Somma Vesuviana, il ricordo dello storico maestro elementare Giacomo Martone ad un mese dalla sua morte

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Il 31 maggio moriva, all’età di 95 anni, il prof. Giacomo Martone. Legò il suo nome alla sua attività di maestro di scuola elementare presso il plesso scolastico nel quartiere Casamale. Il ricordo, nelle righe successive, dell’ex alunna Laura Polise, oggi docente d’arte e immagine e valente pittrice.

Il prof. Giacomo Martone nacque il 25 ottobre del 1927 a San Martino Valle Caudina, un piccolo paese della provincia di Avellino. Iniziò ad insegnare dapprima a Casamicciola e, successivamente, a Somma Vesuviana alla fine degli anni ‘60 (1968) presso l’attuale plesso scolastico G. Auriemma nel quartiere Casamale. Sposò nel 1957 la nobildonna Elena Virnicchi, figlia terzogenita dell’illustre medico montellese Nicola (1878 – 1953), che comprò dai nobili De Curtis nel 1946 il castello d’Alagno. Dopo la morte del dott. Nicola Virnicchi, il maniero passò ai cinque figli che lo vendettero al Municipio di Somma nel 1998.

Il professore Martone conobbe la giovanissima Elena durante uno dei tanti  lussuosi ricevimenti nell’ ampia sala del maniero: donna Margherita, una sorella di Elena, era amica delle cugine del Martone. Dopo la morte di Salvatore Rea, Gerry Guadagni, Achille Alfonso Romano, Ciro Scozio e Mario Indolfi, il prof. Martone era rimasto il decano ancora in vita di una generazione di vecchi maestri elementari, che non torneranno mai più sulla scena educazionale. Adorato e benvoluto da tutti, sempre con il sorriso e i modi garbati e gentili, ha educato generazioni di piccoli sommesi. Tra i suoi hobbies preferiti vi erano la pittura e la fotografia. Fu anche giudice popolare nei grandi processi contro la camorra organizzata.

Assistevamo ogni giorno a scuola – ricorda la prof.ssa Laura Polise –  ad una vera e propria performance artistica. Quando insegnava, con la sua bacchetta tra le mani, sembrava tutto così magico. Disegnava con una bravura incredibile, tutto si trasformava davanti ai nostri occhi e allibiti assistevamo ad un vero miracolo creativo. Gli alunni lo guardavano estasiati e lui, come un abile mago/giocoliere, utilizzava i suoi gessetti colorati sulla lavagna. Trasmetteva il suo amore per l’arte, tantoché per ogni favola raccontata – continua Polise –  era d’ obbligo un suo meraviglioso disegno: una vera istantanea di tutti gli elementi del racconto. Era sempre intento a disegnare con i suoi gessetti un paesaggio variopinto con un prato smaltato e mille fiorellini in segno di rinascita. Ricorderò  sempre – conclude la sua ex alunna – il suo sorriso, i suoi insegnamenti e le sue opere, da dove è partita quella scintilla e passione per l’arte, che anima la mia vita.