Per le “Vie del gusto”, una serata di saporosa “priezza”da Gegé Pizzeria Gourmet, a Ottaviano

0
1285

Gegè sa veramente interpretare la tradizione della pizza, e calibrare su di essa l’innovazione. La targa delle “Vie del gusto” gli è stata consegnata dalla dott.ssa Virginia Nappo, assessore alla cultura del Comune di Ottaviano. Gli eccezionali prodotti delle altre aziende: la “Vassallo”, la “Latteria Sorrentina”, la “Kbirr”, la pasticceria del “Royal Bar”. La musica coinvolgente di Lino Sabella. Insostituibili Carmela D’Avino, Sonia Sodano, Giovanni Sodano. E il pubblico delle splendide signore.

 

Si chiedeva Mario Soldati quali sono gli ingredienti che trasformano un pranzo con molti commensali in un “convito”, in cui sguardi, sorrisi, gusto, sapori trovano le armoniose corrispondenze di una sinfonia, e tutte le persone sedute a tavola “sentono” le stesse suggestioni, e apertamente le condividono, quasi si conoscano da una vita. Martedì sera gli ospiti dell’evento organizzato dalle “Vie del gusto” hanno sperimentato questa felice condizione dello spirito e dei sensi nella pizzeria di Gegé, aiutati forse anche dal fatto che erano numerosi, e avevano occupato il respiro di ogni spazio. Ha contribuito a generare il clima di “priezza”, e cioè di gioia piena e serena, prima di tutto l’arte di Gegé, che ha deciso fin da quando era ragazzo di fare “’o pizzaiuolo” e che manipola l’impasto e lo segue nel forno con la concentrazione sapiente di chi pratica l’arte per vocazione. Le sue riflessioni sugli antichi sapori e sulla tradizione che bisogna rispettare anche nelle “novità” non sono chiacchiere retoriche: sono un progetto consistente, sostenuto da una tecnica notevole e documentato, nella sua verità, dalle fritture del “cuoppo” napoletano, dalla pizza “Sonia”, dalla “marinara” dal sapore intenso cotta nel “ruoto”, dai saltimbocca, dal concerto dei sapori vesuviani, sapori di erbe, di carni insaccate, di ortaggi.Parleremo in un altro articolo di alcuni aspetti particolare dell’arte di Gegé: della pizza Sonia ci limitiamo a dire che l’artista vi ha espresso perfettamente il carattere della giornalista Sonia Sodano: luminosa, delicata, con improvvise” punte” di sapore “acuto” che parte come una nota alta, ma poi si ammorbidisce.La targa delle “Vie del gusto” è stata consegnata a Gegé dalla dott.ssa Virginia Nappo, assessora alla Cultura del Comune di Ottaviano, che ha dichiarato di considerare le eccellenze della ristorazione – e la pizzeria di Gegè lo è- uno strumento assai utile per muovere l’economia e per consolidare aspetti importanti del sistema sociale in una città come Ottaviano, che fu la prima  a istituire, nel Vesuviano interno, un Istituto Alberghiero, prestigioso fin dal primo momento.

Hanno alimentato la “priezza” la delicatezza vellutata della porchetta vesuviana, geniale creazione della azienda Vassallo di Pomigliano d’Arco; la mousse di latte – la “fuscella” – e la provola affumicata in paglia della “Latteria Sorrentina”; le birre artigianali di “KBirr”; la cassata vesuviana della pasticceria Royal, e, infine la China Pisanti: insomma, “acuti” su “acuti”, come in una esibizione dei mitici Tre Tenori. A queste splendide realtà il nostro giornale dedicherà grande attenzione e riserverà tutto lo spazio necessario, perché dimostrano che il genio creativo è ancora vivo a Napoli, nel Vesuviano e in tutta la Campania, e che la nostra “buona tavola” è in grado di accendere l’interesse non solo in Italia, ma in tutta l’Europa, e di creare lavoro.  La “priezza” degli ospiti ha trovato i suoi ritmi nella musica e nella voce del Maestro Lino Sabella, che “interpreta” la canzone napoletana da cantante, da mimo, da attore, che riesce, con la sua voce, a “far vedere” le scene di “Carmela”, di “Tammurriata nera”, di “Guapparia”. Suona, canta, fa teatro: tutto da solo. Ammirevole è stata anche l’esibizione della cantante Carla Maddaloni.

Insomma, alla fine è risultata indovinata la scelta, per l’”immagine” della serata ( e di questo articolo) del quadro di Achille Talarico, “Felicità dei campi”: mi sono permesso di far notare che l’opera rispondeva coerentemente sia al tema dei “sapori di una volta”, sia alla “priezza” che l’amore per la Natura e per i suoi prodotti dipinge sul volto pieno, chiaro e sereno della contadina.

Insomma, una bella “serata”, che forse ha dettato alle “Vie del gusto” una strada da percorrere. E dopo aver ricordato quel che disse Renato Fucini, toscanaccio della Maremma, e cioè che la pizza napoletana è il “piatto” della festa e dell’amicizia, dico, ripeto e confermo che questo importante progetto del nostro giornale non può fare a meno della maestria organizzativa di Carmela D’Avino, della sapienza tecnica e stilistica di Giovanni Sodano, della spigliatezza di Sonia Sodano, che dà sempre il ritmo giusto alle fasi dell’evento: è la nostra Hamsik.

Ma che senso avrebbero le “Vie del gusto”, se non le “percorressero” le splendide signore sedute ai tavoli?