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Napoli ricorda l’artista sommese Giovanni Coffarelli

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Venerdì 24 gennaio 2020 alle ore 17:30 presso la Sala Assoli di Napoli la rassegna “Giovanni racconta”: anteprima della raccolta di fiabe raccontate da Giovanni Coffarelli. Introduce il critico teatrale Giulio Baffi.

Con la partecipazione musicale di Pasquale Ambrosio, Angelo Tuorto, Luigi Millunzi, Vincenzo Folmi e Giovanni Saviello. Proiezione del video della fiaba “’E tre fronne d’auciello Cifrone” a cura di Ciro Discolo. Un evento nato dalla collaborazione tra il Parco Nazionale del Vesuvio, l’Amministrazione Cittadina di Somma Vesuviana, il Centro di Produzione Teatrale la Casa del Contemporaneo, la Fondazione Tuorto – Iossa e Aphoderma Audiovisivi.

Giovanni Coffarelli nacque a Somma Vesuviana nel 1935 ed ivi morì nel 2010 all’età di 75 anni. Artista sommese e noto rappresentante della musica folk nazionale, associava alle sue qualità canore il  “mestiere” di antropologo culturale. Era, infatti, un cantore eccezionale: la sua voce era calda, potente e perfettamente intonata. Se avesse studiato canto lirico sarebbe diventato un buon tenore drammatico. Giovanni viveva al Cavone, una località molto vicina al centro storico della cittadina sommese. In quei luoghi ricchi di tradizioni, legate al culto della Madonna di Castello, aveva posto le basi della sua formidabile attività. Il “canto a figliola”, che il Maestro Roberto De Simone riteneva scomparso in Campania, era eseguito da Giovanni nella sua forma più autentica e religiosa. Più tardi la sua voce arricchirà la famosa opera del noto maestro napoletano intitolata “La tradizione in Campania”, uno stupendo viaggio sul canto popolare in Campania, diviso in sette microsolchi.

Giovanni era un uomo aperto, franco, schietto, immediato, ingenuo. Era una personalità – afferma il Prof. Ciro Raia – solare, luminosa, pronta al dialogo e al confronto. In quest’ottica si formarono le sue grandi amicizie con Roberto De Simone, Paolo Apolito, Diego Carpitella, Fausta Vetere, Corrado Sfogli, Ginette Herry, Anna Lomax e Lina Sastri. Nel 1975 Giovanni con la mitica “Paranza d’ò gnundo” volò negli Stati Uniti per esibirsi con numerosi gruppi folk italiani e italoamericani allo “Smithsonian Institution’s Festival of American Folk life”. Un’esperienza che segnerà la sua vita artistica. Giovanni in quell’occasione – ricorda Anna Lomax – ballava al ritmo delle “tammorre”con la professionalità e la sensibilità di un ballerino di flamenco. Ha collaborato in alcune commedie di Eduardo De Filippo e prestato la sua voce alla colonna sonora del film “Immacolata e Concetta” con la regia di Salvatore Piscicelli nel 1979. Ricordiamo le pregevoli partecipazioni canore nei dischi della Nuova Compagnia di Canto Popolare e le sue numerose apparizioni in noti programmi televisivi. Animato dalla sua passione e dal suo formidabile impegno, Giovanni costituì a Somma Vesuviana l’associazione “La Paranza”: un laboratorio di musica, cultura e tradizioni popolari con il compito di inaugurare una serie di lezioni sulle tradizioni attraverso seminari, convegni e incontri dedicati alla “fruizione dei documenti e delle testimonianze”. La sede era (purtroppo era) ubicata nei locali del Convento dei Padri Trinitari. Dopo la sua morte non solo si chiuse definitivamente una delle stagioni più eccezionali della nostra storia culturale, ma si è chiuso anche il suo laboratorio fatto di santini e di madonne, triccaballacche e putipù.

Nessuna Amministrazione Cittadina ha capito e ha saputo mantenere in vita il suo orgoglio. Termino con un valente ricordo di Roberto De Simone, tratto dal libro “E’ghiut’ ‘o trano dint’ ‘e fave ?” (a cura di Ciro Raia): “La vera tradizione popolare è un grande cuore, di cui tu (Giovanni) fai sicuramente parte; aggiungere a quel cuore una testa, una razionalità che lo descriva, è impossibile perché la testa di quel cuore è Dio in persona”

(disegno di Massimo D’Acunzo)