Piano Casa a Pomigliano: il Tar dà il primo ok alla demolizione. Don Peppino: “Chiedo legalità”

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Don Peppino davanti al palazzo contro cui è ricorso per annullarne la licenza
Don Peppino davanti al palazzo contro cui è ricorso per annullarne la licenza

Il costruttore potrebbe però fare ricorso al Consiglio di Stato nell’estremo tentativo di salvare il condominio in costruzione. Ma il sacerdote sostiene che ormai la giustizia si è espressa.

 

 

Piano Casa: il Tar Campania ha dato l’ok al primo abbattimento. Il tribunale amministrativo, con una sentenza pubblicata il 5 ottobre, ha ordinato la demolizione di un condominio in costruzione a via Firenze, centro storico di Pomigliano, nei pressi dell’antica chiesa patronale di San Felice. Un nuovo edificio che grazie alla legge regionale “Piano Casa” e alla successiva licenza del Comune era stato costruito radendo al suolo un palazzo secolare sulla base di un progetto che prevedeva un premio volumetrico del 35 % rispetto alle dimensioni dello storico edificio preesistente. Contro tutto ciò ha mosso battaglia il parroco di San Felice, don Peppino Gambardella. E alla fine il sacerdote, assistito dall’avvocato Carmine Medici, l’ha spuntata: l’immobile, realizzato dalla Clp Costruzioni, per il Tar dovrà essere abbattuto. Respinto il ricorso della Clp contro l’ordinanza di abbattimento emanata dal Comune. C’è un motivo di fondo che ha fatto scaturire questa sentenza della seconda sezione del Tar Campania (presidente Maria Laura Maddalena): l’operazione edilizia di via Firenze non doveva nemmeno iniziare in quanto basata su una licenza dichiarata illegittima dallo stesso Tar, nell’ottobre 2020, e successivamente anche dal Consiglio di Stato, nel luglio di quest’anno. Entrambi hanno stabilito, richiamando quanto scritto nella legge “Piano Casa”, che “l’edificio oggetto di giudizio, pur essendo ubicato in zona A, non era stato ristrutturato negli ultimi cinquant’anni”. Requisito, questo della ristrutturazione, fondamentale ai fini del rilascio del permesso a costruire: negli ultimi cinque decenni sul vecchio palazzo di via Firenze, poi abbattuto, dovevano essere realizzati interventi tali da stravolgerne l’aspetto originario. “Inoltre – aggiunge il Tar – la ristrutturazione di cui al precedente permesso numero 151 del 2019 non è stata posta in essere”. Proprio nel tentativo di scongiurare la demolizione i legali della Clp avevano mostrato una precedente licenza, la 151 appunto, concessa al costruttore dal Comune alcuni mesi prima di quella annullata. Concessione che prevedeva in via Firenze volumi inferiori a quelli inseriti nel secondo permesso, del dicembre 2019. “La licenza annullata è la variante della precedente, che viene dunque assorbita – hanno invece replicato i giudici – per cui la richiesta della Clp dev’essere respinta”. “Ho appena notificato alla ditta costruttrice – annuncia intanto Luigi Maiello, comandante della polizia municipale di Pomigliano – l’ordine di abbattimento del condominio. In questo caso la legge – specifica Maiello – dà due possibilità al costruttore: demolire l’edificio abusivo a proprie spese, entro 90 giorni dalla notifica, o attendere che il Comune confischi la proprietà e demolisca il manufatto in danno all’azienda”. La Clp potrebbe però ricorrere al Consiglio di Stato. “Ormai – commenta però don Peppino Gambardella – la giustizia si è chiaramente espressa tre volte. Tengo però a dire che io non sto facendo la guerra contro nessuno e che desidero solo il rispetto delle leggi. Mi dispiace per il costruttore: come suo parroco gli dico che non ho niente contro di lui”. A Pomigliano c’è un’inchiesta sul Piano Casa. Qui sono sono stati sequestrati cantieri per un totale di oltre 300 appartamenti. L’indagine, condotta dalla polizia municipale su delega della procura di Nola, si trascina da un anno. Ma finora, oltre alle ipotesi di reato formulate dal pubblico ministero a carico di quindici tra costruttori, tecnici privati e proprietari dei suoli sui quali sono stati costruiti o stavano per essere costruiti i palazzi, il procedimento giudiziario non ha dato esiti, né attraverso richieste di rinvio a giudizio né attraverso richieste di archivio del procedimento. Al momento inoltre non sono nemmeno emerse eventuali ipotesi di reato nei confronti dei funzionari del Comune che hanno rilasciato le licenze oggetti di indagine.