Voler conoscere la storia del proprio paese – afferma lo scrittore Carlo Graziano – è uno dei desideri più comprensibili, giustificabili ed encomiabili di ogni essere umano. E’ il caso della pubblicazione dell’indice dei nomi, soprannomi, luoghi, proprietà e mestieri, tratto dal Catasto provvisorio francese dell’Archivio storico cittadino G. Cocozza. Ci ritroveremo tra vecchie generazioni che non hanno solamente lo stesso cognome, ma che si sono contraddistinte, nei secoli, grazie ad un soprannome e alla località dove risiedevano (allegato in pdf alla fine dell’articolo).
Il Decennio francese iniziò il 14 gennaio del 1806 con l’occupazione di Napoli da parte di Giuseppe Bonaparte, nominato successivamente re e rimasto in carica fino al 15 luglio del 1808, quando divenne re di Spagna. Al suo posto arrivò Gioacchino Murat, che rimase al potere fino a marzo del 1815. Sostanzialmente, durante questo periodo furono intraprese importantissime riforme nel campo politico, economico, amministrativo, finanziario, sociale e religioso, grazie alla creazione di nuovi organi istituzionali con poteri distinti e specifici. Murat, inoltre, completò, specialmente nel campo politico-amministrativo, tutte quelle iniziative che il predecessore si era preoccupato di attivare nel campo della legislazione, riguardante la disciplina e l’esecuzione delle norme generali. In particolare, i francesi volsero la propria attenzione alla questione catasto.
Il catasto onciario, in voga fino a quel momento, consisteva, come ben sappiamo, in una sorta di censimento della popolazione, in cui, anche se era presente un riscontro sulle proprietà, non solo quelle relative al territorio (Università o Comune) di appartenenza, non era altro che il risultato di una ricognizione territoriale in sintonia con le rivele dichiarate dai contribuenti. Il catasto borbonico, quindi, non era un vero catasto moderno, dal momento ché era costituito da un repertorio di persone, per ognuna delle quali venivano indicati dati relativi alle persone stesse: nome, cognome, paternità, professione, stato civile, età, numero dei figli e la rispettiva età e solo alla fine era indicata la consistenza patrimoniale in once. La novità, invece, del catasto provvisorio rappresentò la concretizzazione di una diffusa esigenza di correzione del catasto del 1741, in linea con una visione fiscale più moderna, rigorosa e scientifica. Esso non solo nasceva come catasto particellare, poiché il suo presupposto era la dettagliata ripartizione del territorio, ma fondava la sua attuazione sul territorio e non più sulla situazione patrimoniale delle famiglie. Tuttavia, bisogna evidenziare, che il catasto francese – pur avendo per fine la determinazione di quota di un’imposta diretta quale la fondiaria, che rappresentò la tassa di maggior gettito non solo nei primi anni del XIX secolo, ma anche nel corso della Restaurazione – ebbe come caratteristiche frequenti, oltre l’imprecisione e l’approssimazione, una non sempre equa distribuzione del peso, una valutazione tante volte frutto di pressioni di proprietari locali. La legge dell’8 novembre del 1806, oltre a sancire l’ abolizione di fatto del catasto borbonico, obbligò i sindaci, gli eletti e i ripartitori di ciascun Municipio/Università a:
1) suddividere tutto il territorio in sezioni e in particelle corrispondenti a ciascun proprietario;
2) determinare per ognuna di esse la natura, l’estensione e la classe di appartenenza (ne furono stabilite tre sulla base della qualità e del rendimento);
3) stimare la rendita imponibile di ciascuna proprietà, rendere pubblici i risultati delle suddette operazioni e valutare gli eventuali reclami.
Con le leggi del 4 aprile, 12 agosto e 9 ottobre del 1809, e delle istruzioni del Ministero delle Finanze del 1 e 22 ottobre dello stesso anno, ebbe inizio definitivamente la formazione del nuovo catasto francese per abolire, quindi, tutte le preesistenti forme di contribuzione diretta e sostituirle con la sola imposta fondiaria, per la prima volta applicata anche ai beni di provenienza feudale ed ecclesiastica (cit. Roberta Ventrella). Questo nuovo e più preciso strumento, denominato fino al 1870 Catasto Provvisorio Terreni, comprendeva inizialmente anche i fabbricati. L’ obiettivo era di costruire uno strumento fiscale basato su indicatori territoriali (partite) che potevano essere aggiornati ad ogni variazione e collocati sul territorio con l’ausilio, anche, di una mappatura. Il supporto cartografico, comunque, non fu mai fornito al catasto francese, rimanendo come un catasto descrittivo.
Nella Terra di Somma il primo catasto provvisorio fu formato e redatto il 1 agosto del 1811 dal direttore delle Contribuzioni dirette, in sintonia con gli amministratori e gli agenti comunali, verificato e rettificato dal controloro Sig. Gambardella, visto ed approvato dall’ Intendente di Provincia. Il decreto del 12 agosto 1809 prevedeva che le rettifiche fossero predisposte da una commissione nominata dal decurionato di ciascun Comune, ai lavori della quale partecipavano anche i commissari ripartitori incaricati di procedere alla ripartizione della contribuzione fondiaria ed alle stesura degli atti di sezione e per la compilazione delle relative matrici di ruolo e la forma dei vari registri catastali. A tal riguardo, con delibera decurionale del 24 settembre 1809 fu istituita una commissione composta da cinque decurioni destinati a ricevere le osservazioni di tutti i proprietari sui rispettivi articoli delle matrici di ruolo. I cinque decurioni, all’epoca, furono: Aniello Feola, Domenico Fragliasso, Luigi de Felice di Pascale, Ippazia Danza e Luigi de Felice q.m Antonio. Ogni foglio del catasto del 1811, composto da IV libroni, è composto da una denominazione delle sezioni, un numero d’ordine dello stato di sezioni, natura delle colture e delle proprietà, denominazione della proprietà o dei luoghi in cui erano situate, estensione delle terre in tre classi (1°, 2° e 3°), rendita netta con colonna di carico e discarico, bilancio, numeri di chiamata del venditore o compratore ed, infine, motivi di carico o discarico.
- Provincia di Napoli
- Distretto di Napoli
- Comune di Somma
- Popolazione: 7000 anime
- Epoca in cui è stato compito il Catasto Provvisorio: 1811, 1° agosto
- Numero degli Articoli dello Stato di Sezioni: 3178
- Numero degli articoli del Catasto Provvisorio: 1310
- Denominazione delle misure agrarie, coll’indicare il quantitativo dei palmi quadrati in esso contenuti: il moggio, composto di palmi quadrati 57600
- Natura delle proprietà territoriali: vigneto ottimo, vigneto, vigneto scosceso,vigneto novello, arbusto, arbusto allagato, giardino, selva, incolto, case rustiche
- Estensione in tre classi (1^, 2^. 3^ classe) – Totali rispettivi: 1.736,180 – 2.990,397 – 2.802,859 per un totale di 7.529,536
- Rendita per ogni natura: 624 – 24.176,43 – 1.308,33 – 202,16 – 52.091,60 – 1.002,62 – 2.847,88 – 4.376,74 – 104,16 – 400,61 = Totale generale 87.134,53
- Case di abitazione dedotto il quarto restala rendita netta: 5.900.32 1/3
- TOTALE GENERALE : 93.034, 85 1/3
Questo semplice lavoro – che potrete visionare in pdf allegato alla fine dell’articolo – riassume, oltre al lungo repertorio dei contribuenti sommesi (e non) con i propri cognomi e nomi e indicazione paterna, anche una raccolta minuziosa di toponimi locali e di svariati soprannomi in uso sul territorio. La toponomastica, in particolare, propone, oltre alle conosciute denominazioni de’ luoghi, anche micro toponimi del tutto scomparsi e non più usati, relativi a determinate aree: di campagne tra arbusti (allagati e normali), vigneti (ottimo, normale, scosceso e novello) e selve; del monte Somma con terreni incolti; della città con case e giardini; delle masserie con case rustiche; e, infine, dei confini territoriali.
I soprannomi, invece, colgono gli aspetti più strani: difetti fisici, umani, morali, vestizione, vicende sociali e religiose, parti del corpo e cosi via. Ogni soprannome, come leggerete, oltre ad identificare un individuo o una famiglia nella comunità, racchiude una determinata qualità morale o sociale: sono quelle caratteristiche che accompagneranno più di una generazione fino ai giorni nostri. Ci ritroveremo, quindi, tra persone che non hanno solamente lo stesso cognome, ma che si sono contraddistinte, forse nei secoli, grazie ad un soprannome e alla località dove risiedevano.
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