È passato esattamente un anno dall’inizio di un incubo che sembrava aver preso possesso delle nostre vite, delle nostre menti e spesso anche dei nostri corpi. E forse è così che ricorderemo questi anni: un fulmine a ciel sereno che improvvisamente ha reso tutto il mondo grigio. Persone contagiate, medici e personale ospedaliero a lavoro h24 senza fermarsi mai da un anno, e poi ancora familiari e amici colti dalla disperazione per la perdita di una persona cara.
Il covid-19 è un virus isolante, solitario, chi viene contagiato resta materialmente solo: i più fortunati chiusi in una stanza remota di casa, altri invece, quelli che il virus colpisce in modo efferratto, costretti in un letto d’ospedale, spesso con macchinari per la ventilazione che li aiutano a respirare. È una solitudine forzata che solo chi la vive può spiegare. Certo, ci sono i medici, gli infermieri e il personale dell’ospedale a regalare un sorriso, una parola di conforto, ad esprimere estrema vicinanza ai pazienti ma spesso non basta a cancellare la tristezza per la lontananza dalla famiglia. Ed è per questo che in molti ospedali d’Italia sono partite delle iniziative speciali, come la creazione della meravigliosa stanza degli abbracci.
Parallelamente a Napoli, all’Ospedale del Mare, sta accadendo qualcosa di estremamente speciale per chi soffre a causa di questo virus, creata per trasmettere vicinanza e permettere ai pazienti di rivedere i propri cari: questa è la stanza degli sguardi d’amore. Figli che rivedono genitori, mogli che rivedono mariti, una stanza per dare speranza a chi lotta, per infondere coraggio e amore laddove credevano ci fossero solitudine e disperazione. L’incontro avviene attraverso un apposito vetro separatorio, permettendo così la messa in sicurezza dei visitatori, ma non per questo meno caloroso: è attraverso lo sguardo, infatti, che queste persone possono finalmente riabbracciarsi, stringersi forse, baciarsi dopo una lunga separazione. Momenti di commozione e felicità anche per il personale medico che per mesi è stato costretto ad assistere alla più profonda solitudine ma che finalmente può essere testimone di un momento di pura felicità e Amore estremo.
lI progetto è stato fortemente voluto dal responsabile del reparto Covid, Giuseppe Noschese e della dottoressa Carolina Bologna con l’aiuto del coordinatore infermieristico Fabio Basco e dalla coordinatrice del reparto infermieristica Florinda Carcarino. E allora non ci resta che ringraziare queste persone meravigliose insieme al personale medico di tutta Italia che continua ad infondere speranza e ad abbracciare chi ne ha bisogno, anche se solo con lo sguardo.
Perché “lo sguardo alle volte può farsi carne, unire due persone più di un abbraccio“.
(fonte foto: C.Bologna, dirigente medico ospedale del Mare)

