentre nella tomba a terra sono situati i resti dei bisnonni Francesco ed Elvira.

Cosa ricorda di sua nonna Lina Montalto?

“Mia nonna Lina, le cui spoglie mortali vorremmo riunire a quelle dei suoi a Somma Vesuviana, fu una delle poche ragazze che all’epoca, in Italia, ebbe il coraggio di intraprendere studi universitari. A Roma, nel 1918, si iscrisse al corso d’arte del prof. Adolfo Venturi (1856 – 1941) e nel 1921 vinse una borsa di studio a Vienna. Viaggiò in Germania, visitando per motivi di studio Monaco, Berlino, Stoccarda. Critica d’arte, fu autrice di numerose pubblicazioni in riviste prestigiose come Napoli Nobilissima, Brutium, La Brigata, La Perla ed altre. A Roma, dove visse, insegnò Storia dell’Arte al Liceo Giulio Cesare. A Napoli diresse, per un certo periodo, il Museo San Martino. Di lei vorrei ricordare la straordinaria personalità, la vivace intelligenza e la profonda malinconia dello sguardo severo e al tempo  stesso  dolcissimo”.

Come nasce il doppio cognome Tentori Montalto?

“A Napoli, dove risiedeva anche la famiglia di Tullio Tentori, preside del Liceo Genovesi e noto latinista, insegnava anche il mio bisnonno Francesco. I ragazzi delle due famiglie frequentavano la stessa scuola e più tardi Lina Montalto sposò Silvio Tentori. Da questa unione deriva il nostro doppio cognome, perché con la morte di Francesco e dei suoi figli maschi si estinse il ramo della linea maschile Montalto”.

Come visse gli ultimi anni della sua vita il suo bisnonno Francesco?

“Comunque, il prof. Montalto, trovatosi per caso a Roma, presso la figlia Lina e la famiglia di lei, vi rimase bloccato a causa degli eventi dell’ultimo conflitto mondiale che gli impedirono il ritorno nella sua casa di Napoli, come afferma mia zia la Dott.ssa Maria Tentori Montalto. Alla fine del 1944,  quando le comunicazioni a sud di Roma furono ripristinate, fu possibile alla figlia e ad uno dei nipoti, raggiungere Napoli, liberare l’appartamento – che da quarant’anni egli teneva in affitto, ma che era stato requisito per alloggiare gli sfollati della guerra – e raccogliere a Roma, presso Francesco Montalto, ormai più che ottantenne e malato, quanto di quella casa fu possibile trasportare ed, in primis, i libri, la corrispondenza e le sue carte che egli ebbe il tempo di rivedere e in buona parte riordinare. Morì a Roma il 22 agosto del 1946. La salma, trasportata da Roma al cimitero cittadino di Somma Vesuviana con decreto prefettizio n°1106 del 4 /9/1946, fu inumata il 5 settembre del 1946 (Archivio Storico Cimitero Somma Vesuviana, atto di sepoltura n°170/1946) accanto ai suoi figli Antonio e Maria”.