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Lunedì 27 gennaio 2020, la “Giornata della Memoria”, gli alunni della Scuola Media Statale “San Giovanni Bosco – Summa Villa”, guidati dalla prof. essa Maria D’Ambrosio, visiteranno a partire dalle ore 11:00 il quartiere Giudecca di Somma Vesuviana alla ricerca di attestazioni e presenze ebraiche.

Gli ebrei sono presenti sui territori italiani da tempi remoti. L’arrivo di questo popolo in Italia e in Campania risale già al 63 a.C.: erano prigionieri dei Romani di Pompeo, che ebbero libero permesso di vivere e commerciare a Pompei, Ercolano, Pozzuoli, Salerno e Napoli. Lo storico sommese Domenico Russo aggiunge che numerosi rinvenimenti archeologici attestano anche la presenza del popolo ebraico a Capua e nel territorio nolano. Nella città di Napoli, gli Ebrei fondarono la prima comunità in via Giudecca Vecchia a Forcella e la loro prima sinagoga. A Napoli, inoltre, anche un’altra colonia ebrea si insediò nel vicolo ebraico, l’odierno Limoncello. In città sorsero anche due sinagoghe. Quando i monaci domenicani iniziarono a perseguitarli in tutta Italia, obbligandoli a porre contrassegni  sui loro vestiti. Molti ebrei dall’altra parte della penisola si rifugiarono in Campania, ma, nonostante pagassero regolarmente le tasse ai dominatori e svolgessero fiorenti attività commerciali e culturali, nel 1541 vennero comunque espulsi. E in quest’epoca che si concretizza definitivamente anche l’allontanamento degli ebrei dalla Reale Terra di Somma. Nel 1928 lo storico Alberto Angrisani segnalava la loro presenza a Somma grazie ad alcuni graffitti su tegola rinvenuti all’interno della località “Abbadia”. Tali reperti, infatti, hanno convalidato recentemente l’esistenza di personale ebraico alle dipendenze di una fattoria o villa romana che ivi esisteva. I graffiti sembrano riprodurre una stella a cinque punte, che come appare anche in vari esemplari pompeiani, è quasi sempre collegabile a frasi inerenti personaggi o contesti ebraici, come riferisce l’archeologo Antonio Varone. Dal I secolo d.C. passeranno poi circa mille anni prima che si possa documentare la presenza della comunità ebraica nella Terra di Somma, continua Russo.

Re Carlo I d’Angiò, infatti, si servì della loro opera di banchieri, di sanitari, di orafi, di traduttori dall’arabo. Gli ebrei erano grandi prestatori di denaro; infatti nel lungo elenco vi erano i napoletani come Abramo de Lucifero, Monda Pisano, Abramo di Buonofato, Abramo Provenzale, Trottu de Lia. In particolare gli Abramo o “de Abraymo” erano pure dei mercanti sommesi, come sostiene lo storico Domenico Russo. Il cognome, tuttora esistente a Somma, ha avuto poi attraverso i secoli l’evoluzione in “Averaimo”, come attesta lo storico veneziano D. Fabrizio Capitello nella sua “Raccolta di Reali Registri, Poesie diverse…” del 1705. In quest’epoca la Giudecca era ubicata all’esterno della cinta muraria. Il prof. Mimmo Parisi sostiene, nei suoi studi, che gli ebrei, praticando l’usura, non potevano risiedere nel quartiere murato. Senza dubbio è da rilevare che nell’Italia meridionale, alla fine del dominio angioino, gli Ebrei formavano una classe sotto certi aspetti privilegiata e numerosa, sia per un forte ritorno all’Ebraismo dopo tante conversioni sia per le nuove immigrazioni, come ci conferma lo storico di orgine ebraica Emanuele Artom.

A conferma, poi, della presenza ebraica nella città di Somma vi è lo storico degli ebrei del Mezzogiorno, Dr. Nicola Ferorelli, che nella sua opera “Gli Ebrei nell’Italia meridionale dall’età romana al secolo XVIII”, Torino, 1915, afferma esplicitamente che in Somma nel sec. XV vi era una fiorente colonia ebraica nell’antichissimo quartiere Giudecca. E’ il periodo aureo dell’intreccio della storia locale con gli ebrei – come sostiene Russo – dato dal dominio aragonese nel Regno di Napoli. Alla seconda metà del XV secolo, e non prima, infatti, risale l’organizzazione della Giudecca, cioè del vero e proprio quartiere ebraico stavolta all’ interno della cinta fortificata del quartiere Casamale (vedi foto). Con l’ampliamento della murazione aragonese, infatti, operata da Ferrante d’Aragona, la Giudecca rientrò nella cinta muraria. A tal riguardo gli aragonesi, già a partire da Alfonso, non si mostrarono mai ostili, anzi utilizzavano gli ebrei anche in impieghi di prestigio, come sostiene il prof. Mimmo Parisi. I de Falco, che portarono a Somma l’edicola tutelare della “Madonna della Misericordia” in via Giudecca, erano ebrei genovesi, commercianti d’oro, venuti in massa a Napoli sotto il dominio aragonese. Ancora oggi la famiglia De Falco porta il soprannome ‘e ponenti, il che ci conferma la provenienza dalla Riviera di Ponente in Liguria, come afferma l’ing. Arcangelo Rianna.

La via del Console, ‘o cuonsolo, permetteva al rappresentante degli ebrei di poter scendere in città per confrontarsi con gli amministratori locali dell’epoca, dal momento ché l’attuale via Gino Auriemma era impercorribile, forse, o per la presenza di un grande fossato a difesa della terra murata, oppure la nuova costruzione muraria non permetteva lo sbocco sulla strada citata. La predilezione di re Alfonso d’Aragona per la città di Somma e per il popolo ebraico contribuirono quindi – secondo il Russo –  alla costituzione di una forte comunità ebraica. A ciò bisogna aggiungere che il medico personale di Alfonso d’Aragona era un ebreo palermitano di nome Mosé Bonavoglia, menzionato nei documenti dell’epoca con il titolo di “artium et medicine doctor”. Molti ebrei diventarono, successivamente, cattolici – come afferma il prof. Mimmo Parisi –  dopo l’espulsione dal Regno e tanti si convertirono nel tempo per continuare le loro attività commerciali.