Ricette di Biagio: i rigatoni della vigna. Fellini creò uno spot geniale per i “rigatoni” Barilla

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Le riflessioni di Roland Barthes sul carattere particolare della pubblicità degli alimenti. La complessa struttura dello spot con cui Federico Fellini  nel 1985 fece pubblicità ai rigatoni della “Barilla” adottando la tecnica, geniale, e assai difficile, del “capovolgimento” improvviso dei modi e del significato della scena.
E, secondo qualche studioso, nella scena principale dello spot Federico Fellini, giocando sulle metafore associate alla parola “rigatoni”, nascose maliziose allusioni.

Ingredienti (per 4 persone)
– gr. 400 di rigatoni
– gr. 500 di pomodori
– gr. 30 di provolone del Monaco grattugiato
– mezza cipolla
– olio
– sale
– basilico

In una pentola capiente calate i rigatoni nell’acqua abbondante quando questa incomincia a bollire: la cottura dovrà essere rigorosamente al dente. Sbucciate e tagliate a tocchetti i pomodori dopo averli sbollentati (bruttissimo verbo).

In una padella scaldate olio e le fette di cipolla: e quando queste incominciano a indorarsi, aggiungete i pomodori e il sale e portate tutto a cottura: un attimo prima, disponete anche le foglie di basilico.

Con questo sugo condite la pasta, scolata al dente e stesa in un’ampia zuppiera.

Portate in tavola il “piatto” guarnito di alcune foglie di basilico. (L’immagine del “piatto” è tratta dal sito “giallozafferano”).

Questo “piatto” l’abbiamo chiamato “rigatoni della vigna”, perché scrisse il Marescalchi, in un articolo del 1932, che nelle masserie vesuviane, durante la vendemmia, il pranzo dei vendemmiatori era costituito da un piatto di “ziti rigati “e spezzati, conditi con salsa di pomodoro, da fette di pane utili per la “scarpetta” e da un bicchiere di vino.

Roland Barthes fu il primo a dire che la pubblicità degli alimenti non era facile, e a capire che una sola era la strada maestra per i pubblicitari: associare i prodotti a significati e a immagini piacevoli, come il successo, il prestigio sociale, il potere, la bellezza e, in qualche caso, i valori della famiglia.

Nel 1985 la “Barilla”, in attesa che si concludesse la gara indetta tra le più importanti agenzie del settore, riuscì a convincere Federico Fellini a creare uno “spot” per la pubblicità della pasta. Fellini propose alla ditta 11 “soggetti”, e alla fine venne scelto “Alta società”, noto anche con il nome “Rigatoni”.

La scena è ambientata in un raffinato ristorante: gli arredi evocano altri tempi e altre eleganze, ma il sistema dell’illuminazione ci dice che la scena si svolge nei giorni nostri. Ad un tavola è seduta una coppia, che attende il maitre per l’ordinazione: lei è l’attrice Greta Vaillant, lui è Antonio Maiuri (vedi immagine in appendice), più giovane della sua compagna, e incantato e dominato dai maliziosi sguardi di lei. Fellini impose la presenza dell’affascinante Greta e decise che il suo compagno fosse più giovane e dotato di un’espressione “ingenua”, proprio per indurre lo spettatore a immaginare che tra i due si intrecciassero le relazioni dell’eros e che a tenere in mano il capo dell’intreccio fosse lei.

Arriva il maitre con due camerieri (vedi immagine in appendice) e incomincia a sciorinare, con una espressione che vorrebbe essere di grande classe, e invece è di un ridicolo progressivo, un lungo elenco di “piatti” dal nome francese, come si addice al menù dell’ haute cuisine, dell’alta cucina.

Ma la donna non gli presta attenzione: è intenta a stringere sempre più intensamente il suo compagno nella rete dei suoi sguardi. All’ improvviso, con un inaspettato capovolgimento di tono di voce e di espressione, la signora interrompe la noiosa litania del maitre e esclama: “Rigatoni”.

È come se il nome popolare e rumoroso del tipo di pasta liberasse il maitre da una insopportabile maschera e lo portasse alla concretezza della realtà: “E noi – esclama- come un’eco rispondiamo: Barilla…Barilla”.

E tutti gli altri clienti ripetono ad alta voce questa proposizione trionfante e liberatoria. Lo spot, che costò 300 milioni, si concludeva con un motto, destinato – così vuole l’arte della pubblicità- a diventare proverbiale: Barilla, vi fa sentire sempre al dente. Secondo qualche studioso dell’arte della pubblicità, l’espressione “al dente”, gli sguardi della Vaillant e il mutamento improvviso del tono di voce inducono a ritenere che ci sia una punta di malizia in quella parola, “Rigatoni”, che contrasta apertamente con l’elenco di piatti dal delicato nome francese.

Insomma, la signora, dopo l’antipasto degli sguardi, vuole la concretezza prosaica, ma intensamente gustosa, dei “rigatoni”. Mi limito a ricordare che non solo a Napoli, ma anche nel resto d’Italia, le parole “maccherone”, “zito” e “rigatone” sono metafore sessuali di chiaro significato.

Fonte foto: rete internet