La protesta degli studenti finisce al centro delle polemiche per gli atti vandalici. Sdegno trasversale della politica, mentre si cercano i responsabili dei danneggiamenti.
ACERRA – Una palestra vandalizzata, una scuola occupata e una comunità scolastica alle prese con le conseguenze di una protesta che sta facendo discutere l’intera città. È quanto emerge dalle immagini provenienti dall’Istituto Polispecialistico Alfonso Maria de’ Liguori di Acerra, dove l’occupazione studentesca è stata accompagnata dalla notizia di danneggiamenti agli spazi destinati alle attività sportive.
Le immagini della palestra hanno suscitato indignazione, alimentando una polemica che coinvolge anche il mondo politico. Il tema centrale non riguarda soltanto le ragioni della mobilitazione, ma soprattutto il rispetto dei beni pubblici e delle strutture scolastiche, patrimonio collettivo a disposizione di centinaia di ragazzi.
L’occupazione è cominciata con un’azione improvvisa. Prima dell’inizio delle lezioni, alcuni studenti hanno sbarrato dall’interno il cancello principale utilizzando una catena simile a quelle impiegate per assicurare i motorini. Successivamente si sono barricati nell’edificio, impedendo il normale svolgimento delle attività didattiche.
L’intervento della Polizia di Stato ha consentito di avviare un primo dialogo con gli occupanti. Secondo le informazioni circolate, i ragazzi avrebbero manifestato l’intenzione di trasmettere una lettera al dirigente scolastico Giovanni La Montagna per illustrare le motivazioni della protesta.
Non è ancora chiaro se l’iniziativa sia stata condivisa dai rappresentanti d’istituto. Secondo alcune indiscrezioni, inoltre, gli occupanti rappresenterebbero una minoranza rispetto ai circa 1.300 studenti della scuola.
Il clima di tensione si inserisce in una stagione di mobilitazioni che ha già interessato Acerra. Il 20 ottobre gli studenti del liceo artistico Bruno Munari avevano scioperato, mentre due giorni dopo un corteo aveva riunito gli istituti superiori cittadini.
La vicenda della palestra, tuttavia, apre una questione differente. Protestare per rivendicare diritti e migliori condizioni scolastiche non può tradursi nel danneggiamento degli ambienti utilizzati dagli stessi studenti.
Resta ora da quantificare l’entità dei danni e individuare eventuali responsabilità individuali. La vicenda potrebbe avere conseguenze anche sul piano disciplinare, qualora venissero accertati comportamenti riconducibili a singoli studenti.
