Sit-in del Pd ed esposto del consigliere Coccia per invocare la riapertura della biblioteca comunale, dubbi sulla delibera del dimensionamento scolastico, richieste di analisi sui rivestimenti delle scuole anastasiane «in cerca» di possibili materiali a rischio contenenti amianto, manifesti e comunicati stampa di rivendicazione per aggiudicarsi la «paternità» della permanenza del servizio 118 in città, ancora manifesti ma stavolta degli ex alleati di Abete che rivendicano i lasciti di risorse per almeno 4 milioni di euro: sulle questioni che nelle ultime settimane hanno tenuto banco nell’agone politico anastasiano ha replicato l’assessore Aprea, vice primo cittadino con deleghe alla pubblica istruzione, cultura, viabilità e polizia municipale.
Assessore, il Pd la accusa di non aver riaperto la biblioteca comunale «Giancarlo Siani» e sostiene che lei abbia in mente di affidarla a privati. Può dirmi quando e se riaprirà la struttura e, nel caso, che fondamento hanno queste voci?
«Al momento la biblioteca non può riaprire perché la struttura necessita di lavori, anche consistenti, da fare all’interno. Parlo dell’impianto elettrico, di quello idraulico, dei servizi igienici, insomma di una serie di problemi che non ne consentono l’accesso al pubblico».
Quando è previsto l’inizio di questi lavori?
«Ad oggi non è previsto. Non ci sono fondi per poterli fare ed è vero che si sta pensando anche ad una esternalizzazione».
Cosa vuol dire esternalizzazione in questo caso? Che non sarà più una biblioteca pubblica?
«No, attenzione. Se mai dovesse concretizzarsi questa ipotesi dovrà sempre essere garantito il servizio di biblioteca pubblica per i cittadini».
Perciò non stiamo parlando di una libreria «alla Feltrinelli», per intenderci?
«Assolutamente no, parliamo di una biblioteca alla quale magari si potrà affiancare altro, un’attività che possa rendere appetibile un bando rivolto a privati».
Un bando che è già pronto?
«No, non è pronto alcun bando. Diciamo che ci stiamo pensando».
Il consigliere Coccia (Pd) ha presentato un esposto ipotizzando un danno erariale e annunciando di voler coinvolgere la Corte dei Conti.
«Sì, l’ho letto. La funzionaria responsabile ha fatto presente al consigliere i problemi strutturali che impediscono la riapertura della biblioteca e, a quanto mi consta, lui ha fatto richiesta di poter accedere ai locali per rendersi conto personalmente. Ma rispetto al danno erariale non ritengo possa in alcun modo configurarsi una simile ipotesi: il servizio è stato interrotto per motivi oggettivi e non per nostra volontà. Anzi, riteniamo sia un servizio essenziale perciò, qualunque sia la soluzione adottata, è imprescindibile che la biblioteca resti».
Per una cittadina di 30mila abitanti i locali destinati alla biblioteca erano già insufficienti prima, quando era ancora aperta. Per non parlare della modesta offerta di testi e volumi. A prescindere da quella che sarà la soluzione che sceglierete, non pensa che il Comune possa permettersi di gestirla mantenendola pubblica? Quale sarebbe il vantaggio per la comunità affidandola a privati?
«Quella di evitare la manutenzione a carico dell’Ente, quella di non impiegarvi personale necessario presso altri uffici e servizi. Il beneficio ci sarebbe eccome, garantendo comunque un servizio del quale tutti i cittadini potrebbero usufruire esattamente come avveniva prima».
Una visione che potrebbe non essere condivisibile da tutti ma che è comunque legittima. Però, le chiedo, non ci sarebbe la possibilità che altre strutture possano ospitare una biblioteca, magari in altri luoghi di Sant’Anastasia, anche periferici?
«Laddove ci fossero locali comunali idonei, sicuramente ci si penserebbe e non è detto che non possa accadere. Penso per esempio all’incubatore d’impresa accanto alla scuola Elsa Morante: per l’intera area urbana abbiamo presentato la richiesta di finanziamento per una riqualificazione. Nel caso in cui fosse approvata, nelle infrastrutture che potremo mettere a disposizione dei cittadini ci sarebbe di sicuro un servizio di questo genere».
A lei non manca una biblioteca?
«Certamente, sì. Ritengo sia un servizio importante, necessario e stiamo lavorando per poterlo ripristinare e magari arricchire».
Negli ultimi mesi si sono susseguiti attacchi vari da parte delle opposizioni. C’è qualcosa che l’ha personalmente colpita, infastidita?
«Soltanto uno, quello relativo ad un manifesto firmato da Alleanza per Sant’Anastasia, Circolo Arcobaleno e “I cittadini prima di tutto”, risale ad oltre un mese fa se ricordo bene. Non direi che mi ha infastidito, ma certamente affermava il falso».
Sta parlando del manifesto intitolato «Un paese che affonda»?
«Esatto».
Quali sarebbero le affermazioni che ritiene false?
«Una di sicuro: i firmatari di quel manifesto elencavano una serie di risorse che la passata amministrazione Esposito ci avrebbe lasciato in eredità, annoverando nelle presunte “risorse” anche la somma di un milione di euro per quello che loro stessi definivano “accordo Gori”».
E non è così?
«Assolutamente no, l’accordo con la Gori non può essere rivendicato da nessuna amministrazione passata. Le trattative erano pendenti, ma era in piedi una forte diatriba tra la Gori e il Comune di Sant’Anastasia giacché la Gori pretendeva di ottenere un rimborso di circa un milione e duecentomila euro derivante dai fondi accumulati ex art.14 (legge sugli impianti di depurazione). Ebbene, la Gori sosteneva che dovessero essere versati dal Comune questi soldi accantonati ma di fatto esistono due sentenze, una delle quali definitiva, entrambe favorevoli al Comune e il giudice ordinario afferma che nulla il Comune doveva per questi oneri di depurazione perché mai i servizi erano stati erogati. Sta di fatto però che le trattative erano in corso da anni e che l’accordo stipulato grazie alla delibera di consiglio comunale del 9 novembre 2016, quello che ci farà ottenere dalla Gori la somma di un milione e duecentomila euro, non l’abbiamo ereditata da nessuno e so di cosa parlo perché mi sono occupata personalmente della questione».
Con questo accordo cadono tutti i contenziosi?
«L’accordo al quale sono addivenuta con i dirigenti e responsabili Gori prevede lo stralcio della questione relativa ai fondi ex art. 14».
Perciò diciamo che avete eliminato dal tavolo delle trattative quella questione in particolare e vi siete accordati sul resto.
«In pratica sì, perché quella vicenda era il problema che non aveva consentito finora un accordo. Del resto non ritengo ci siano i presupposti giuridici perché l’azienda possa intentare un contenzioso contro il Comune, tanto è vero che quei soldi sono stati sempre negati. Stralciando, arriviamo ad un credito che il Comune vanta nei confronti della Gori di oltre un milione e trecentomila euro. Somma dalla quale dobbiamo sottrarre circa 190 mila euro, ossia l’ammontare delle utenze che ad un certo punto il Comune ha cominciato a non pagare più. Insomma siamo riusciti a sbloccare lo stallo, arrivando ad una soluzione proficua per il Comune. E nessuno può annoverare quanto proveniente da questo accordo come risorsa che ci avrebbe lasciato».
E le altre «risorse» elencate in quel manifesto? Parlo di un milione di euro relativo al recupero dell’evasione tributaria e di circa due milioni derivanti dall’accordo con le Ferrovie dello Stato?
«Non riguardano le mie competenze, parlo solo di ciò che conosco, di ciò in cui sono personalmente impegnata. Come nel caso dell’accordo Gori, appunto».

Nelle sue competenze, da assessore alla Pubblica Istruzione, rientrano però le scuole. Nell’ultima assise pubblica, il consigliere Peppe Maiello (Pd) ha sollevato una questione: quella delle verifiche sui rivestimenti negli edifici scolastici di costruzione antecedenti alle normative che vietano l’utilizzo di materiali contenenti amianto. Una questione avallata anche dall’intervento della consigliera di maggioranza Rosaria Fornaro (Sant’Anastasia in volo) la quale ha fatto poi presente che erano necessarie analisi spettroscopiche per fugare ogni dubbio giacché l’Ufficio Tecnico Comunale non trovava le relative documentazioni.
«Sì, e i primi risultati sono arrivati».
Quelli relativi alla scuola Sodani, peraltro riaperta ieri mattina (ndr, lunedì 6 febbraio). Risultati fortunatamente negativi che il sindaco ha annunciato in pompa magna parlando di inutili allarmismi. Ma se sono allarmismi inutili, vuol dire che le analisi sui rivestimenti nelle altre scuole non si faranno?
«Certo che si faranno, su tutte le scuole dove, per data di costruzione antecedente a quelle dove non è sicuramente possibile sia stato utilizzato amianto, è bene verificare. Anche se ritengo che non ne troveremo traccia».
Perciò si faranno. Dunque non si trattava di allarmismi?
«Ritengo che il sindaco, utilizzando quel termine, non si riferisse certo alle richieste dei consiglieri comunali, che fanno il loro dovere e che ringraziamo per le sollecitazioni, bensì al tam tam sui social dei quali, in questo paese come altrove, si fa francamente abuso. Faremo eseguire le analisi sui materiali a breve, occorre solo reperire i fondi, escludendo ovviamente le scuole nuove. E naturalmente risponderemo alle richieste come è giusto che sia. Ben vengano».
Restando in tema di scuole, il dimensionamento è stato approvato.
«Sì, finalmente direi. Anche qui si è scatenata una polemica non appena ci si è resi conto che nella prima delibera di giunta regionale non compariva il dimensionamento relativo a Sant’Anastasia».
Qual era il problema?
«Ho interloquito personalmente con la Regione Campania e gli uffici preposti, spiegando bene la situazione dei plessi anastasiani. Avevamo, di fatto, un istituto comprensivo sottodimensionato (400 alunni, il minimo invece è 600) e con una reggenza che non poteva protrarsi a lungo termine. Forniti i dovuti chiarimenti agli uffici da parte nostra, i funzionari regionali hanno riguardato tutta la documentazione della delibera di giunta risalente ad ottobre 2016 e deciso che, come era ovvio, il dimensionamento potesse essere approvato».
Vuole esprimersi sulla querelle 118, visto che è recente un nuovo manifesto a firma del Pd? Non le dà fastidio che si facciano polemiche e rivendicazioni personali anche su un servizio così importante per i cittadini che, fortunatamente, è rimasto in città?
«Mi sento soltanto di ribadire che dall’inizio abbiamo sempre cercato, come amministrazione comunale, di coinvolgere l’opposizione per trovare una soluzione che rispondesse il più possibile alle esigenze della città. È vero che il consigliere Raffaele Coccia si è attivato, che ha avanzato varie proposte e ipotizzato soluzioni tra cui anche quella alla fine adottata, ma è grazie all’intervento del sindaco che si è poi potuta attuare».
E non sarebbe meglio inneggiare alla sinergia, invece di far polemiche?
«Ben venga la sinergia, pur sottolineando che l’amministrazione comunale è stata pronta e disponibile fin dal principio, non solo a coinvolgere ma anche a ricercare ogni soluzione possibile».



