CONDIVIDI

È durato solo poche ore il tentativo di alcuni cittadini mariglianesi di organizzare un flash mob teso a esprimere solidarietà ad Antonio Carpino, ex sindaco attualmente detenuto in carcere. Con un comunicato pubblicato e condiviso sui social, a cominciare dal gruppo “La voce di Marigliano” che sembra essere il punto d’origine dell’iniziativa civica (mentre non è dato sapere chi abbiamo scritto il comunicato), si annuncia ufficialmente l’annullamento della manifestazione prevista per domani sera e si sottolinea il rammarico con il quale è stato recepito dal resto della cittadinanza l’intento promosso dagli organizzatori.

Si spengono quindi sul nascere le polemiche che avevano caratterizzato la discussione in merito alla bontà (o meno) dell’iniziativa. Qualcuno parla di “città attonita” ma probabilmente la saudade che molti stanno vivendo in questi giorni ha radici profonde che meritano una breve analisi. Negli ultimi cinque anni il sindaco Carpino è stata l’unica interfaccia politica tra l’istituzione e la cittadinanza. Nessun altro, purtroppo, ha garantito vicinanza costante alla comunità, aderenza ai bisogni da essa espressi ogni giorno o semplice presenza istituzionale: nessun assessore (a parte Giovanni Ricci che è arrivato solo due anni fa e comunica con i cittadini tramite una pagina Facebook) e quasi nessun consigliere di maggioranza ha mai osato esprimersi pubblicamente e dialogare con i cittadini, elettori e non, simpatizzanti o meno, ma sicuramente abitanti. Antonio Carpino è stata l’unica voce politica dell’amministrazione per cinque lunghi anni, quasi l’unico volto sempre pronto a manifestarsi: c’è da chiedersi come mai sia accaduto questo e se una politica che scelga di fare affidamento esclusivamente sulla sua figura più carismatica, sull’uomo forte, non stia in realtà abdicando alla sua funzione più nobile (che attiene alla città nel suo complesso – alla pόlis – e non alla alla singola persona).

Oggi la comunità è inevitabilmente orfana, come se avesse perso un padre: questo forse spiega anche molte reazioni emotive alla vicenda giudiziaria che vede coinvolto l’ex primo cittadino. Bisognerebbe chiedersi, tuttavia, dov’è finito il resto della “famiglia”. Da martedì scorso il Comune è silente e parla solo tramite il sito istituzionale, con delibere, comunicati e determine. Siamo dunque all’antitesi: da una parte la città ha una sete di emozioni che Carpino ha sempre saputo saziare, nel bene e nel male, con la sua indole autoritaria in cui molte persone però non riscontrano altrettanta autorevolezza. Dall’altra abbiamo un apparato politico/burocratico (ormai quasi del tutto ibridato) che per anni si è nascosto dietro il carisma dell’uomo amato dalla collettività. Squarciato il velo di Maya, ora che toccherebbe proprio ai politici rimasti e agli amministratori ancora in sella rinnovare quel legame, la città è avvolta in un silenzio mortifero e si scruta dalle finestre del municipio una cittadinanza divisa, scissa, pronta ad accapigliarsi finanche sull’organizzazione di un flash mob.

La vera “voce del padrone”, come ci ammoniva Franco Battiato nel 1981, è quella della nostra coscienza. Oggi, nella buia notte che ci ritroviamo a dover vivere, qual è la vera voce di Marigliano?

“Si sente il bisogno di una propria evoluzione, sganciata dalle regole comuni, da questa falsa personalità”.