

Le difese di Abete e Iorio prendono strade diverse, Lombardi non risponde alle domande del giudice e l’imprenditore Montuori dipinge il ventisettenne ex staffista del sindaco, come un “traffichino millantatore”.
Non si dimette e respinge ogni accusa, il sindaco Lello Abete. Interrogato ieri mattina a Poggioreale dal giudice e dai pubblici ministeri, il primo cittadino di Sant’Anastasia ha negato ogni coinvolgimento nella brutta faccenda di compravendita di posti pubblici, di concorsi truccati, di mazzette. L’accusa per lui e per gli altri cinque indagati – il segretario comunale Lombardi, il consigliere di maggioranza Iorio, l’imprenditore Montuori titolare della ditta che gestiva le prove dei concorsi, la vincitrice di uno di essi Georgia Biscardi e suo marito Paolo Manna – è di associazione per delinquere dedita a più delitti di corruzione e finalizzata a favorire illecitamente il superamento di concorsi. «Il sindaco si è sottoposto all’interrogatorio con l’intenzione di chiarire ogni aspetto della vicenda rispetto alla quale si è dichiarato estraneo – dicono i suoi legali, gli avvocati Giovanni Pansini e Isidoro Spiezia – quali suoi difensori proporremo istanza di riesame con la convinzione che sia riuscito a dissipare gli equivoci addensati nel provvedimento di arresto». Avrebbe spiegato, Abete, anche la conversazione in cui parla di «contanti» con Iorio. Secondo quanto detto ai giudici ieri, era riferita a pratiche pensionistiche, altro ramo di interesse tra lui e il suo ex staffista. Ed a questo proposito, in una delle conversazioni tra Iorio e l’avvocato che poi lo ha denunciato, la donna lo ammonisce tentando di convincerlo a tirarsi fuori da certe «tarantelle» ricordandogli che già «con il fatto delle pensioni» gli era andata bene. Ci vorranno più o meno dieci giorni perché il tribunale della libertà si pronunci, intanto Abete resta in carcere ma non si dimette dalla carica di sindaco, come confermato dall’avvocato Spiezia il quale, fino a ieri, era anche il difensore di Pasquale Iorio, considerato dai giudici il procacciatore di candidati disposti a pagare in cambio della garanzia di vincere un concorso. Esattamente come la Biscardi che ha versato la somma di 50mila euro per accaparrarsi il ruolo di istruttore tecnico contabile al comune di Sant’Anastasia, cosa poi avvenuta. Ebbene l’avvocato Spiezia, che resta il legale del sindaco insieme a Pansini, non difende più anche Iorio che d’ora in avanti sarà assistito dall’avvocato Sabato Graziano. Il già componente dello staff di Abete (fino al 2015) nonché suo uomo di fiducia e dedito a pratiche pensionistiche, peraltro avvocato anch’egli, eletto in primavera consigliere comunale, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma ha rilasciato una dichiarazione spontanea dicendosi estraneo ai fatti. Anche per lui deciderà il Riesame, così come per Egizio Lombardi, il segretario comunale difeso dall’avvocato Antonio De Simone, colui che nelle loro conversazioni Iorio ed Abete appellavano come «Birillo». Intanto tutti restano in carcere. Oltre ad Abete, anche Alessandro Montuori, il titolare dell’agenzia selezioni e concorsi – attualmente sotto sequestro – ha deciso ieri di rispondere all’interrogatorio. «Il mio cliente ha spiegato che non c’era modo di truccare i concorsi, che il famoso “algoritmo” di cui Iorio parla mentre era intercettato non esiste, che lui e questa persona (Iorio, ndr) si sono visti pochissime volte e che gli era sembrato un millantatore, un “traffichino pericoloso”, tanto da decidere di bloccarlo su whatsapp – racconta l’avvocato Vincenzo Desiderio. Ha negato, l’imprenditore, pure di aver ospitato nella sua sede salernitana quei concorrenti che in quanto «capre» (così ne parla Iorio) dovevano essere ben edotti per affrontare la prova delle domande a risposta aperta, una prova che non poteva essere «automatizzata». Se dicesse la verità vorrebbe dire che Iorio si è inventato tutto, millantando il potere di pilotare i concorsi che da solo non poteva avere. O meglio, per fare un semplicissimo esempio, può un privato cittadino (tale era Iorio all’epoca dei fatti, già dimesso dallo staff e non ancora consigliere ma soltanto collaboratore di Abete in altre faccende che riguardavano le pratiche di patronato) garantire la vittoria in un concorso facendosi dare dai 30 ai 50 mila euro? Potrebbe. Ma se poi quella vittoria, sia pure alle sole preselezioni per fare un altro esempio, arriva davvero, è un caso?
Sarà il Riesame a valutare la rilevanza delle prove raccolte durante l’inchiesta dalla Guardia di Finanza con il placet della Procura di Nola, soprattutto per quel che concerne il sindaco, sempre pacato e prudente nel parlare al cellulare. Come quando a chiamarlo per ricordargli che la figlia avrebbe partecipato ad uno dei concorsi è una all’epoca dei fatti preside di un istituto comprensivo anastasiano che al telefono prova a capire come stanno le cose ma Abete nicchia, cambia discorso cercando di riportarla su fatti che riguardano la scuola e infine ripete più volte alla incauta dirigente che si sarebbero poi visti da vicino. Per la cronaca, la figliola in questione superò poi le preselezioni. Ma è soprattutto Pasquale Iorio che parla a ruota libera del suo rapporto con il sindaco di Sant’Anastasia e quando l’avvocato che le autorizzazioni hanno poi qualificato nell’ordinanza quale «Agente Attrezzata al Suono» chiede al giovane collega come sia finito in queste tarantelle, lui risponde: «Lello si fida solo di me». Ed è Iorio a riportare ad Abete la volontà del segretario di incontrarlo a casa sua (del sindaco, ndr) quello stesso pomeriggio e poi partire per la Calabria. L’incontro serviva a parlare della sua intenzione, il lunedì successivo, di far uscire le liste dei vincitori delle prove d’esame sostenute a metà aprile. «Deve stare calmo» – dice il sindaco. «Io questo gli ho detto, vediamoci prima con Lello, se no va a finire…». «Ma poi vuole andare in Calabria e a chi vuole rompere il c..zo! Deve stare lui dietro di me, guagliò». «Per un pizzico di sale perdiamo la minestra»- replica Iorio.

