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Allarme rosso da polveri sottili, ad Acerra: è il solo comune dell’intero agglomerato Napoli-Caserta in cui fino all’altro ieri le centraline stavano ancora sforando. In tutti gli altri comuni i valori delle polveri killer sono stati infatti molto bassi negli ultimi giorni, grazie al vento sferzante soffiato incessantemente. Ma ad Acerra fino alla mezzanotte del 6 gennaio è rimasto un valore di 106 microgrammi per metro cubo di PM 10 e di 66 microgrammi per metro cubo di PM 2,5, cioè più del doppio del livello massimo consentito dalla legge nel primo caso e di quasi il triplo nel caso delle polveri più piccole, le PM 2,5 appunto. Una situazione preoccupante, che ieri ha spinto un gruppo di ambientalisti del territorio a formare un presidio davanti all’ingresso dell’inceneritore, l’impianto brucia rifiuti in questi giorni notevolmente impegnato a causa della grave emergenza immondizia che sta colpendo la città di Napoli. “Siamo convinti – denuncia l’ecologista Alessandro Cannavacciuolo – che questi picchi anomali di polveri sottili ad Acerra siano dovuti al fatto che nel termovalorizzatore stiano bruciando i rifiuti in modo non corretto e non conforme alla legge”. Parole che a ogni modo, almeno fino a ieri sera, non hanno trovato conferma da parte di nessuna autorità preposta ai controlli. Comunque intorno alle 19 due pattuglie, una dei carabinieri e l’altra della polizia municipale, hanno fatto ingresso nel termovalorizzatore per controllare. Sull’ “anomalia Acerra” ieri si è pronunciato un noto studioso locale di questi fenomeni legati all’inquinamento, Vincenzo Caprioli, ex consigliere tecnico del consiglio superiore dei lavori pubblici e studioso delle polveri sottili e dell’inquinamento da nanoparticelle. “L’unica spiegazione che posso dare su questo dato anomalo – dice – è che nel territorio di Acerra ci devono essere una o più fonti da emissioni inquinanti molto potenti. E per quanto mi riguarda – l’ipotesi dell’ingegnere – sono convinto che si tratti delle emissioni da impianti industriali a forte impatto ambientale. Ciò senza contare le famigerate nanoparticelle, infinitamente piccole e che non vengono rilevate dalle centraline dell’Arpac a causa della normativa vigente, che consente soltanto il rilevamento delle PM 10 e delle PM 2.5”. C’è però da sottolineare una discrepanza. La centralina della scuola pubblica Caporale, quella ubicata nel centro pieno della città e che sta facendo emergere i dati allarmanti, dà sempre valori superiori di polveri sottili rispetto a quella installata nella zona industriale, dove il 6 gennaio i valori erano quasi nulli. “Questa divergenza di dati avviene – replica Caprioli – non solo perché la centralina della scuola Caporale si trova nel centro urbano ma anche perché la ricaduta delle polveri da emissioni non investe direttamente la zona industriale ma l’area che si trova a una distanza di alcuni chilometri”. Ci sono carenze nei dati. Dal due gennaio l’Arpac non pubblica i risultati dei rilevamenti relativi alle emissioni registrate da una terza centralina installata ad Acerra, quella della scuola Capasso, in via De Gasperi, zona semiperiferica a nord della città. Qui il 31 dicembre scorso sono stati raccolti numeri impressionanti: 165 microgrammi per metro cubo di PM 10 e 50 microgrammi per metro cubo di pm 2,5. Dati questi raccolti prima che si desse il via all’esplosione di botti e fuochi d’artificio nella notte di Capodanno. Secondo quanto fatto registrare nell’arco dell’anno 2019 dalla centralina della scuola Capasso i giorni di superamento delle polveri sottili sono stati 77, un numero ben al di sopra dei 35 consentiti dalla legge. “Inoltre – fa notare infine l’ingegner Caprioli – devo purtroppo aggiungere che la centralina della scuola Capasso per intere settimane, dal 5 novembre, non ha fatto registrare nessun rilevamento validato, in pratica non ha funzionato”.