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Il professore Antonio De Simone

Da “Il Mattino”, l’intervista al professore Antonio De Simone, incentrata sulla competizione elettorale in corso. 

Sant’Anastasia. Provate a chiedere ad Antonio De Simone – archeologo, docente universitario al Suor Orsola Benincasa, «maestro» di Alberto Angela, impegnato in missioni archeologiche importanti come quella italo giapponese che a giorni tornerà a scavare in quel di Somma Vesuviana, tra i massimi esperti internazionali della materia – cosa ne pensa della campagna elettorale in corso nella sua città, dove è nato e dove vive da sempre, Sant’Anastasia. Provateci, la risposta sarà lapidaria: «Un film già visto». Già, perché almeno tre dei quattro candidati, lui li conosce bene e del resto sono stati tutti sindaci, in quest’ordine: Enzo Iervolino, Carmine Pone, Carmine Esposito. L’unica «novità» è il quarto incomodo tra i contendenti, la già presidente dell’assise pubblica, Rosalba Punzo.

Professore, «un film già visto», ma quale film?

«Vecchio, un film vecchio. Di quelle pellicole con personaggi sbiaditi, un po’ triste. Una storia che scorre mentre gli spettatori percepiscono nettamente come i protagonisti non agiscano con saggezza. Non vedo proposte nuove, sarà che non giungono particolari stimoli che mi portino ad appassionarmi alla competizione in corso».

Credo che in più di un’occasione politici le abbiano chiesto, in passato, di impegnarsi, che so, come assessore. Ci starebbe?

«Nemmeno per tutto l’oro del mondo. Chiarisco, non ho più l’età. Ho 71 anni, non dico 72 con una punta di civetteria perché li compirò tra qualche giorno, ciononostante non passo il tempo in pantofole. Lunedì riapriremo il cantiere di Villa Augustea a Somma Vesuviana, seguo grossi progetti con il Museo Nazionale di Napoli, progettazioni importanti da libero professionista, non sono in disarmo bensì, semplicemente, preferisco non prendere parte all’agone politico».

Come vede Sant’Anastasia tra dieci anni?

«Occorre scegliere cosa vogliamo essere, in prospettiva: una città che fa il tentativo di attrarre, nei residui spazi disponibili, imprese produttive o, sic stantibus rebus, essendo vicini ad una grande città come Napoli, ad un centro industriale come Pomigliano, ad un’altra città commercialmente attiva come San Giuseppe Vesuviano, una città prevalentemente residenziale dove vivere meglio di quanto si faccia ora. Questione di scelte».

Perché la sfida elettorale in corso a Sant’Anastasia non sembra appassionarla?

«Ne preferirei una improntata su problematiche reali. Sulla vivibilità per esempio, dove molto entra la viabilità divenuta per noi anastasiani un patimento: non ci si può spostare agevolmente in auto, non si ha modo di passeggiare a piedi, siamo immobili fisicamente. Da questo punto di vista, uno strumento di programmazione come il piano urbanistico è fondamentale, tra l’altro o il prossimo sindaco lo approva entro dicembre oppure avremo, con un commissariamento ad acta, la traduzione del piano provinciale a livello comunale. Non è certo una prospettiva esaltante per una città che ha un indice di costruito di gran lunga superiore alle necessità. Qui abbiamo zone di rispetto residuali dell’agricoltura che mai potranno tornarvi, di queste zone – in un paese che non ha luoghi di aggregazione – cosa vogliamo farne? Ebbene, auspico che il futuro sindaco abbia la capacità di immaginare qualcosa di diverso, affiancato magari da un buon ambientalista, da un esperto programmatore del territorio, da un urbanista illuminato».

Avrebbe preferito candidati più giovani, diciamo «nuovi»?

«Dipende. Sa, io uso molto i social e li vedo i tanti giovani candidati. Slogan sì ma alla fine non è che dicano molto.  Nonostante ciò, come tanti anastasiani, avrei preferito che gli ex sindaci, tutti, sollecitassero formazioni nuove per fare in modo che lo scettro della responsabilità passasse alle future generazioni».

Tempi di social, è la cultura la grande assente in campagna elettorale?

«Oggi più che gli uomini e le donne di cultura vanno gli influencer, diciamolo. Ma chi si candida a guidare un paese dovrebbe sollecitare la partecipazione di chi potrebbe dare molto e di più alla comunità».

I programmi sono sempre libri dei sogni?

«Se ci venisse fisiologicamente impedito di sognare, potremmo anche morire. Il sogno è meta ideale, è aspirazione, tensione, deve esserci. Il problema è capire in che modo dar luogo a percorsi che possano portare alla loro realizzazione».

Faccia conto che ciascuno degli aspiranti sindaci le chieda un suggerimento, cosa direbbe loro?

«Alla dottoressa Punzo, che non ho il piacere di conoscere, farei gli auguri e le consiglierei di andare avanti con la forza precipua delle donne. Per gli altri, suggerirei un po’ più di verve a Pone, un pizzico di calma in più ad Esposito e una apertura alla società, maggiore che in passato, a Iervolino. A tutti però augurerei un colpo di fantasia al di là dei condizionamenti obbligati e dei “debiti” da onorare quando costruiranno una squadra, sperando che non sia ancora, soltanto, frutto di condizionamenti politici. In ballo c’è il futuro di Sant’Anastasia».