“Settembre”, il racconto ritrovato di Milena Di Vicino: quando la memoria diventa letteratura

Scritto oltre trent’anni fa e pubblicato soltanto oggi, il libro attraversa i ricordi, le radici napoletane e il mondo dell’adolescenza, intrecciando realtà e sogno sullo sfondo della festa dei Gigli di Barra.

Ci sono storie che attendono a lungo prima di trovare la strada verso i lettori. Rimangono custodite nel silenzio, affidate alla memoria e alle pagine di un cassetto, finché arriva il momento in cui il desiderio di condividerle riesce a superare ogni esitazione. È quanto accade con Settembre, il racconto di Milena Di Vicino, Team Service Editore, scritto almeno trent’anni fa e pubblicato soltanto recentemente, dopo un lungo periodo in cui l’autrice ha esitato ad affrontare il pubblico. Milena nasce a Napoli nel 1960.  Laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne, inizia a lavorare come docente di lingua inglese prima a Firenze e poi ad Asti, dove attualmente risiede. Sin da fanciulla, ha mostrato sempre una forte propensione per diverse forme artistiche come il canto e la scrittura, cimentandosi come poetessa in numerosi concorsi letterari, tra cui il premio Ciro Coppola ad Ischia nel 1979.

La sua pubblicazione non solo rappresenta la realizzazione di un desiderio coltivato nel tempo, ma anche l’apertura di una stagione nuova per una passione che la accompagna da sempre: quella della scrittura. Un progetto letterario rimasto a lungo appartato, quasi protetto da un timore difficile da spiegare, che quest’anno ha finalmente trovato la forza di trasformarsi in un progetto concreto. E, forse, questo primo passo potrà aprire la strada ad altri scritti conservati nel suo archivio privato, alcuni dei quali vedono protagonista anche Somma Vesuviana, territorio al quale l’autrice ha sempre guardato con interesse.

Il titolo Settembre richiama il tempo in cui si svolge l’intero racconto: l’ultima domenica del mese, a Barra, quartiere napoletano nel quale Milena Di Vicino è nata e vissuta. Una giornata particolare, che coincide con la festa dei Gigli, celebrazione profondamente amata dall’autrice fin dall’infanzia. È proprio questa cornice, fatta di luoghi familiari, tradizioni popolari e ricordi, a diventare il punto di partenza di un racconto che supera i confini della singola giornata. La festa e il quartiere costituiscono infatti lo sfondo attraverso il quale l’autrice può attraversare epoche differenti e rielaborare le storie familiari tramandate dalle nonne e dalle madri. La memoria personale si trasforma così in memoria collettiva. Nei racconti ricevuti dalle generazioni precedenti riaffiorano un mondo, una sensibilità e un patrimonio di esperienze che rischierebbero altrimenti di disperdersi con il passare degli anni. La scrittura diventa il luogo in cui queste voci possono ancora parlare, restituendo significato alle origini e ai legami familiari. La pubblicazione assume un significato particolare proprio per il lungo tempo trascorso dalla sua scrittura. Quelle pagine, rimaste per decenni in attesa, oggi incontrano finalmente il pubblico, portando con sé non soltanto la storia narrata, ma anche il percorso personale dell’autrice. Milena Di Vicino, con questo libro, ci ricorda che la memoria non è soltanto uno sguardo rivolto all’indietro. È una materia viva, capace di trasformarsi in narrazione e di parlare anche a chi non ha condiviso gli stessi luoghi e le stesse esperienze.

(Fonte foto: gigivalentino IS)