I Volontari Antiroghi hanno presentato le eccezioni alla conferenza dei servizi regionale che sta valutando il progetto di un depuratore di reflui speciali in località Calabricito
I Volontari Antiroghi di Acerra sono i soli ambientalisti presenti nella conferenza regionale che sta valutando di autorizzare o meno il progetto della vasca di smaltimento dei rifiuti liquidi speciali, un “depuratore” da riattivare nel lussureggiante bosco di Calabricito, cuore antico della piana campana, a due passi dalle sorgenti del Riullo e dal sito archeologico di Suessola. Contro questo progetto ha lanciato strali il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna. Intanto ieri, nell’imminenza di una decisione regionale, i Volontari Antiroghi hanno presentato al presidente della conferenza, Anna Martinoli, e alla Sovrintendenza una serie di osservazioni volte a bloccare l’arrivo dell’impianto per il trattamento di 18mila tonnellate all’anno di reflui civili e industriali. Controdeduzioni al progetto ma anche alla procedura seguita finora dalla stessa conferenza dei servizi, presieduta dalla dirigente della Regione Campania e composta da Città Metropolitana, Sovrintendenza, Asl Napoli 2 nord, Ato 1, distretto idrografico dell’Appennino Meridionale, Ente Idrico Campano, Arpac, Autostrade, Comune di Acerra, società Guadagni e Volontari Antiroghi. “Il presidente della conferenza – spiega Alessandro Cannavacciuolo, dei Volontari Antiroghi – non ha dato seguito alle richieste specifiche della Sovrintendenza sullo stato dei luoghi in cui ricade il progetto. Con una procedura singolare ha invece interpellato il Comune di Acerra sull’esistenza di vincoli nell’area oggetto dell’intervento di attivazione della vasca. E così il Comune, sostituendosi di fatto alla Sovrintendenza – conclude Cannavacciuolo – ha risposto al presidente che l’area non ha vincoli. Ciò non solo non è esatto ma costituisce pure il risultato di un eccesso di potere”. Questione complessa. Di recente la giunta del Comune di Acerra ha adottato il nuovo Piano Urbanistico Comunale nell’attesa che venga approvato prima dalla Città Metropolitana e in via definitiva dal consiglio comunale. Ebbene, il PUC adottato non prevede, effettivamente, vincoli nell’area limitrofa alla vasca. “Ma in base alla legge – eccepisce Cannavacciuolo – se il PUC è ancora in fase di adozione allora si applicano le norme più stringenti di tutela del territorio. E queste norme più stringenti sono contenute nel Piano Regolatore Generale di Acerra: stabilisce che l’ area in cui vogliono riattivare il depuratore è vincolata e quindi inadatta allo scopo”.

