Paura a casa del vicepremier Luigi Di Maio. Poco prima della mezzanotte un gruppo di operai della cooperativa Santa Brigida di Napoli, che lavora per l’Agenzia delle Entrate, si è recato davanti al portone della palazzina in cui abita il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Alcuni di loro hanno minacciato di darsi fuoco se non fossero riusciti a parlare con lui. Altri si sono incatenati a un cancello. La strada di Pomigliano in cui si è verificato il fatto, via Abate Felice Toscano, è stata subito bloccata su entrambi i lati dalle auto dei carabinieri. La protesta è quindi rientrata in poco tempo. Non è la prima volta che si consumano proteste del genere, molto tese e condite da minacce di suicidio, sotto la casa del leader grillino. A giugno un operaio licenziato della Fiat, Mimmo Mignano, si era cosparso di benzina, sempre davanti al portone di casa Di Maio. Poco prima anche i lavoratori del Consorzio Unico di Bacino, della sezione di Acerra, avevano inscenato altre proteste. Intanto per tutta la notte non è stato possibile conoscere la provenienza degli operai che hanno protestato. Si è potuto soltanto sapere che questa volta i Cobas della Fiat e i Cub non c’entrano nulla. I carabinieri hanno mantenuto il riserbo fino a stamane. I lavoratori protagonisti del blitz sotto casa dei Di Maio sono i pulitori della cooperativa Santa Brigida, che ha un appalto delle pulizie presso il grande edificio di via Marina, a Napoli, dell’Agenzia delle Entrate. Ma l’Agenzia, che dipende dal ministero dell’Economia, retto da Tria, ha imposto una ulteriore riduzione delle commesse mettendo a rischio i salari e i posti di lavoro degli operai Santa Brigida.