Ok da Regione e Arpac: arriva ad Acerra la centrale a biometano. Gli ecologisti: “Presi in giro da Comune e Asi”

0
2128
In primo piano il polo dei rifiuti, dietro l'area ex Montefibre con la Friel, a sinistra l'inceneritore
In primo piano il polo dei rifiuti, dietro l'area ex Montefibre con la Friel, a sinistra l'inceneritore

Un progetto imponente in dirittura d’arrivo che consentirà lo stoccaggio e il trattamento in località Pantano di 60mila tonnellate all’anno di rifiuti organici   

 

Dopo la centrale elettrica a olio di palma, dopo l’inceneritore, dopo le tante aziende di stoccaggio e trattamento che ormai formano il più grande polo regionale dei rifiuti, adesso l’area industriale di Acerra sta per ospitare la seconda centrale privata di biometano della provincia di Napoli, impianto che seguirà uno analogo da tempo operativo nel poco distante territorio di Giugliano. Ma gli ambientalisti della zona sono infuriati. “A questo punto – commentano – si è rivelata un clamoroso flop la moratoria sulla realizzazione delle fabbriche impattanti annunciata a febbraio dal sindaco di Acerra e dal presidente dell’Asi”. A ogni modo il nuovo stabilimento sarà costruito tra poche settimane nel recinto della Montefibre, la grande fabbrica chimica dismessa per sempre, smantellata e spedita in Turchia cinque anni fa. Proprio qui, nel suo recinto, è entrata in azione, dal 2008, la centrale di produzione elettrica dalla combustione dell’olio di palma, la “Friel”, che per la fuoriuscita dei fumi sfrutta il camino della Montefibre. Ora però la zona industriale di Acerra si appresta a diventare lo scenario di una grossa operazione finalizzata allo stoccaggio e al trattamento dei rifiuti organici da trasformare in gas metano, carburante destinato al mercato dell’autotrazione. La Valutazione d’Impatto Ambientale, la cosiddetta “VIA”, è stata rilasciata qualche giorno fa dalla Regione Campania e dall’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale. Tutto ok, dunque. Il progetto è della napoletana New Green Fuel. E’ un progetto imponente: 81mila tonnellate all’anno di rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata, di scarti vegetali, legno e cartone da mettere ogni anno nella vasca di un “biodigestore” capace di produrre in fase anaerobica dalla decomposizione di materiale “organico” e “ligneo-cellulosico” quasi 10 milioni di metri cubi annuali di metano da destinare ai distributori di carburante. Il business punta su tre fattori: lo stoccaggio dei rifiuti organici, la produzione e la vendita del metano e gli eco incentivi statali. Più marginale invece si prospetta il ricavo dalla produzione di compost, il fertilizzante agricolo. Attività che comunque sono in grado di creare un volume di affari di almeno una ventina di milioni di euro all’anno con margini di guadagno molto elevati grazie ai costi complessivi sul lavoro e sulla manutenzione relativamente contenuti e al relativamente facile ammortamento di quelli di costruzione dell’impianto. La fabbrica di biometano della New Green Fuel sarà realizzata nell’area verde della Montefibre, quella non occupata da attrezzature industriali, in località Pantano, al confine con quella denominata Pagliarone, zone di campagna decantate per la loro fertilità e salubrità fino agli anni Sessanta. Intanto il nuovo biodigestore anaerobico, cioè con un processo produttivo che si svolge in assenza di ossigeno, sarà in grado di trattare 60mila tonnellate all’anno di rifiuti organici scaturiti dalla differenziata urbana. Vale a dire che avrà una capacità quattro volte superiore a quella del futuro impianto di compostaggio aerobico previsto a pochi chilometri, nella vicina Pomigliano (inizio dei lavori a luglio) e che sarà realizzato con i fondi della Regione e gestito dal Comune. Produrrà compost dal trattamento di 18mila tonnellate all’anno di organico e da altre 6mila tonnellate di scarti cellulosici. A questo proposito l’obiettivo della giunta regionale e del suo vicepresidente, l’assessore con delega all’ambiente Fulvio Bonavitacola, è di realizzare in Campania 15 impianti pubblici di compostaggio aerobico per rendere meno cara la tassa sui rifiuti e per abbassare il prezzo dello smaltimento dell’organico, attualmente condizionato dal monopolio dei privati. Privati che peraltro stanno puntando al massimo sfruttamento dei rifiuti anche attraverso la produzione di biometano. E’ infatti in progetto un terzo impianto del genere, ad Afragola, un tiro di schioppo da Acerra. “Daremo battaglia – conclude però l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo – il sindaco di Acerra e il presidente dell’Asi avevano detto che questa storia sarebbe finita firmando provvedimenti scritti: tutte parole al vento”.