L’ Auriga di Delfi e i Bronzi di Riace

Bentornati al trentaseiesimo  appuntamento di “Riavvolgi il futuro” oggi approfondiremo inizialmente l’Auriga di Delfi e successivamente proseguiremo con un breve confronto tra essa e i Bronzi di Riace.

L’Auriga di Delfi è uno dei massimi capolavori della scultura greca antica e rappresenta il manifesto perfetto dello Stile Severo (480-450 a.C.). Ritrovata nel 1896 nel santuario di Apollo a Delfi, la statua si è conservata in modo eccezionale poiché fu sepolta da una frana nel 373 a.C., proteggendosi dai saccheggi e dalle fusioni che hanno distrutto gran parte della bronzistica greca. 

L’opera faceva parte di un monumentale gruppo statuario in bronzo composto da un carro a quattro cavalli (quadriga), guidato dall’auriga e affiancato da uno o due palafrenieri.

  • Datazione: Circa 478-474 a.C.
  • Committente: Polizalil, tiranno di Gela (Sicilia).
  • Occasione: Celebrare la vittoria di Polizalo nella corsa dei carri ai Giochi Pitici di Delfi.
  • Attribuzione: L’attribuzione resta incerta, ma i nomi più accreditati dalla storiografia artistica sono Pitagora di Samo (attivo a Reggio Calabria) o Sotade di Tespie.

La statua è ad altezza naturale (180 cm) e raffigura un giovane auriga nel momento successivo alla vittoria: non è rappresentato durante la concitazione della gara, bensì durante il giro d’onore o la presentazione al pubblico.

Volto ed Espressione: Assenza totale del “sorriso arcaico”. Il volto esprime sophrosyne (autocontrollo, compostezza interiore ed etica). Le labbra sono leggermente dischiuse e conservano tracce di rame rosso applicato.

Gli Occhi:Eccezionalmente conservati: intarsiati in vetro e pietra dura, incorniciati da ciglia in lamina di bronzo intagliata che conferiscono uno sguardo profondo e magnetico.

Anatomia e Ponderazione:Il corpo presenta una sottile torsione elastica: i piedi sono leggermente ruotati a destra, il busto compensa verso sinistra e la testa si orienta di nuovo leggermente a destra.

Il Vestito (Xystis):L’auriga indossa la tunica tipica dei guidatori di carri. La parte inferiore cade con pieghe scanalate e rigide che ricordano le fustature di una colonna dorica; la parte superiore è arricciata con un panneggio più morbido e naturale.

L’opera è un esempio magistrale della fusione a cera persa indiretta. Venne realizzata tramite la fusione separata di diversi pezzi (testa, busto, braccia, gonna, piedi) poi assemblati e saldati insieme con estrema maestria:

  1. Ageminatura e intarsi: I dettagli vennero rifiniti con metalli differenti per accentuare il verismo cromatico. Rame rosso per le labbra, argento per la fascia (tainia) che stringe i capelli e pietra per gli occhi.
  2. Resa dei particolari: I dettagli anatomici dei piedi e delle mani, stretta ancora intorno alle briglie in bronzo, mostrano una precisione quasi clinica nella resa di vene e tendini.

L’Auriga segna il definitivo superamento della rigidità arcaica e introduce i concetti chiave dell’arte classica:

  • Ethos vs Pathos: Lo Stile Severo rinuncia all’esibizione delle emozioni drammatiche. La vittoria non viene celebrata con esultanza sguaiata, ma con una dignità quasi divina.
  • Equilibrio dinamico: Il movimento non è esplosivo ma trattenuto; la figura è statica all’apparenza, ma percorsa da una tensione muscolare e strutturale sottile.

💡 L’Angolo dell’Esperto: Confronto tra l’Auriga di Delfi e i Bronzi di Riace:

Il confronto tra l’Auriga di Delfi e i Bronzi di Riace permette di comprendere appieno l’evoluzione interna dello Stile Severo (480-450 a.C.) e il suo graduale passaggio verso il Primo Classicismo di Policleto e Fidia.

Mentre l’Auriga appartiene alla fase iniziale dello stile (circa 478-474 a.C.), i Bronzi di Riace testimoniano lo sviluppo maturo e finale del periodo (circa 460-450 a.C. per il Bronzo A, e 450-440 a.C. per il Bronzo B).

Nell’Auriga, la veste nasconde quasi interamente la figura, lasciando emergere l’anatomia solo nei piedi, nelle braccia e nel volto. L’interesse dello scultore è concentrato sulla caduta verticale delle pieghe e sull’equilibrio geometrico.

Nei Bronzi di Riace, la rimozione dell’abito rivela una conoscenza approfondita dell’anatomia umana: i fasci muscolari del torace, degli addominali e delle gambe non sono più semplici incisioni superficiali, ma masse plastiche collegate in modo fluido.

  • L’Auriga conserva un’impostazione “a colonna”, condizionata dalla sua funzione architettonica all’interno del gruppo del carro.
  • Il Bronzo A e il Bronzo B introducono il principio dello chiasmo (incrocio degli arti): alla gamba destra portante corrisponde il braccio sinistro flesso (che reggeva lo scudo), creando una tensione contrapposta che dona alla statua dinamismo naturale pur rimanendo in posizione stante.

L’Auriga incarna il momento successivo alla vittoria: è l’immagine dell’immobilità e dell’autocontrollo. I Bronzi di Riace, pur conservando l’autocontrollo tipico dello Stile Severo, esprimono un’energia potenziale pr pronta ad esplodere: le vene in rilievo, i muscoli contratti e lo sguardo orientato lateralmente suggeriscono un guerriero pronto al combattimento.

E come sempre grazie sempre miei strabilianti artisti/ artiste, vi attendo come sempre al nostro prossimo appuntamento. 😉

P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)