Somma Vesuviana, in memoria delle vittime civili del 1943 una solenne celebrazione

La Comunità parrocchiale di San Michele Arcangelo, San Giorgio e San Pietro, in sinergia con la sezione storica di Somma Vesuviana dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci (ANCR), promuove una giornata di solenne commemorazione in memoria delle vittime civili dei tragici eventi del 1943.

Il momento centrale della memoria si terrà il prossimo 1° ottobre, giovedì alle ore 19:00, presso la Chiesa di San Domenico, dove sarà officiata una Celebrazione Eucaristica in suffragio presieduta dal parroco Rev. Don Nicola De Sena. L’alto valore civile e istituzionale della ricorrenza sarà sottolineato dalla presenza delle massime autorità locali e associative. Saranno presenti alla cerimonia Silvia Svanera, sindaca del Comune di Somma Vesuviana; il Leg. Salvatore Marigliano, presidente provinciale dell’ANCR; Enrico Gammella, presidente dell’ANCR di San Sebastiano al Vesuvio. A seguire un momento di profondo raccoglimento con la comunità che si ritroverà in piazzetta Guglielmo Marconi (piazzetta san Domenico) per un atto di formale ricordo e omaggio alla memoria dei caduti civili. In questo luogo, nel 1945, fu posta un’eloquente epigrafe a memoria di quel nefasto giorno. La cittadinanza e le associazioni del territorio sono invitate a partecipare per rinnovare il dovere della memoria e onorare il sacrificio dei caduti.

Il 1° ottobre del 1943, in concomitanza con l’avanzata delle truppe anglo-americane e la conseguente fase di ripiegamento strategico delle forze tedesche, il centro abitato di Somma Vesuviana fu teatro di gravi e sistematici atti di violenza. I reparti nazisti in ritirata perpetrarono devastazioni e rappresaglie, impiegando cariche di dinamite e incendi per distruggere il patrimonio edilizio di numerosi residenti, i quali furono così ridotti in condizioni di assoluta indigenza e sradicamento. A tali ingenti danni materiali si sommarono l’uccisione sommaria di tre civili, rimasti vittime del fuoco delle mitragliatrici.

Fu l’inizio delle sistematiche razzie perpetrate dalle truppe tedesche nel territorio di Somma Vesuviana. Le forze d’occupazione procedettero alla requisizione forzata di beni di valore, bestiame e mezzi di trasporto, mentre l’intera comunità veniva scossa dal transito dei mezzi corazzati in ritirata. Parallelamente alle spoliazioni, i reparti germanici avviarono diffuse azioni di sabotaggio e terra bruciata: minarono e saccheggiarono diversi locali pubblici e appiccarono il fuoco a numerose abitazioni nel centro urbano. Le proporzioni dei roghi erano tali che dal monte Somma si potevano scorgere le fiamme lambire i tetti e illuminare il cielo. Questo progressivo inasprimento delle violenze culminò nella tragica giornata del 1° ottobre del 1943, passata alla storia locale come il giorno più lungo e drammatico per la popolazione sommese. Il contesto dell’area vesuviana e napoletana era d’altronde già fortemente infiammato dai sentimenti di rivolta. Nei giorni immediatamente precedenti, il vicino quartiere di Ponticelli era stato teatro di una feroce e sanguinosa resistenza contro l’esercito nazista, pagata al prezzo di 163 vittime. Come evidenziato dagli studi dello storico locale, il professor Luigi Verolino, l’insurrezione di Ponticelli costituì una pagina di cruciale rilevanza storiografica, configurandosi come il primo quartiere in Europa capace di liberarsi autonomamente dall’occupazione nazifascista.

Tra le vittime sommesi si ricordano: Ciro Giannoli (1913–1943), sfollato, figlio di Salvatore e Anna Campagna, mitragliato e ucciso sul colpo, mentre il padre Salvatore rimase gravemente ferito; Michele Muoio (1865–1943), figlio di Domenico e Concetta Sorrentino, vedovo e panettiere. Mentre si trovava nella sua abitazione in via Roma al civico 41, fu costretto a scendere in strada sotto minaccia di morte e ucciso con una raffica di fucile mitragliatore (come documentato dal verbale d’interrogatorio del sarto Aniello Sodano, datato 15 giugno 1945); Luisa Granato (1916–1943), figlia di Francesco e Maria Teresa Raia. La donna, in compagnia della figlia Giuseppina, era incautamente tornata in paese dalla località Castello – dove si era rifugiata – per racimolare un po’ di pane per l’altra figlioletta, Teresa. Ignorando gli inviti dei presenti ad allontanarsi, vicino alla sua abitazione, due soldati tedeschi armati spararono senza esitazione sulla donna che fu raggiunta da tre colpi di fucile mitragliatore. Crollata al suolo in una pozza di sangue, morì alle ore 16:50 dopo una lunga agonia. La tragedia fu testimoniata due anni dopo, il 15 luglio del 1945, dal vicino di casa Beniamino Di Palma.

Paolino Angrisani

Alle 17:30, l’avvocato Paolino Angrisani, il marchese Camillo de Curtis, e i giovani Gioacchino Mosca e Francesco De Martino annunciarono finalmente il ritiro dei tedeschi. Somma Vesuviana si liberò dall’apnea nazista tra fumi e macerie. Le campane iniziarono a suonare a festa, mentre la popolazione ritornava frettolosa e muta in quelle poche mura che erano rimaste.