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Sei anni per l’ex sindaco Lello Abete, quattro anni e sei mesi per l’ex segretario comunale Egizio Lombardi, la stessa pena per l’imprenditore, titolare dell’agenzia selezioni e concorsi, Alessandro Montuori, quattro anni per l’ex consigliere comunale Pasquale Iorio: sono le pene invocate dal pubblico ministero Luca Pisciotta che ieri ha tenuto la sua requisitoria in camera di consiglio, dove si sta svolgendo, con rito abbreviato, il processo «Concorsopoli».

Tutti gli imputati sono a vario titolo e in concorso tra loro accusati di aver messo in piedi un mercimonio per la vendita di posti pubblici, percependo indebitamente denaro affinché concorrenti paganti potessero aggiudicarsi la vittoria di uno dei concorsi messi a bando dall’ex amministrazione comunale guidata da Abete. Le richieste del pm tengono conto di attenuanti solo per tre degli imputati, ossia tutti tranne l’ex sindaco con il quale Pisciotta è stato, in aula, particolarmente severo, giudicando «intempestiva» quella che ritiene una parziale confessione (nella penultima udienza Abete ammise un unico episodio, confessando di aver percepito cinquemila euro per la vicenda Biscardi, vincitrice di concorso) e sostenendo che l’atteggiamento tenuto sin dall’arresto indichi una non comprensione della gravità delle colpe, tanto da far decidere per la richiesta di una pena particolarmente rigorosa. Dunque non attenuante ma aggravante per Abete: pena base di sette anni di reclusione, aumentata ad otto anni, ulteriormente aumentata a nove anni per continuazione e ridotta a sei unicamente per la scelta del rito abbreviato.  Più «leggera» la richiesta di pena per gli altri, giacché il pubblico ministero, sulla scorta delle indagini, delle intercettazioni e degli interrogatori, riconosce nell’ex sindaco il «dominus» della vicenda ed è appunto sulla base dei ruoli che ciascuno degli imputati ha ricoperto nella vicenda che portò al loro arresto il 6 dicembre 2019 (con indagini iniziate a febbraio dello stesso anno, prima ancora che si tenessero le elezioni, confermando Abete alla guida del comune di Sant’Anastasia), che il pm ha «dosato» le richieste di pena. L’unico tassello sostituibile del puzzle era Pasquale Iorio, l’unico che non ricopriva cariche o incarichi, il solo senza il quale il mercimonio sarebbe andato avanti comunque. I fatti del processo riguardano solo alcuni degli episodi oggetto delle indagini che presero il via a febbraio 2019, precisamente quelli che interessano e coinvolgono la vincitrice del concorso pubblico Georgia Biscardi, il concorrente Vincenzo De Falco e l’avvocato Teresa Ercolanese dalla cui denuncia alla guardia di finanza partì all’epoca l’indagine. Ed è soprattutto dalle dichiarazioni della Ercolanese, precedenti alle intercettazioni che di fatto confermano l’esistenza di un «sistema», che si comprende come il meccanismo ben oliato dei concorsi si stesse preparando fin dal 2018. Le indagini iniziano a febbraio 2019, quando Teresa Ercolanese, avvocato con studio in Acerra, va dalla guardia di finanza di Nola per denunciare alcuni episodi, sostenendo che Pasquale Iorio, suo collaboratore, le avesse rivelato già a gennaio 2018 che si stavano organizzando dei concorsi banditi dal comune di Sant’Anastasia, confermandoglielo poi alla fine dello stesso anno. Fu la Ercolanese stessa a chiedere l’intercessione di Iorio per il fidanzato della nipote. Il pubblico ministero ha messo l’accento, ieri in aula, sul fatto che Iorio sembrasse limitarsi a far solo da tramite per i pubblici amministratori coinvolti nel mercimonio di posti pubblici ma. Pisciotta ha sottolineato poi un’altra importante circostanza: Iorio mostrò alla Ercolanese la lista dei candidati ammessi alla prova preselettiva, un documento cioè che in quel momento non era ancora stato pubblicato sul sito web del Comune di Sant’Anastasia. In seguito le conversazioni della Ercolanese come “agente attrezzata al suono” furono monitorate in ambientale.  Nel mercimonio, così come il pm Pisciotta ha ricordato, erano coinvolti il segretario comunale Egizio Lombardi, Alessandro Montuori che si occupava di alterare (materialmente) gli esiti delle prove, Pasquale Iorio che ricopriva essenzialmente il ruolo di «intermediario» e infine il sindaco Abete il quale, secondo le accuse, ribadite in aula dal pm, sarebbe stato il «dominus» dell’intera operazione. Nella sua requisitoria in camera di consiglio, il pubblico ministero definisce «inverosimili e incoerenti» le dichiarazioni di Abete, le uniche, quelle rese in aula il 23 novembre scorso, nel corso delle quali l’ex sindaco ammette di aver incassato la somma di cinquemila euro e di aver compreso, solo in seguito e sulla fine dello svolgimento dei concorsi, che gli altri tre ne traessero “benefici”. Nel ricapitolare i fatti, il pm ha ricordato che le versioni di tre degli imputati (Iorio, Lombardi, Montuori) coincidono con le risultanze investigative e soprattutto nel caso di Lombardi e Iorio, entrambi sostengono che tutto sia nato dalla necessità di far coincidere i concorsi (necessari per la carenza di pianta organica, ancora persistente, al comune di Sant’Anastasia), con le elezioni del 2019. Due le liste: una fatta da coloro che avrebbero dovuto pagare, per un ritorno economico in cambio di un posto sicuro di lavoro; una di idonei che avrebbe assicurato il ritorno elettorale facendo intravedere il miraggio dello «scorrimento». In camera di consiglio Pisciotta ha ripercorso poi le vicende di Georgia Biscardi e di Vincenzo de Falco, la prima vincitrice di concorso «pagante», il secondo che aveva superato le prove preselettive. In entrambi i casi il pm ha sottolineato l’evidenza dei ruoli e l’inoppugnabilità del coinvolgimento di tutti i soggetti, rimarcando anche che la Procura è ancora al lavoro per gli altri stralci di “Concorsopoli”. Ora la parola toccherà alle parti civili, con date già fissate: martedì 22 dicembre prossimo e venerdì 15 gennaio 2021.